Sonia Montegiove, un’amministrazione al passo coi tempi è più efficiente
8 Agosto 2026
Giornalista sui temi dell’innovazione digitale, ingegnere informatico, Sonia Montegiove è un’abile esperta di comunicazione, quest’ anno ha ricevuto il premio Innovazione-Particolare femminile alla 37 edizione del “Forum Pa”.
In un’unica figura professionale lei riunisce le specialità della comunicazione e dell’ingegneria informatica. Sono argomenti di scottante attualità: comunicare bene; spiegare bene.

Ritengo che chi si occupa di innovazione digitale non possa non conoscere le metodologie della comunicazione efficace, indispensabile per abbassare la resistenza al cambiamento delle persone rispetto ai progetti di trasformazione digitale. Inoltre, penso che la vera innovazione non sia soltanto sviluppare tecnologie sempre più avanzate, ma renderle comprensibili alle persone, affinché ci sia piena inclusione. Se una tecnologia non viene compresa, difficilmente sarà adottata o utilizzata nel modo corretto, con consapevolezza e responsabilità. Per questo considero la capacità di tradurre concetti complessi in un linguaggio semplice una competenza strategica, tanto quanto quella tecnica.
Negli ultimi tempi la scienza digitale si è evoluta in maniera veloce creando non pochi affanni sia alle giovani generazioni che agli adulti. I primi perché, tra l’altro, impattano un mondo sconosciuto che non dà sicurezze, i secondi perché chiamati ad una funzione di controllo che non riescono ad esercitare.
La velocità dell’innovazione, in particolare negli ultimi tempi con l’intelligenza artificiale generativa, è davvero senza precedenti. I giovani, definiti nativi digitali, in realtà non hanno sempre gli strumenti per comprendere davvero il funzionamento degli strumenti digitali che portano in tasca. Li sanno usare, ma non sempre ne comprendono le implicazioni. Allo stesso tempo, molti adulti si trovano a educare figli e studenti utilizzando tecnologie che loro stessi stanno ancora imparando a conoscere. Per questo è fondamentale investire nell’educazione digitale di tutte le generazioni e ricostruire un dialogo tra generazioni diverse, basato sulla conoscenza, sulla fiducia e sulla formazione continua.
Nei suoi libri lei richiama la necessità di avere un uso consapevole dei nuovi strumenti digitali. Qual è il pericolo che si nasconde dietro un approccio leggero alla materia?
Il rischio principale è confondere la semplicità d’uso con l’assenza di conseguenze. Ogni contenuto pubblicato, ogni dato condiviso e ogni interazione online lascia tracce che possono avere effetti nel tempo. Alle sfide non banali che ci pongono i social media, si aggiungono oggi quelle poste dall’intelligenza artificiale generativa che mette a disposizione di tutte le persone strumenti semplici tramite i quali poter costruire contenuti di qualunque tipo anche palesemente falsi. Un approccio superficiale può esporre le persone a rischi importanti. Nell’ultimo libro “AI come ansIA” ho voluto paragonare l’IA a un medicinale, con il suo bugiardino, per ricordare che oltre alle tante opportunità che il digitale ci mette a disposizione dobbiamo fare i conti anche con effetti collaterali e indesiderati.
Il governo francese è stato il primo a mettere in campo una legge che, a partire dal prossimo settembre, vieta l’uso dei social ai minori di 15 anni senza il consenso dei genitori. Si stanno muovendo in questa direzione anche altri Paesi europei. Ritiene che questo possa essere un provvedimento utile per ridurre i “rischi digitali”?
Ogni iniziativa che mette al centro la tutela dei minori e che ci porta a riflettere sugli impatti che le tecnologie possono avere merita attenzione. Tuttavia, nessuna legge, da sola, può risolvere un problema così complesso. Le regole sono indubbiamente importanti perché definiscono responsabilità e limiti, ma devono essere accompagnate da educazione digitale, coinvolgimento delle famiglie, formazione degli insegnanti e maggiore responsabilità delle piattaforme. L’obiettivo non dovrebbe essere soltanto limitare l’accesso, ma aiutare i ragazzi a sviluppare gli strumenti critici necessari per vivere il digitale in modo sicuro e consapevole.
Lei quest’anno ha ricevuto il Premio Innovazione a Forum PA, riservato a 50 professioniste che hanno dato un contributo alla modernizzazione della Pubblica Amministrazione. Qual è lo stato dell’arte della burocrazia italiana?

Ricevere questo riconoscimento è stato motivo di grande soddisfazione, perché testimonia il valore del lavoro svolto insieme a tante persone che credono nell’innovazione pubblica. La Pubblica Amministrazione italiana ha compiuto passi importanti negli ultimi anni proprio grazie alla trasformazione digitale, ma il percorso non è ancora concluso. La vera innovazione non consiste nel trasformare un modulo cartaceo in un modulo digitale, ma nel ripensare i processi mettendo al centro le esigenze delle persone. È necessario continuare a investire nelle competenze del personale, nella semplificazione amministrativa e nella progettazione di servizi realmente accessibili, inclusivi e facili da utilizzare. La tecnologia è uno strumento straordinario, ma il suo valore si misura nella capacità di migliorare concretamente la vita delle persone.


