Il Piano vaccinale anticovid della Regione va rivisto

Il Piano vaccinale anticovid della Regione va rivisto

4 Gennaio 2021 0 Di Corrado Riggio

Fespa: escludere i medici convenzionatidalle priorità della vaccinazione della fase uno, oltre che ingiusto, è sbagliato anche in termini di medicina preventiva.

 

 

Nelle scorse ore è stato emanato dall’Unità di Crisi della Regione Campania il Piano vaccinale anti Covid-19, con l’individuazione delle categorie di Operatori sanitari che devono essere sottoposte prioritariamente alla vaccinazione nel corso della fase uno. Sulla base del Piano alcune Asl, ad esempio la Na 3 Sud, hanno ritenuto di dovere sconvolgere il calendario già predisposto, ritirando la convocazione dei medici convenzionati che avrebbero dovuto essere sottoposti alla vaccinazione  già a partire da domani.

Sull’argomento abbiamo sentito un esponente sindacale della medicina territoriale convenzionata, il dottor Vincenzo Santomauro, vicesegretario regionale Fespa, nonché membro del Comitato Paritetico della Specialistica Ambulatoriale, organo tecnico-consultivo della stessa Regione Campania.

Cosa pensa delle priorità individuate dal Piano vaccinale regionale?

Tutti gli appartenenti alle categorie individuate dal Piano devono essere ovviamente sottoposte in maniera sollecita alla vaccinazione per ridurre il rischio proprio ma anche quello delle fasce di popolazione che vengono a contatto con le Strutture sanitarie o con i singoli operatori.

 In tal senso le scelte operate appaiono significativamente errate, e quindi da contestare, in quanto non tengono conto della reale entità del rischio, laddove danno priorità al personale amministrativo (che tra l’altro non di rado ha operato e continua ad operare da casa in smart-working ….) e delle Direzioni Strategiche degli Aziende sanitarie, che difficilmente vengono a contatto con i cittadini utenti, anziché al personale medico (Specialisti ambulatoriali, Medici di Medicina Generale, Pediatri di libera scelta) che, ancorché in regime di convenzionamento, vengono quotidianamente a contatto con gli assistiti.

 Scelta pericolosa per gli stessi cittadini utenti del Servizio Sanitario che giustamente pretendono di essere visitati e curati da medici presumibilmente immunizzati, ora che il vaccino è disponibile.

 Scelta anche offensiva nei riguardi di categorie di Medici che hanno pagato un prezzo altissimo, anche in vite umane perse, alla pandemia… basta consultare i tristi elenchi dei morti per coronavirus, purtroppo continuamente aggiornati, disponibili presso gli Ordini dei Medici.

Quali le motivazioni di queste scelte a suo giudizio sbagliate?

Escludendo, come pure da qualcuno è stato ipotizzato, sviste dettate dalla concitazione del momento, che darebbero peraltro una pessima immagine di improvvisazione che ritengo non giustificata e non  appropriata, credo  che alla base dell’improvvida scelta  vi sia un approccio fondamentalmente burocratico, che ha privilegiato lo stato giuridico del personale a scapito della valutazione del rischio effettivo: prima di tutti vacciniamo gli operatori con rapporto di diretta dipendenza con l’Asl, anche a prescindere dalla mansione svolta, poi tutti gli altri… !

Quali sono le iniziative che i sindacati dei medici dovrebbero approntare per invertire questo stato di cose?

Innanzi tutto mi consenta di sperare in un atto, sia pure tardivo, di risipiscenza da parte di chi decide. Anche perché i dirigenti delle Aziende Sanitarie Locali dovrebbero avere un giusto grado di autonomia in materia, potendo valutare più da vicino i bisogni sanitari effettivi del territorio di pertinenza.

Questo non toglie nulla alla gravità di questo ennesimo schiaffo in piena faccia alla medicina territoriale convenzionata (basta guardare alle misure discriminatorie della recente “manovra” del Governo o alla persistenza di un’assoluta carenza di tutela assicurativa) che la crisi sanitaria da pandemia virale ha fatto registrare.

Si rende necessaria un’azione forte e unitaria, ad iniziare dalla denuncia all’opinione pubblica e dalla proclamazione dello stato di agitazione, senza ipocrisie e senza ammiccamenti da parte di qualcuno che si crede più furbo o più “inserito”, di tutte le componenti che rappresentano i medici che più degli altri rappresentano il vero punto di riferimento, nel territorio, di tutti i cittadini.