Malattie rare, queste “sconosciute”

Malattie rare, queste “sconosciute”

20 Giugno 2026 Off Di Corrado Caso
La Pandemia da Covid-19 e le relative norme di sicurezza hanno condizionato l’attenzione sulle tante malattie non pandemiche ma non meno gravi, che ci affliggono, quali  le malattie rare. Queste ultime sono, quasi, scomparse dai programmi e talk schow della comunicazione. Questo articolo è per ricordare che: di malattie rare si vive e, purtroppo, si muore
 In natura  ciò che è “raro” è eccezionale, imprevedibile, inatteso. Schegge impazzite  che hanno, per un tempo non dato,  la logica dei piccoli numeri. Si ritiene che siano intorno a 8000  le malattie rare accertate (fonte ISS). Una goccia nel mare grande della sofferenza umana.  8000 forse… ma nessuno conosce quale “sarà” la realtà. Tanto rare da diventare visibili a chi ha la disavventura di contrarle,  ma invisibili  all’opinione pubblica e alla  ricerca scientifica lenta   nel codificarle e che appaiono, il più delle volte, sul piccolo schermo della pubblicità solidale   che chiede  una pari dignità  al suo soffrire. L’esperienza  insegna che i numeri sono un divenire. Hanno  una capacità di trasformazione, una diversità della forma che  lascia presagire  un prima e   un dopo con il  quale dovremo confrontarci. Un numero in progressivo aumento asincrono con il tempo e l’interesse della  ricerca e che ha radici profonde  in anomalie genetiche ed epigenetiche, negli stili di vita, nell’habitat e, purtroppo, in cause ignote. Sono malattie “Orfane” perché, spesso, è sconosciuta la  genitorialità, il gruppo d’appartenenza. Non hanno, molto spesso,  terapia specifica o risolutiva ma solo una remissione con farmaci sintomatici. Diagnosticarle non è semplice perchè  la diagnosi iniziale si complica  e approda in un  percorso inatteso. Nel  divenire della scienza il  tempo del malato è l’unica attesa che diviene  speranza, affidamento. Il problema della malattia rara è la rarità  che smuove poco la ricerca ma impegna  la solidarietà sociale affidata, spesso, ad associazioni di volontariato impegnate nel dare  assistenza, informazione e formazione a malato e famiglia e  tentare, a volte, inutilmente, di semplificare i percorsi clinico-assistenziali.
Il territorio è sangue e carne. È l’incarnato di un popolo, il suo modo di realizzarsi pur nella molteplicità delle sue contraddizioni. La fragilità del malato, la famiglia rappresentano un insieme di problemi che interrogano società e istituzioni. Molti pazienti vivono di solitudine, in povertà e privazioni. Quale il ruolo della medicina  territoriale e della medicina di famiglia?.
Creare un modello efficiente di presa in carico di quanti a lei affidano le aspettative di salute e benessere. Realizzare una medicina di confronto e opportunità, di associazione, aggregazioni funzionali territoriali, di unità complesse cure primarie, di ospedale di comunità  anello di congiunzione tra ospedale e territorio senza disperdere la individualità del “soggetto” che caratterizza, da sempre, il rapporto medico/paziente.
Concludo questo articolo con  il light-motive del Convegno tenutosi a Napoli il 27 maggio 2017 e organizzato dalla Federazione  Medici di medicina generale: “Uniti e RARI”.
“Uniti” affinché tutto quanto è “raro” non diventi lontananza, disattenzione ma opportunità di formazione, responsabilità e competenza.