Marta Villani: “La mia vita tra parquet e giornalismo sportivo”

Marta Villani: “La mia vita tra parquet e giornalismo sportivo”

7 Agosto 2026 Off Di Marco Magliulo & Pasquale Maria Sansone

 

Quando la passione veramente ti riempie la vita, consentendoti di viverla in autentica pienezza. Giovane promessa del basket sardo Marta Villani coniuga mirabilmente l’amore per la palla a spicchi con quella per il giornalismo sportivo.
Il Basket primo amore ed anche secondo e terzo. È un amore ereditato o nasce da una sua folgorazione?


Il basket è senza dubbio il mio primo amore, ma non è nato da una folgorazione improvvisa. È una passione che ho ereditato da mio fratello, che per me è sempre stato una grande fonte di ispirazione e di riferimento. Lo vedevo giocare, sentivo parlare di lui attraverso questo sport e, fin da piccola, ho desiderato che anche il mio nome potesse essere associato alla pallacanestro. Volevo costruire il mio percorso, nel mio piccolo, e riuscire a lasciare il segno in uno sport che mi ha conquistata sin dai primi anni della mia vita.

Nonostante i tempi siano mutati, pare che ancora oggi sia più difficile per le donne avvicinarsi alle pratiche sportive. Anche per lei è stato così?

Purtroppo è ancora così. Nonostante negli ultimi anni siano stati fatti passi avanti, credo che per molte donne ci siano ancora delle difficoltà nell’avvicinarsi allo sport, soprattutto a discipline che, per tradizione, sono state considerate prevalentemente maschili. Personalmente ho percepito questa differenza crescendo e iniziando a confrontarmi con campionati di livello più alto: è stato lì che ho notato in modo più evidente il divario, sia in termini di attenzione che di considerazione. Allo stesso tempo, però, sono convinta che qualcosa stia cambiando. Sempre più donne stanno trovando il proprio spazio, facendo sentire la propria voce e dimostrando ogni giorno il loro valore. Il percorso è ancora lungo, ma sono fiduciosa che il cambiamento continuerà e che le nuove generazioni avranno sempre più opportunità di vivere lo sport senza distinzioni di genere.
La vediamo in splendida forma e non potrebbe essere diversamente per chi pratica una disciplina così impegnativa come il Basket. Per questo si rifà ad un particolare regime alimentare o segue i consigli di un nutrizionista?


Innanzitutto vi ringrazio per i complimenti. Fin da piccola ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che mi ha sempre insegnato l’importanza di un’alimentazione sana ed equilibrata, senza però trasformarla in un’ossessione, ed è un aspetto che ritengo fondamentale. Con il tempo ho imparato a vedere l’alimentazione come un supporto indispensabile alla mia attività sportiva, infatti, praticando basket a livello agonistico, il mio corpo ha bisogno di energia, forza e recupero, e quello che mangio è parte integrante di questo equilibrio. Non ho mai seguito un nutrizionista, ma ho imparato ad ascoltare il mio corpo e ad adattare la mia alimentazione alle mie esigenze fisiche e sportive. Allo stesso tempo, credo sia importante concedersi anche qualche momento di svago;
mangiare bene non significa privarsi di tutto, ma trovare un equilibrio che sia sostenibile e che permetta di vivere serenamente sia lo sport che la quotidianità.
C’è un ricordo sportivo al quale è particolarmente legata?

Assolutamente sì. Se penso a un ricordo sportivo che porterò sempre con me, mi viene subito in mente il momento in cui ho cambiato squadra per la prima volta dopo dieci anni. È successo nello stesso periodo in cui iniziavo l’università: stavo affrontando due grandi cambiamenti e, dal punto di vista sportivo, ero molto spaventata. Lasciare una società in cui ero cresciuta significava uscire dalla mia zona di comfort, cambiare compagne, allenatori e ambiente. Avevo paura di non essere all’altezza, di perdermi tecnicamente o di lasciare qualcosa di importante alle mie spalle.
Invece è successo l’esatto contrario. Quell’anno siamo arrivate fino alla finale di campionato e il destino ha voluto che fosse proprio contro la mia ex squadra. Anche se quella finale non l’abbiamo vinta, per me ha rappresentato una vittoria personale enorme. È stato il momento in cui ho capito di poter costruire il mio percorso anche lontano dalle mie vecchie certezze, affermandomi come giocatrice e acquisendo una consapevolezza che prima, forse, mi era sempre mancata. È un ricordo che porto nel cuore perché mi ha insegnato che, a volte, i cambiamenti che fanno più paura sono proprio quelli che ci permettono di crescere di più.
Il suo sarà un futuro da cestista o da giornalista?

È una bellissima domanda, e anche una di quelle che mi sono posta più volte crescendo. Credo che la parte di me che ama il basket non mi abbandonerà mai. Spero di poter giocare finché il mio corpo me lo permetterà e, quando arriverà il momento di smettere, sono certa che la mia anima da cestista continuerà a vivere in un altro modo. Mi piacerebbe trasmettere questa passione alle compagne più giovani, condividere con loro l’adrenalina e l’amore che provo ogni volta che entro in campo e, un giorno, spero di poterlo fare anche con i miei figli.
Allo stesso tempo, la mia anima da cestista sogna un futuro nel giornalismo sportivo. Mi piacerebbe raccontare le storie degli altri, scrivere di vittorie e sconfitte, emozionare attraverso le parole e continuare a vivere lo sport da un’altra prospettiva. Il mio obiettivo è proprio questo, far convivere queste due passioni, perché credo che una completi l’altra. Spero che entrambe possano accompagnarmi per tutta la vita.