Crisi climatica, un appello alla coscienza: “Non c’è futuro senza pace e tutela dell’ambiente”
4 Agosto 2026Siamo al centro di una crisi climatica globale. L ‘ estate del 2025 è stata tra le più calde che la storia ricordi ma purtroppo sarà la meno calda di quelle che seguiranno. È la febbre maligna che si alimenta anche da migliaia di roghi sparsi per il mondo e che hanno devastato regioni e regioni del bel Paese. La situazione non sollecita una reale preoccupazione in quanti dovrebbero prevenire e proteggere la salute dell’uomo e l’habitat che lo circonda. Soccorritori, la generosità dei volontari, allevamenti animali, terreni coltivati, boschi, case, anni e anni di sacrifici e speranze incenerite dalla luce sinistra delle fiamme. È la gola profonda dell’inferno in terra. Assistiamo a tavole rotonde sugli schermi multimediali, carta straccia nel megafono dall’ipocrisia, degli interessi di parte. La guerra concima con carne umana processata in cenere e lapilli, la speranza bruciata dal fosforo bianco.
“Non ce futuro basato sulla violenza, sull’esilio forzato, sulla vendetta. I popoli hanno bisogno di pace” (Leone XIV).
Verrà forse, al tocco di queste parole, la pace, la necessità di uno sviluppo ecosostenibile e di una politica del lavoro che oltre il profitto rispetti la dignità dell’uomo e preservi la natura da qualsiasi forma di speculazione e devastazione. Nella filiera biologica come nel gioco del domino la stabilità di una singola tessera dipende da quella che lo precede. Cadono e scompaiono specie e diversità, una tessera per volta, un granello per volta come un Rosario dai misteri dolorosi che recitiamo senza comprendere la reale importanza e la ricaduta che tutto questo ha su di noi. Abbiamo mescolato le specie, occupato territori cementificando e sventrando la profondità, il cuore della terra per ricavarne l’umore nero che è la coscienza nera del disastro ambientale. Potrei continuare così all’infinito ma capisco di essere un perdente. Chi tiene il banco ripete all’infinito “carta vince e carta perde.” Ma tutti perdiamo la salute masticando 30 volte un petto di pollo all’antibiotico o un arrosto agli ormoni che, per magia, si sgonfia sulla brace e diventa una suola di scarpa.
Il mondo è un organismo vivente e, perché tale, il suo istinto di sopravvivenza reagirà con un meccanismo proporzionale al danno che subisce con eventi di estrema violenza. Forse vedremo cose mai viste…
Questo breve scritto vuole essere una riflessione sullo stretto legame dell’uomo con il clima e le sue variazioni. Ippocrate, padre della medicina moderna, insegnava all’ombra di un platano millenario nella piazza centrale di Kos che l’uomo convive con la natura e il cielo è il tetto nella sua casa. L’insegnamento del maestro metteva in evidenza il rapporto causale tra condizioni meteorologiche, stagioni, patologie e benessere. La nostra salute è segnata dal passaggio dei fronti temporaleschi, caldo e freddo, sole e luna. L’uomo è un sistema aperto in stretto rapporto con tutto ciò che lo circonda:
“Tutte le cose sono reciprocamente intrecciate. Il. loro legame è sacro è quasi nessuna cosa è estranea all’altra. Unico è il Dio che le attraversa tutte quante, unica la sostanza e unica la legge” (Marco Aurelio).


