La dieta per una vita longeva e in salute (XI parte)

La dieta per una vita longeva e in salute (XI parte)

3 Agosto 2020 0 Di Andrea Del Buono e Rocco Palmisano

2.6. UTILIZZARE SOLO ORTAGGI E RADICI STAGIONALI

L’analisi mineralometrica e metabolomica su piante ed ortaggi stressati hanno dimostrato che le piante hanno la capacità di produrre un numero elevato di metaboliti secondari, caratteristici anche della specie botanica. L’esposizione a stress (biotici e abiotici) o la modificazione genetica provoca la sintesi e l’accumulo di particolari metaboliti in grado di porre rimedio al danno subito da inquinanti. Tra questi metaboliti vi sono acidi grassi liberi e derivati, molti composti glucosilati, amminoacidi, composti specifici come fitochelatine, acidi caffeici e derivati, saccarosio e prolina.

2.6.1. Erbe spontanee più che un contorno

Un tempo l’uomo, quando era cacciatore e raccoglitore, non aveva la necessità di coltivare il suo cibo vegetale perché quest’ultimo era abbondantemente disponibile in Natura. Nei boschi e nei prati trovava tutto quello che occorreva per equilibrare il cibo carneo che si procurava con la caccia. I nostri antenati più prossimi, anche se avevano la possibilità di approvvigionarsi il loro cibo tramite la coltivazione di piante, frutti, cereali, legumi e semi, non disdegnavano di procurarsi frutti selvatici e piante spontanee. Anzi, per alcuni ceti sociali, il sostentamento dipendeva quasi esclusivamente da erbe, semi e frutti spontanei.

Ai nostri antenati più remoti ci sono voluti millenni per selezionare le erbe selvatiche commestibili, nutritive e, spesso, curative. Infatti, osservando gli animali (anche i carnivori) che, quando stavano male, andavano in cerca di una qualche erba curativa, i nostri antenati hanno selezionato, nel tempo, alcune erbe spontanee con effetto curativo. In questa sede ci interessa descrivere le piante selvatiche che i nostri avi conoscevano ed utilizzavano ad uso alimentare. Non tutti, infatti, avevano la possibilità economica di cibarsi con alimenti coltivati che bisognava comprare presso i negozi (drogherie) o direttamente presso gli stessi agricoltori. A dire il vero, anche gli stessi contadini spesso erano costretti ad utilizzare le erbe spontanee. Per esempio, quando i raccolti erano scarsi a causa di siccità o per alterazioni climatiche, per sopperire alla carenza degli alimenti coltivati si andava in cerca di erbe selvatiche. Oggigiorno, a molta gente del Sud Italia piace andare a cercare le erbe spontanee, non per necessità ma per una giusta convinzione che queste erbe facciano bene alla salute.

Le erbe di campo che crescono spontaneamente, fino a qualche decennio fa, erano una quota importante del pasto della società contadina. Queste erbe venivano usate come semplice contorno ad un pasto più sostanzioso oppure, cotte con uova e formaggio, rappresentavano dei veri piatti completi. Ancora oggi è possibile gustarle presso alcuni ristoranti tradizionali territoriali, e non sono poche le persone che apprezzano i menù a base di erbe spontanee, soprattutto tra i vegani e i vegetariani.

Tra le piante edibili selvatiche, diffuse nell’area mediterranea, che sono ancora molto apprezzate troviamo:

  • La malva che è la pianta medicinale per eccellenza dell’antica medicina nonché della moderna tradizione erboristica. Per le sue mucillagini è emolliente (quindi, leggermente lassativa) e lenitiva per le mucose. Le foglie di malva possono essere mangiate sia cotte che crude.
  • La melissa che è la pianta spontanea prediletta dalle api. Dall’antichità è conosciuta per le sue proprietà calmanti. In cucina si utilizzano le foglie (anche secche) che conferiscono ai piatti un sentore di formaggio. Le foglie si possono utilizzare per arricchire sia macedonie che piatti salati.
  • La robinia: dai suoi fori le api producono il prelibato miele d’acacia. Di questa pianta sono commestibili solo i fori; tutte le altre parti (semi, corteccia e radici) sono tossiche.
  • Il rovo: di questa pianta si possono utilizzare crudi (a maggio) i prelibati germogli e i dolcissimi frutti da agosto a ottobre. Cresce spontaneamente nei luoghi incolti e nei boschi.
  • Il sambuco il quale cresce preferibilmente nei luoghi freschi ed umidi. Come pianta medicinale è conosciuta per le sue proprietà diuretiche mentre in gastronomia sono utilizzati i fori (dal caratteristico aroma) da cui si ottiene un pregevole succo per fare bevande dissetanti e aromatizzare dolci e macedonie.
  • Lo spinacio selvatico: di questa pianta si utilizzano i germogli più teneri prima che fiorisca. I germogli sono gustosi e ricchi di sostanze benefiche, e si possono mangiare crudi, soffritti o lessi.
  • L’ortica; questa pianta selvatica, probabilmente, è la più conosciuta e utilizzata in cucina. È una pianta che preferisce il fresco e l’umidità. Di essa si può utilizzare quasi ogni parte ma la parte più pregiata è la cima tenera e fresca per la cui raccolta si consiglia di usare dei guanti perché è alquanto urticante. Il suo sapore è ricco ed aromatico; viene usato per insaporire risotti, zuppe e sformati. È una pianta amica delle donne per il suo contenuto di ferro e clorofilla, ed è ricca di calcio e silicio. Inoltre, ha ottime proprietà alcalinizzanti e depurative.
  • L’erba alliaria; essa preferisce i terreni boschivi. Come si intuisce dal nome, essa ha l’aroma ed il sapore dell’aglio. È una pianta perenne che si raccoglie da maggio in poi; è molto digeribile ed è utilizzabile in mille modi. Di essa si possono utilizzare i fori, le foglie ed i semi.
  • Il tarassaco; esso è il re delle piante depurative del fegato. Il suo sapore amaro stimola il fegato e la colecisti a liberarsi del sovraccarico dei grassi utilizzati nel periodo invernale. Il suo gusto amaro può essere smorzato con l’aggiunta di piante più dolci, e condendolo con dell’olio d’oliva maturo (dolce).
  • La cicoria che è la pianta selvatica amarognola (meno del tarassaco) più conosciuta nel sud Italia. Anch’essa stimola la depurazione del fegato e, grazie al contenuto di inulina, migliora la flora batterica intestinale e favorisce l’assorbimento del calcio. Un tempo era il piatto dei poveri, oggi può essere considerato un piatto prelibato e ricercato di alta gastronomia.
  • La rucola (ovviamente) selvatica: questa pianta fa parte della famiglia delle crucifere (cavolfiore). Essa contiene molti elementi antiossidanti (Vit. A, C e fenoli) per cui potenzia il sistema immunitario. Può essere utilizzata sia cruda che cotta.

Ovviamente, questo elenco non è esaustivo; ma è sufficiente per darci un’idea di come variare la nostra monotona alimentazione odierna. Tutte le piante elencate sono ricche di nutrienti essenziali per la nostra salute per cui consiglio di utilizzarle frequentemente a sostegno della carente alimentazione odierna.