Smi e Asl Caserta continuano ad incrociare le lame: il caso Persico
23 Settembre 2026Prima la richiesta del CUD della collaboratrice di studio tramite una mail normale. Poi la sospensione della relativa indennità. E sugli arretrati dell’infermiera risultano liquidati soltanto quelli da gennaio 2026. SMI Caserta chiede chiarezza all’ASL.
Una vicenda che, se confermata nella sua interezza dagli atti amministrativi, pone interrogativi seri sui rapporti tra Cure Primarie e medici di medicina generale e che, per SMI Caserta, assume una gravità ancora maggiore perché riguarda il dottor Pasquale Persico, Segretario Aziendale SMI Caserta. Prima dell’estate, il responsabile delle Cure Primarie, dottor Francesco Frascaria, avrebbe richiesto al dottor Persico la trasmissione del CUD della propria collaboratrice di studio. Persico avrebbe risposto formalmente rappresentando l’impossibilità di trasmettere un documento contenente dati personali e fiscali appartenenti a una terza persona, allegando anche una dichiarazione della stessa collaboratrice, con la quale quest’ultima negava il consenso alla comunicazione a terzi dei propri dati personali. Una posizione, dunque, non affidata a una telefonata o a un rifiuto verbale, ma formalizzata e motivata per iscritto. Eppure, secondo quanto riferito dal dott. Persico, a partire da questo mese l’indennità relativa alla collaboratrice sarebbe stata sospesa. A questo punto la domanda è inevitabile: su quale preciso atto normativo, contrattuale o amministrativo si fonda la sospensione? Se esiste un provvedimento, venga prodotto. Se esiste una disposizione dell’ACN che impone al medico di consegnare il CUD di un proprio dipendente o collaboratore, venga indicata puntualmente. E soprattutto venga chiarito quale sia la base giuridica che consentirebbe di subordinare il pagamento dell’indennità relativa alla collaboratrice alla consegna di dati fiscali personali di un soggetto terzo.
Ma non è tutto.
C’è infatti un secondo capitolo che necessita di una spiegazione altrettanto immediata.
Il dottor Persico riferisce di avere consegnato già nel febbraio 2025 il contratto relativo all’infermiera di studio, adempiendo quindi alla documentazione richiesta ed avendo già chiarito con la dottoressa Ciarambino allora responsabile Cure primarie ed il dottor Orsi. Nonostante ciò, risulterebbero liquidati soltanto gli importi a decorrere da gennaio 2026, mentre non sarebbero stati riconosciuti gli arretrati relativi al periodo precedente.
Anche in questo caso la questione è semplice: perché? Se il contratto è stato regolarmente depositato nel febbraio 2025, l’ASL chiarisca con un atto formale quali siano le ragioni giuridiche e amministrative per le quali non sarebbero state riconosciute le somme arretrate maturate prima di gennaio 2026. A rendere la situazione ancora più grave è il fatto che, anche nei contatti telefonici avuti per ottenere spiegazioni, il dott. Persico avrebbe riscontrato uno scaricabarile inaccettabile: uffici e interlocutori che si rimpallano la responsabilità senza fornire una risposta chiara, univoca e formalmente motivata. Tuttavia, la vicenda non si fonda soltanto su interlocuzioni telefoniche. Il dott. Persico avrebbe infatti trasmesso agli uffici competenti atti ufficiali tramite posta elettronica, tra cui la documentazione relativa alla collaboratrice di studio, la dichiarazione di mancato consenso alla comunicazione dei dati personali e il contratto dell’infermiera già consegnato nel febbraio 2025. Tali comunicazioni costituiscono elementi documentali che l’ASL dovrebbe acquisire e valutare formalmente, fornendo risposte puntuali in merito alla sospensione dell’indennità relativa alla collaboratrice e al mancato riconoscimento degli arretrati precedenti a gennaio 2026. SMI Caserta chiede inoltre che vengano chiariti gli estremi delle comunicazioni ricevute, gli uffici destinatari, le eventuali registrazioni di protocollo e i provvedimenti adottati in conseguenza degli atti trasmessi. Un’amministrazione pubblica non può pretendere il rispetto puntuale degli adempimenti da parte dei medici e, allo stesso tempo, sottrarsi al dovere di spiegare con precisione le ragioni di una sospensione o del mancato pagamento di somme rivendicate.
Il professionista e il rappresentante sindacale hanno diritto a sapere chi decide, sulla base di quale norma e per quale motivo.
non possano esistere due pesi e due misure né procedure amministrative fondate su richieste documentali delle quali deve essere indicato con chiarezza il fondamento normativo.
E soprattutto non può essere ignorata una circostanza che, sul piano sindacale, merita di essere chiarita fino in fondo: il medico interessato è anche il Segretario Aziendale SMI Caserta, protagonista negli ultimi mesi di numerose contestazioni e iniziative sindacali nei confronti dell’Azienda.
SMI non formula sentenze e non attribuisce intenzioni personali senza prove. Ma proprio per questo pretende atti, norme, protocolli, comunicazioni ufficiali e motivazioni. Perché quando a un rappresentante sindacale viene sospesa l’indennità relativa a una propria collaboratrice dopo che ha contestato una richiesta documentale riguardante i dati personali della stessa, mentre per un contratto consegnato nel febbraio 2025 vengono liquidati soltanto gli importi da gennaio 2026 e gli arretrati precedenti restano senza riconoscimento, la trasparenza non è più una cortesia: è un obbligo. Ed è proprio qui che il titolo di questa vicenda assume tutto il suo significato: “colpire il sindacalista nel portafoglio” è l’interrogativo politico-sindacale che SMI Caserta pone davanti alla sequenza dei fatti. Non un’accusa da dare per dimostrata, ma una domanda alla quale l’Azienda può e deve rispondere attraverso documenti e provvedimenti. Se tutto è stato fatto correttamente, l’Asl Caserta non avrà alcuna difficoltà a indicare pubblicamente e documentalmente le disposizioni applicate, a riscontrare gli atti ufficiali trasmessi e a chiarire l’iter seguito dagli uffici. In caso contrario, sarà necessario accertare chi abbia disposto la sospensione dell’indennità relativa alla collaboratrice, chi abbia deciso di liquidare soltanto le somme da gennaio 2026, chi abbia ricevuto e valutato gli atti trasmessi, sulla base di quale norma e attraverso quale procedimento.
Perché il punto, ormai, non riguarda soltanto alcune mensilità.
Riguarda il diritto di un rappresentante sindacale di esercitare liberamente la propria funzione senza che possa anche soltanto sorgere il dubbio che alle sue iniziative sindacali seguano conseguenze economiche nei rapporti con l’Azienda. Il sindacato non può essere messo a tacere attraverso la leva economica né può essere costretto a inseguire risposte tra uffici che si rimpallano le responsabilità.
SMI Caserta continuerà a chiedere atti, trasparenza e rispetto delle regole. E su questa vicenda non arretrerà di un millimetro. Queste le conclusioni del sindacalista SMI.



