Maddalena Gobbi, la farmacista dei bambini
20 Agosto 2026
Aldilà dei vaccini prescritti i bambini vengono immaginati come lontani dalla Sanità e dai luoghi cura. Ed invece non è affatto così. Senza arrivare alle patologie più gravi sono tanti, infatti, i disturbi che affliggono i più piccoli. Scoprire che esiste una farmacia (purtroppo non nella nostra zona) che si occupa proprio di questo è una grande bella scoperta.
La dottoressa Maddalena Gobbi, farmacista e Consulente in Puericultura, è da una vita che si dedica a questo particolarissimo ambito della prevenzione e della cura in età pediatrica.
Mi sono sempre interessata al mondo dell’infanzia perché credo che i primi anni di vita siano una fase fondamentale per costruire le basi della salute futura. Nel mio lavoro quotidiano mi occupo di accompagnare i genitori nella gestione delle esigenze più comuni dei bambini, dalla cura della pelle all’igiene, dall’alimentazione alla gestione dei piccoli disturbi, cercando soprattutto di promuovere un uso consapevole dei farmaci pediatrici.
La farmacia può avere un ruolo importante anche in questo senso: non sostituisce il pediatra, naturalmente, ma può rappresentare un primo punto di ascolto, orientamento ed educazione sanitaria per le famiglie. Molte volte il genitore arriva con un dubbio apparentemente semplice e, dietro quella domanda, c’è la necessità di capire quando è sufficiente un consiglio e quando invece è opportuno rivolgersi al pediatra.
Lei è madre di una bimba di venti mesi, quindi vive un’esperienza diretta. Che differenza passa tra fare prevenzione e cura per gli adulti e per i bambini?
La differenza principale è che il bambino non è un piccolo adulto. Le sue esigenze cambiano rapidamente con l’età, il peso e lo sviluppo e anche interventi apparentemente banali devono essere valutati tenendo conto della fascia pediatrica.
Con i bambini la prevenzione assume un significato ancora più importante: significa educare fin dai primi anni a una corretta alimentazione, all’igiene, alla protezione della pelle, al sonno, all’attività fisica e all’uso appropriato dei farmaci. Essere madre mi ha sicuramente dato anche uno sguardo diverso, più vicino alle difficoltà quotidiane dei genitori. Ma cerco sempre di mantenere separati il vissuto personale e quello professionale: l’esperienza di mamma aiuta a comprendere le emozioni e le preoccupazioni, mentre le decisioni sanitarie devono basarsi sulle evidenze scientifiche e sulle indicazioni dei professionisti di riferimento. Inoltre, riesco anche ad empatizzare con i genitori e con le paure che, quando si tratta dei più piccoli, vengono sempre amplificate.
Spesso i genitori lamentano la scarsa propensione dei piccoli al consumo di frutta e verdura. In questi casi lei cosa suggerisce?
Innanzitutto, di non trasformare il momento del pasto in una battaglia. La selettività alimentare è molto frequente nei bambini, soprattutto in alcune fasi dello sviluppo. È importante continuare a proporre gli alimenti senza forzare, dando al bambino la possibilità di familiarizzare con sapori, consistenze e colori diversi. Anche il modello familiare conta moltissimo: se frutta e verdura fanno normalmente parte dell’alimentazione dei genitori, il bambino ha maggiori occasioni di osservarle e conoscerle.
Possiamo inoltre lavorare sulla presentazione, coinvolgere il bambino nella preparazione e proporre lo stesso alimento in forme differenti. Un rifiuto oggi non significa necessariamente un rifiuto definitivo.
La cosa importante è valutare l’alimentazione nel suo complesso e non concentrarsi sul singolo pasto o sul singolo alimento. In presenza di una selettività molto marcata o di difficoltà nella crescita è invece fondamentale confrontarsi con il pediatra e, quando necessario, con un professionista della nutrizione pediatrica.
Ancora oggi in alcune zone della penisola, in particolare nel Sud (la Campania è prima in Italia per obesità infantile), si è convinti che certe rotondità siano segni di buona salute. Come si fa a sconfiggere certi miti?
