Sorrento, dal palazzo ai cittadini: dove sono finite le promesse?
5 Ottobre 2026C’era una parola che più di altre accompagnava la campagna elettorale di Corrado Fattorusso: trasparenza.
Trasparenza negli atti, trasparenza nelle decisioni, trasparenza nel rapporto con i cittadini. Non soltanto un principio astratto, ma — stando al programma elettorale — un vero metodo di governo. Il programma parlava di un Comune al servizio dei cittadini e, soprattutto, di un impegno operativo fatto di obiettivi verificabili nel tempo.
È proprio da qui che bisogna partire.
Perché oggi i cittadini di Sorrento hanno il diritto di sapere non soltanto che cosa sta facendo l’Amministrazione, ma anche che cosa è stato realmente mantenuto di ciò che era stato promesso.
Non basta più dire che le cose sono complicate. Non basta richiamare la complessità delle procedure, il ruolo degli enti sovraordinati, le autorizzazioni, i pareri, i tavoli istituzionali.
Quelle istituzioni esistono, e naturalmente devono essere rispettate.
Ma un sindaco viene eletto per governare la propria città, non per trasformare ogni problema in un percorso interminabile tra un ufficio e l’altro.
Il rischio delle “sovrastrutture”
Sorrento ha attraversato una fase politica e amministrativa delicatissima. L’inchiesta giudiziaria e l’attività degli organismi istituzionali hanno segnato profondamente la vita della città. La nuova amministrazione si è trovata quindi a operare dentro un contesto nel quale legalità, controlli e rapporti con Prefettura e Procura hanno inevitabilmente un peso importante.
Ma proprio per questo occorre una distinzione netta.
Le istituzioni devono fare le istituzioni. Il Comune deve fare il Comune.
Il cittadino non può essere costretto a inseguire la filiera delle competenze per capire chi decide, chi deve rispondere e soprattutto quando arriverà una soluzione.
La collaborazione con Prefettura, Procura e altri enti può essere necessaria e perfino indispensabile. Ma non può diventare una sorta di schermo dietro il quale la politica comunale perde visibilità.
A questo punto, mi sembra di capire che, la figura del Sindaco è quella di un “traghettatore” per venire fuori da un empasse, manipolato nelle decisioni da questi Organi Istituzionali? Allora a cosa sono servite le elezioni se il Sindaco rimane imbavagliato e sotto stretta osservazione di Procura e Prefettura?
Il punto non è mettere in discussione il ruolo delle istituzioni.
Il punto è chiedere al sindaco: qual è la sua responsabilità politica? Quali sono le sue priorità? Quali risultati può garantire direttamente ai sorrentini?
Dalla campagna elettorale alla realtà
Il programma presentato da Fattorusso era molto preciso.
Si parlava di emergenza abitativa, di mobilità, di PUMS, di turismo, di tavoli permanenti con associazioni e cittadini, di ambiente, di mare, di sport, di decoro urbano e di servizi.
E soprattutto si prometteva un metodo: obiettivi verificabili nel tempo.
Questa è la vera sfida dell’Amministrazione.
Non chiediamo che tutto sia già stato realizzato. Sarebbe una pretesa irragionevole dopo pochi mesi.
Chiediamo qualcosa di molto più semplice: un cronoprogramma pubblico, e l’azzeramento delle deleghe con la formazione di un tavolo tecnico per ogni specificità.
Per ogni promessa: cosa è stato fatto? Cosa è in corso? Cosa non è ancora partito? Qual è l’ostacolo? Qual è la nuova scadenza?
Questo sarebbe il modo più semplice per trasformare la trasparenza da parola elettorale a pratica amministrativa. Senza paura.
Il cittadino non può restare fuori dalla porta
C’è poi una questione ancora più importante: la comunicazione.
Una città come Sorrento non può essere amministrata soltanto attraverso comunicati, incontri istituzionali e fotografie davanti ai palazzi delle istituzioni.
Il cittadino vuole sapere cosa cambia nella propria vita.
Vuole sapere quando si risolverà un problema, quanto costerà, chi se ne occuperà e perché una promessa eventualmente non è stata mantenuta.
La politica locale vive di prossimità. E la prossimità non è soltanto incontrare le persone: è dare loro risposte comprensibili.
Se una decisione dipende dalla Prefettura, lo si dica chiaramente.
Se dipende dalla Regione o dalla Procura, lo si spieghi.
Se dipende dal Comune, ancora meglio: si dica chi è responsabile e quale sia la scadenza.
Perché il contrario della trasparenza non è necessariamente il silenzio.
A volte è la complessità utilizzata senza una risposta chiara.
Adesso servono fatti e scadenze; Fattorusso ha vinto le elezioni anche sulla promessa di aprire una nuova pagina per Sorrento. Il suo stesso programma sosteneva che la città non avesse bisogno di slogan, ma di scelte chiare.
E allora prendiamo sul serio quelle parole.
Non serve oggi un processo politico all’Amministrazione. Serve un controllo pubblico degli impegni assunti.
Fra sei mesi, un anno, tre anni, come prometteva lo stesso programma, i cittadini dovranno poter confrontare ciò che era stato promesso con ciò che è stato effettivamente realizzato.
È questa la vera trasparenza.
Non sapere soltanto con chi il Comune sta dialogando, ma sapere che cosa sta ottenendo per Sorrento.
Non sapere soltanto quali istituzioni sono state incontrate, ma sapere quali problemi sono stati risolti.
Non sapere soltanto quali difficoltà esistono, ma sapere chi se ne assume la responsabilità politica.
Perché alla fine delle procedure, dei tavoli, dei protocolli e delle interlocuzioni istituzionali rimane una domanda molto semplice.
Sorrento sta diventando davvero quella città più trasparente, più vivibile e più vicina ai suoi cittadini che era stata promessa in campagna elettorale?
È a questa domanda che il sindaco, prima ancora delle altre istituzioni, dovrà dare una risposta.


