“Chi protegge chi ci cura?” La sfida parte da Napoli
6 Ottobre 2026Quasi 18 mila episodi di violenza segnalati nel 2025. Ma la sicurezza di medici e infermieri passa anche dal sonno, dalle sostanze pericolose e dall’organizzazione del lavoro.
Un colpo al volto perché l’attesa per una visita era stata giudicata troppo lunga. Il 22 settembre, all’ospedale Pellegrini di Napoli, una giovane avrebbe aggredito un infermiere dopo aver protestato contro il personale. Un episodio che porta dentro una sala d’attesa una domanda che riguarda tutti: quanto è sicuro il luogo nel quale chiediamo di essere curati? Per il paziente la sicurezza significa ricevere la terapia corretta, evitare un’infezione, poter contare su un’apparecchiatura funzionante. Per chi lavora significa anche attraversare un turno senza essere minacciato, spostare una persona non autosufficiente senza farsi male, manipolare un farmaco senza esporsi a un rischio. Sono esigenze che si incontrano ogni giorno, nello stesso reparto. La sicurezza delle cure comincia anche dalle condizioni in cui quelle cure vengono prestate. La violenza è il rischio più visibile Nel 2025 in Italia sono stati segnalati quasi 18 mila episodi di aggressione, fisica o verbale, contro operatori sanitari e sociosanitari, con 23.367 professionisti coinvolti: un singolo episodio può infatti colpire più persone. Il personale infermieristico è la categoria maggiormente interessata, con il 55%, seguito dai medici, con il 16%, e dagli operatori sociosanitari, con l’11%. Sono dati sulle segnalazioni raccolte, da leggere distinguendo il numero degli episodi da quello delle persone coinvolte.
Dietro ogni episodio c’è una frattura nel rapporto tra chi chiede aiuto e chi dovrebbe poterlo offrire. L’attesa, la paura e la difficoltà di capire che cosa stia accadendo possono alimentare tensioni; nessuna di queste condizioni giustifica una minaccia o un’aggressione. La prevenzione pone però domande concrete all’organizzazione: chi informa le persone in attesa? Come può un operatore chiedere aiuto? Esistono situazioni nelle quali resta solo? Come vengono registrate e analizzate le minacce prima che si trasformino in violenza? È su queste condizioni quotidiane che si misura la capacità di proteggere chi cura.



