“Associazione Potere ai diritti”, venga concessa la grazia ad Alberto Stasi
10 Maggio 2026Dieci anni di vita rubati che nessun risarcimento potrà ripagare.
A seguito della chiusura delle indagini sul caso Garlasco da parte della Procura di Pavia e formulazione di circostanziate accuse in capo ad Andrea Sempio, ma soprattutto in ragione della prossima connessa istanza di revisione del processo a carico di Alberto Stasi avanzata dallo stesso procuratore capo di Pavia dottor Fabio Napoleone alla procura generale di Milano, il fondatore dell Associazione Potere ai Diritti e del progetto antiviolenza 1523.it Angelo Pisani
ha inoltrato e protocollato , previa contestuale consegna personale di copia della istanza anche al Santo Padre Papa Leone XIV in visita a Napoli, al Presidente della Repubblica tramite il
ministero della Giustizia, un’istanza formale di GRAZIA per umanità in favore di Alberto Stasi.
L’atto, rivolto anche al Ministro della Giustizia Carlo Nordio e, per conoscenza e preghiera, a Sua Santità Papa Leone XIV, viene presentato con la dicitura “urgente”, in considerazione del fatto che «la permanenza in stato detentivo (di Alberto Stasi, ndr), in un contesto segnato da persistenti elementi di dubbio, caos e possibili violazioni dei diritti umani e principi costituzionali e da una vicenda non ancora definitivamente pacificata nella coscienza collettiva in palese contrasto con i principi, valori ed aspettative di Giustizia, impone una riflessione ed intervento istituzionale di alto livello, come qui richiesto ed auspicato per motivi di umanità e rispetto dei valori e principi previsti dalla Carta Costituzionale».
Nel documento l’avvocato Pisani ricorda che questo caso giudiziario «rappresenta uno tra i più controversi e sconcertanti della giustizia italiana contemporanea, segnato da un impatto umano, mediatico e personale di straordinaria intensità». Inoltre, «tale vicenda giudiziaria ha generato, negli anni, un diffuso e persistente dibattito pubblico, alimentato da rilevanti criticità e da dubbi mai sopiti sulla ricostruzione dei fatti e palesi incertezze riconoscimento delle reali responsabilità». Mentre nel contempo «il Sig. Alberto Stasi, nonostante i fatti emersi e nuovi atti in corso, oltre a risarcire la famiglia sta scontando una condanna definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, a seguito di un lungo, discusso e complesso iter processuale». E tutto ciò, nonostante segnalati grossolani errori ed omissioni, amplificati in tv e già accertati, commessi nel corso delle indagini che, fin dall’agosto 2007, portarono alla condanna di Stasi.
«La vicenda di Alberto Stasi – scrive Pisani nell’istanza al presidente Mattarella – va oltre ogni pregiudizio e racconta il calvario e sofferenze vissute da un ragazzo con una dignità assoluta, cui il tempo ed affetti sottratti non gli potranno mai più esser restituiti».
«Alberto Stasi – aggiunge Pisani – non ha solo perso la fidanzata Chiara, quello che poteva essere l’amore della sua vita, ma ha dovuto affrontare un calvario che nessuno dovrebbe mai conoscere. Gli hanno ucciso la fidanzata, gli hanno negato la libertà, e gli hanno strappato dieci anni di vita».
«Suo padre – aggiunge Pisani – per il dolore e sofferenze del figlio se n’è andato anzitempo con il cuore spezzato per l’ingiustizia subita e mentre anche la vita Di Stasi ed una famiglia veniva distrutta, c’è chi su questa tragedia ha costruito carriere, visibilità e poltrone»
Richiamando quindi «la funzione della Grazia, prevista dall’art. 87 della Costituzione», che «rappresenta il più alto strumento di equilibrio tra giustizia formale e giustizia sostanziale», perché «consente di chiedere ed intervenire nei casi eccezionali in cui il rigore della pena rischi di confliggere con esigenze superiori di umanità, proporzione, ragionevolezza e certezza», Pisani considera poi come «la permanenza in stato detentivo» di Alberto Stasi, «in un contesto segnato da persistenti elementi di dubbio e da una vicenda non ancora definitivamente pacificata nella coscienza collettiva ed in contrasto con i principi, valori ed aspettative di Giustizia», imponga «una riflessione ed un intervento istituzionale di alto livello, come qui richiesto ed auspicato per motivi di umanità e rispetto dei valori e principi previsti dalla Carta Costituzionale».
E’ pur vero che, come affermato dai difensori di Alberto Stasi, contestualmente alla giusta richiesta di revisione del processo alla Procura generale di Milano, sia ipotizzabile presentare un’istanza di sospensione della pena detentiva. Tuttavia tale procedura, anche se venisse attuata, richiederebbe tempi necessariamente non brevi, stante l’esigenza, rappresentata dal procuratore generale di Milano, dott.ssa Lalli, di esaminare il corposo e complesso fascicolo che le verrà sottoposto ed eventualmente avviare l’iter procedurale. Un tempo ancora lungo, dunque, nel quale Alberto Stasi continuerebbe a scontare una pena ingiusta, dopo gli oltre dieci anni trascorsi in carcere da innocente, secondo la ricostruzione degli inquirenti pavesi.
L’avvocato Pisani conclude pertanto chiedendo al Capo dello Stato Sergio Mattarella «che voglia esercitare «il potere di cui all’art. 87 Cost, disponendo la concessione della Grazia in favore del Sig. Alberto Stasi, quale misura straordinaria e urgente di clemenza ed umanità, idonea a ristabilire un necessario equilibrio tra pena e giustizia sostanziale, in attesa del definitivo accertamento della verità».
«Non si tratta di sostituirsi alla giurisdizione – questa la considerazione finale – ma di evitare che il tempo della giustizia diventi esso stesso ancor di più una forma di sofferenza irreversibile e violazioni umane, in un caso che continua a interrogare profondamente la coscienza giuridica e civile del Paese e non da in bella immagine della Giustizia ».
Va ricordato infine che Angelo Pisani non è nuovo a battaglie legali di forte impatto giuridico e mediatico per l’affermazione dei diritti e della giustizia. Basti ricordare oltre la difesa e vittoria in Cassazione per Diego Armando Maradona un caso su tutti: quello della piccola Fortuna Loffredo, la bimba di 7 anni scaraventata giù da un palazzone del Parco Verde di Caivano in cui Pisani, sfidando omertà e collusioni diffuse, riuscì ad accendere le luci su un inferno che ancora richiede integrale Giustizia.


