Medicina di base: il “ruolo unico”? Un fallimento

Medicina di base: il “ruolo unico”? Un fallimento

18 Giugno 2026 Off Di Salvatore Caiazza & Pasquale Persico
C’era chi presentava il Ruolo Unico come la soluzione di tutti i mali della Medicina Generale. Doveva essere la riforma epocale, il modello capace di riempire le Case di Comunità, garantire continuità assistenziale e rilanciare il territorio.
La realtà, però, è molto diversa dalla propaganda.
L’ASL Caserta certifica con i fatti il fallimento di quel modello. Nel documento del Direttore Generale dell’11 giugno 2026 si legge chiaramente che non è stato possibile reclutare medici di medicina generale per le Case di Comunità e, per questo motivo, viene richiesto di attivare un avviso pubblico per incarichi libero-professionali, remunerati a 40 euro l’ora omnicomprensivi.
Tradotto: il sistema non funziona.
Se il Ruolo Unico fosse stato davvero attrattivo, non ci sarebbe stato bisogno di ricorrere a incarichi esterni. Se la programmazione fosse stata corretta, oggi non assisteremmo all’ennesima corsa ai ripari.
Ma c’è un aspetto ancora più grave.
Anziché aprire un confronto con le organizzazioni sindacali rappresentative della Medicina Generale, l’ASL Caserta sceglie una strada unilaterale, assumendo decisioni che incidono profondamente sull’organizzazione dell’assistenza territoriale senza alcun coinvolgimento delle parti sociali.
È un metodo inaccettabile.
Le relazioni sindacali non sono un fastidio burocratico da aggirare, ma una garanzia di trasparenza, partecipazione e rispetto degli accordi nazionali e regionali. Ignorarle significa alimentare un clima di sfiducia e conflittualità che danneggia medici e cittadini.
Ancora una volta si preferisce mettere una toppa anziché affrontare il problema.
Per anni si è raccontato che bastava obbligare i medici, aumentare i vincoli, imporre nuove incombenze e concentrare tutto nelle Case di Comunità. Oggi, invece, si scopre che i medici non ci sono, che il modello non regge e che occorre ricorrere a contratti libero-professionali per tentare di mantenere in piedi una struttura nata senza una reale condivisione con chi la Medicina Generale la vive ogni giorno.
La domanda è inevitabile: chi pagherà questo fallimento?
Perché ogni euro speso per rincorrere gli errori di programmazione è un euro sottratto alla Medicina Generale convenzionata, agli studi dei medici di famiglia, ai servizi ai cittadini e al rafforzamento dell’assistenza territoriale.
Le Case di Comunità non possono trasformarsi in contenitori vuoti alimentati con risorse sottratte alla Medicina Generale, mentre i medici convenzionati vengono caricati di nuovi obblighi e i cittadini continuano ad attendere risposte concrete.
La politica e i dirigenti sanitari dovrebbero avere il coraggio di ammettere ciò che ormai è evidente: il progetto, così come concepito, non sta funzionando.
Servono umiltà, confronto e una profonda revisione delle scelte compiute.
Continuare a negare la realtà significa perseverare nell’errore.
E quando la propaganda viene smentita dagli stessi atti amministrativi, non servono più slogan: parlano i documenti.
Salvatore Caiazza segretario SMI Asl Napoli 2 Nord
Pasquale Persico segretario SMI Caserta