Il piccolo Domenico, quando la giustizia diventa di piazza
22 Settembre 2026Qualcosa non torna. E questa è una delle poche certezze rispetto ad una vicenda tragica che continua ad alimentarsi di troppe zone d’ombra sulle quali, prima o poi, occorrerà puntare un potente fascio di luce per tentare, concretamente, di addivenire alla verità dei fatti. Se mai si riuscirà nell’impresa…
Intanto, resta la considerazione che – fatto sempre salvo il legittimo diritto di cronaca – questo processo, quando ancora era coperto da segreto istruttorio, è stato puntualmente “celebrato” in piazza, seguendo il copione di una regia sapientemente condotta. Anche in questo caso, aprendo alla divisione fra innocentisti e colpevolisti. Non è la prima volta e, purtroppo, non sarà l’ultima.
Il recente caso di Garlasco laddove la riapertura delle indagini, dopo dieci anni di ingiusta detenzione, ha riconsegnato alla libertà l’innocente Alberto Stasi, evidentemente non ha insegnato nulla. Così come nulla hanno insegnato i precedenti processi sommari di piazza “celebrati” a furor di popolo.
Ora, e veniamo alla tragedia immane del piccolo Domenico, eccoci di fronte ed una nuova seduta pubblica del “processo” che, sin dagli inizi, si è tenuto davanti i cancelli del Monaldi, trasformando un’eccellenza della sanità Campana e non solo Campana , in una struttura “ammazzabambini”. A questo enorme danno d’immagine – ingiustizia grande per le ottime professionalità che vi operano – si aggiunge quello non meno doloroso delle famiglie dei piccoli pazienti, costretti ad emigrare a seguito della chiusura del reparto.
“Se è vero, com’è vero, che alle 14,34 il cuoricino di Domenico, come dimostra un video agli atti, era già su un tavolo della sala operatoria, ancora pulsante, allora significa che il primo operatore Guido Oppido ha impiegato appena due minuti per eseguire una cardiectomia, tre volte più velocemente del cardiochirurgo più veloce del mondo che, secondo la relazione dei periti del gip Mariano Sorrentino, impiega invece sei minuti”.
“Riteniamo sia inverosimile – attacca Petruzzi – è evidente, quindi, che la foto in cui si vede l’operatore mettere le mani nel contenitore non può dimostrare la contestualità tra cardietcomia espiantare e l’apertura del box frigo contenente il cuore prelevato dal donatore a Bolzano”.
Insomma, affianco al processo che si sta svolgendo nel Palazzo di Giustizia del tribunale partenopeo se ne celebra un altro parallelo con quale intento? Influenzare, in qualche modo, il collegio giudicante? Ottenere ulteriore pubblicità personale? Oltretutto l’accordo risarcitorio sembra sia stato siglato. Un po’ meno della richiesta avanzata – Domenico vale tre milioni di euro ebbe a dire il legale della famiglia Caliendo in un suo intervento televisivo – ma comunque corposo se relazionato alla soddisfazione economica.
E qui un’ultima riflessione: per noi il piccolo Domenico vale infinitamente di più e non c’è cifra che potrebbe ripagarlo. Gli Angeli come lui hanno prezzo!
E allora, lasciamolo riposare in pace. Chi ha sbagliato paghi. ma credo sia giunto il momento di mettere la la parola fine a questi “teatrini” di piazza che nulla di buono possono aggiungere ma possono diventare veleno che uccide la verità.


