Vangelo in Salute, la Parola che Cura

Vangelo in Salute, la Parola che Cura

26 Aprile 2026 Off Di Fabio De Biase

 

 Non tutto ciò che guida la tua vita ti conduce alla vita: senza discernimento si segue la voce sbagliata.

 

Nel tempo di Pasqua, mentre la liturgia continua a proclamare la vita nuova del Risorto, il Vangelo cambia registro.
Non più apparizioni, non più sepolcri vuoti, ma una domanda decisiva:

chi guida davvero la tua vita?

Gesù usa un’immagine semplice, quotidiana, quasi disarmante:
un ovile, delle pecore, un pastore.

Eppure dentro questa immagine si gioca una delle questioni più profonde dell’esistenza:
a chi stai dando ascolto?

“In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.”

Gesù non fa discorsi astratti.
Parla di voci, di accessi, di relazioni autentiche o false.

La malattia spirituale del nostro tempo è la confusione delle voci.

Viviamo immersi in messaggi, opinioni, stimoli continui.
Tutti parlano.
Tutti promettono.

Ma non tutte le voci conducono alla vita.

Senza discernimento, si rischia di seguire chi urla di più,non chi ama di più.

“Le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.”

Qui c’è il cuore del Vangelo.

Dio non parla in modo generico.
Chiama per nome.

Non guida masse indistinte.
Conosce persone.

La fede in salute nasce quando si riconosce questa voce.
Non una voce che manipola,
ma una voce che chiama.

Non una voce che impone,
ma una voce che conduce.

E soprattutto:
una voce che non confonde mai l’identità.

Le pecore non seguono un estraneo.
“Perché non conoscono la voce degli estranei.”

È un’immagine forte.
Quasi provocatoria.

Perché nella realtà spesso accade il contrario:
si segue proprio ciò che non si conosce davvero.

Mode, ideologie, paure collettive, false promesse.

La perdita di orientamento è una delle grandi fragilità contemporanee.

Si vive senza un centro.
Senza un criterio stabile.
Senza una direzione chiara.

La Domenica di Tuttosanità ci pone una domanda radicale:

so riconoscere la voce che guida la mia vita?

O sto seguendo rumori di fondo?

Gesù compie un passo ulteriore:

“Io sono la porta delle pecore.”

Non è solo il pastore.
È anche la porta.

Cioè:
non si entra nella vita vera se non passando attraverso di Lui.

È una parola esigente.
Controcorrente.

Ma profondamente liberante.

Perché indica un criterio chiaro:
ciò che non passa attraverso Cristo non conduce alla pienezza della vita.

 

“Tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e briganti.”

Non è un giudizio storico.
È una diagnosi spirituale.

Tutto ciò che promette vita senza verità,
tutto ciò che offre felicità senza amore,
tutto ciò che seduce senza responsabilità

alla fine ruba.

Ruba libertà.
Ruba dignità.
Ruba senso.

Gesù conclude con una delle frasi più luminose del Vangelo:

“Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.”

Non una vita minima.
Non una vita sopravvissuta.

Una vita piena.

La fede non è restrizione.
È espansione, è compimento.

Ma questa abbondanza passa da una scelta:
fidarsi della voce giusta.

Per riflettere : la salute della fede è una questione di ascolto

La IV Domenica di Pasqua ci riporta all’essenziale.

Non basta sapere che Cristo è risorto.
Occorre decidere se seguirlo davvero.

La Parola che cura oggi ci invita a fare silenzio dentro di noi,
a distinguere le voci,
a riconoscere quella che chiama per nome.

La fede torna in salute quando smette di inseguire tutto
e impara a seguire Uno.

Quando non si lascia sedurre da ciò che promette tanto
ma non mantiene nulla. Quando sceglie una guida affidabile.

E allora la vita cambia:
non perché scompaiono le difficoltà,
ma perché non si è più soli a camminare.

Perché c’è una voce che continua a chiamare,
una porta sempre aperta,
una promessa che non delude:

la vita, in abbondanza.