Credo che la parola chiave sia educazione sanitaria. Dobbiamo superare l’idea che un bambino “in carne” sia necessariamente un bambino sano.
La crescita deve essere valutata nel tempo attraverso curve di crescita appropriate per età e sesso e interpretata dal pediatra nel contesto generale dello sviluppo del bambino. Non è il peso preso singolarmente a dirci se un bambino sta bene. È importante anche modificare il linguaggio che utilizziamo. Non dobbiamo parlare di peso e alimentazione in termini di giudizio o colpa, soprattutto davanti ai bambini. Dobbiamo insegnare alle famiglie che una corretta alimentazione non significa privazione, ma offrire quotidianamente varietà, equilibrio e buone abitudini. Prevenire il sovrappeso e l’obesità significa iniziare molto prima che compaia un problema: significa creare un ambiente familiare favorevole a un’alimentazione equilibrata, al movimento e a uno stile di vita sano. Dobbiamo far sì che il momento del pasto sia un momento felice e di condivisione, il momento in cui la famiglia si incontra magari dopo una giornata fuori; quindi, lasciamo da parte i dispositivi elettronici e la televisione e concentriamoci sulle relazioni.
L’importanza dell’allattamento naturale al seno.
L’allattamento al seno rappresenta una risorsa preziosa sia dal punto di vista nutrizionale sia per la relazione tra mamma e bambino. Il latte materno è un alimento specificamente adattato alle esigenze del neonato e contiene componenti che contribuiscono allo sviluppo e alla protezione dell’organismo. Ma quando parliamo di allattamento dobbiamo anche ricordare che ogni situazione è diversa. Promuovere l’allattamento significa soprattutto sostenere la madre, darle informazioni corrette e aiutarla a superare le eventuali difficoltà, senza trasformare l’allattamento in una fonte di pressione o senso di colpa.
Il sostegno deve iniziare già in gravidanza e proseguire dopo la nascita, creando una rete intorno alla mamma. Anche in questo caso farmacia, pediatra, ostetrica e consulenti formati possono avere ruoli complementari.
Da mamma che ha allattato la sua bimba fino all’anno e mezzo, posso affermare che è stato un viaggio bellissimo ma anche faticoso, soprattutto all’inizio; l’importante è avere accanto persone formate che, senza giudizio, possano aiutare la diade mamma-bambino.
Quali sono le patologie più diffuse tra i bimbi e quelle che allarmano di più i genitori, magari senza motivo?
Tra i problemi più frequenti troviamo sicuramente le infezioni delle vie respiratorie, il raffreddore, la tosse, gli episodi febbrili e i disturbi gastrointestinali. Nei primi anni sono comuni anche problematiche dermatologiche come dermatite atopica, irritazioni e dermatiti da pannolino.
Molte delle situazioni che preoccupano maggiormente i genitori sono invece manifestazioni che fanno parte della normale esperienza dell’infanzia. Penso, per esempio, alla febbre: spesso viene percepita come una malattia in sé, mentre è un segnale dell’organismo e deve essere valutata insieme alle condizioni generali del bambino.
Questo non significa sottovalutare i sintomi. Al contrario, significa imparare a riconoscere i segnali che richiedono una valutazione medica. Il mio obiettivo nel lavoro quotidiano è proprio questo: aiutare i genitori a distinguere ciò che può essere gestito con serenità e corretti consigli da ciò che necessita del pediatra o di un approfondimento medico.
Prendersi cura della salute dei bambini significa, prima di tutto, investire nel loro futuro. La prevenzione non inizia quando compare un problema, ma si costruisce ogni giorno attraverso piccoli gesti, informazioni corrette e scelte consapevoli. Il mio obiettivo, come farmacista e consulente in puericultura, è proprio quello di essere accanto alle famiglie in questo percorso: ascoltare, orientare e aiutare i genitori a prendersi cura dei propri bambini con maggiore consapevolezza e serenità, senza sostituirmi al pediatra ma lavorando nell’ottica di una vera rete di professionisti al servizio della salute del bambino.



