Quando si dice l’appropriatezza prescrittiva

Quando si dice l’appropriatezza prescrittiva

16 Giugno 2026 Off Di Pasquale Persico*
Regione Campania: dalla “dottoressa podologa” al “dottore terapeuta del dolore”, passando per l’ortopedico-traumatologo-fisiatra che prescrive terapie come fossero caramelle. La ricetta perfetta del caos sanitario.
Nel privato si continua troppo spesso a scaricare sul Medico di Medicina Generale responsabilità che non gli appartengono: piani terapeutici improvvisati, prescrizioni fuori da ogni logica di appropriatezza, certificazioni omesse e il classico “ci pensi il medico di famiglia”.
C’è chi prescrive tre ciprofloxacin al giorno, chi dopo dodici iniezioni di ceftriaxone, inneggiando all'”ampio spettro”, rilancia con dodici compresse di levofloxacina da 500 mg, come se l’antibiotico-resistenza fosse una leggenda metropolitana e non una delle principali emergenze sanitarie mondiali.
Il problema non è il privato in sé, ma l’assenza di controlli e l’arroganza di chi ritiene che le regole valgano sempre per gli altri. Le leggi esistono, le competenze professionali sono definite e le responsabilità sono personali. Non può essere il Medico di Medicina Generale il parafulmine di ogni inappropriatezza prescrittiva.
La medicina difensiva ha già fatto abbastanza danni; ora rischiamo di assistere alla nascita della medicina deresponsabilizzata, dove tutto è consentito purché sia qualcun altro a doverne rispondere.
La tutela del paziente passa attraverso il rispetto delle competenze, l’appropriatezza terapeutica e il coraggio delle istituzioni di intervenire quando si superano i limiti della buona pratica clinica. Perché la salute dei cittadini non può diventare terreno di improvvisazione.
Chi prescrive risponde delle proprie prescrizioni. Chi visita risponde delle proprie indicazioni. Chi tace diventa complice.