Essere o non esserci, questo è un problema…

Essere o non esserci, questo è un problema…

25 Aprile 2026 Off Di Corrado Caso

Essere o non esserci, questo è un problema…
Oltre la statistica, i numeri.  il suicidio è un dramma in sé.   La natura degli eventi mette in risalto la complessità del problema: la patologia mentale, l’età, il ruolo, gli affetti, condizioni socioeconomiche e assistenziali. Il conteggio, molto spesso, non annovera quanti suicidi avvengono il sabato sera travestiti da incidenti stradali, e comportamenti da sballo dove l’uso degli stupefacenti dall’alcool. alle droghe sintetiche nelle mani della criminalità ci trova molto spesso disarmati e rassegnati. Nessun uomo è un’isola…il suicidio ci ricorda quanto sia fragile la mente umana. e quanto sia importante la relazione con gli altri, l’ascolto, la responsabilità condivisa nel chiedere assistenza e aiuto.
Esiste in chi si suicida un movente che tracima la ragione e, tante volte, la fede, il senso stesso della vita nel suo intimo significato di “non individualità” ma nella consapevolezza che   in ciascuno di noi c’è il seme di una continuità, un intero universo di possibilità, legami e generazioni future: chi salva una vita, chi preserva la propria vita, salva un mondo.
Sarà la preponderante incisività della malattia mentale nei suoi molteplici aspetti, la droga, la solitudine, l’uomo morto perché senza soldi o lavoro, addolorato dal lutto, dalla vecchiaia, dalla malattia che consuma l’esistenza fino alla disperazione di chi non vuole un altro   giorno invivibile. Cosa dire del suicidio in nome di Dio. La follia dei fanatismi religiosi e dei manipolatori della coscienza. Suicidi di massa che non risparmiano gli adepti e l’innocenza dei bambini. La credulità dei deboli. Di quanti usano la violenza per la violenza, il nuovo totem di una società schizofrenica che uccide gli altri e suicida sé stessa, dove l’amore è un possesso malato.
Sono premonizioni che dicono che tutto può accadere. Sono premonizioni che riguardano il mondo, il palazzo dal portinaio all’inquilino dell’ultimo piano, la scuola, il focolaio spento delle tante famiglie disintegrate, l’indifferenza di ciascuno, l’inefficienza delle istituzioni. Tutti noi siamo nel problema, nessuno è estraneo alla propria e altrui fragilità umana-
Parliamo di solitudine? Parliamo di una merce a buon mercato dove tic toc spiana la mente e programma giovani e adulti, dove dolly viene clonata. La guerra in diretta è uno spettacolo d’artificio per chi la guarda in televisione e Caterina nel film di Alberto Sordi è la supplenza umanizzata che non conosce la filosofia. È la nuova frontiera del caos, il principio di un tempo diverso da affrontare.
La solitudine nella scultura di Salvatore Rizzuti è una colonna di marmo che ha perduto il centro di gravità permanente (come canta Franco Battiato). Seduta  ma con parte del corpo sospeso nel vuoto e il viso nascosto dalle mani. È una donna che piange la sua solitudine, il nulla che l’avvolge. Se la famiglia vive isolata e non sostenuta dal mondo prossimo e non si confronta e ascolta le difficoltà dei figli, ci pensa la nuova frontiera del mondo virtuale al quale vengono abbandonati e dal quale sono dipendenti. Interviene l’intelligenza artificiale (i. A.) sempre disponibile a ogni domanda e nella quale alberga il bene e il male: il cyber bullismo, le provocazioni, la violenza, il branco, la spinta all’autolesionismo e al suicidio. E il figlio parla nelle notti insonni   della sua fragilità, dell’abbandono dimenticando che l’interlocutore è una macchina senza anima e la sua non è la verità assoluta. Questa è un ulteriore realtà con la quale confrontarci. 
Nel labirinto di Cnosso, intricato e impossibile, occorre ricercare il filo di Arianna, analizzare i fatti, le parole, richieste e ragioni, la vulnerabilità dei figli accompagnandoli verso l’uscita dove la speranza e l’attesa non tramonta.