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	<title>TUTTINTERVISTA Archivi - TuttoSanità</title>
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	<title>TUTTINTERVISTA Archivi - TuttoSanità</title>
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		<title>Chiara Spano: &#8220;La resilienza è cadere, riconoscere il dolore e trovare la forza per ricominciare&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Magliulo &#38; Pasquale Maria Sansone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 07:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TUTTINTERVISTA]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche Chiara Spano sta perfezionando ulteriormente il percorso formativo nell&#8217;ambito della Psicologia attraverso la laurea&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/103743-2/">Chiara Spano: &#8220;La resilienza è cadere, riconoscere il dolore e trovare la forza per ricominciare&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-82528 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?resize=300%2C163&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="163" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?resize=300%2C163&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?w=510&amp;ssl=1 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche Chiara Spano sta perfezionando ulteriormente il percorso formativo nell&#8217;ambito della Psicologia attraverso la laurea Magistrale. Forte il suo impegno nella divulgazione psicologica, con particolare interesse per le dinamiche relazionali.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>In questa nostra epoca che il buon Battiato definiva &#8220;di pazzi&#8221; ,la società potrebbe quasi essere divisa in due categorie: quella degli analisti (Psichiatri, Psicologi) e quella degli analizzati..</strong></span></p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103752 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/111-1.jpeg?resize=225%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="225" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/111-1-scaled.jpeg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/111-1-scaled.jpeg?w=768&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Viviamo certamente un &#8216; epoca complessa, nella quale il disagio emotivo e relazionale è diventato molto più visibile. Personalmente, però, non dividerei la società tra &#8220;analisti&#8221; e &#8220;analizzati&#8221;. Credo piuttosto che ciascuno di noi, in momenti diversi della propria vita, possa avere bisogno di fermarsi, comprendersi e chiedere aiuto. Rivolgersi a un professionista della salute mentale non dovrebbe essere considerato un segno di fragilità, ma un atto di consapevolezza. Oggi parliamo maggiormente di ansia, solitudine, difficoltà relazionali e sofferenza psicologica anche perché fortunatamente, molti tabù stanno cadendo. La vera sfida è trasformare questa maggiore attenzione in cultura della prevenzione e del benessere psicologico.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>Continuano, purtroppo, a tenere banco le relazioni disfunzionali dagli esiti tragici. Su tutte i femminicidi e gli omicidi che maturano in ambiente domestico.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È un tema estremamente delicato. Quando parliamo di femminicidio e di violenza all&#8217; interno delle relazioni dobbiamo evitare semplificazioni: non siamo di fronte semplicemente a una coppia &#8220;che non funziona&#8221;. La violenza può svilupparsi attraverso dinamiche di controllo, isolamento, possesso, svalutazione e progressiva limitazione dell&#8217; altra persona. Spesso alcuni segnali compaiono molto prima dell&#8217; aggressione fisica e proprio per questo è fondamentale imparare a riconoscerli. Gelosia ossessiva, controllo del telefono, allontanamento da amici e familiari, minacce e ricatti emotivi non sono manifestazioni d&#8217;amore. Ritengo essenziale lavorare sull&#8217;educazione affettiva e sul rispetto fin dalle nuove generazioni, insegnando che amare qualcuno non significa possederlo e che la fine di una relazione deve poter essere accettata.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>A proposito di relazioni insane, come si fa a mettere un freno efficace all&#8217;isolamento verso il quale vengono spinte le nuove generazioni caratterizzate dall&#8217;utilizzo abnorme di tablet, cellulari e pc?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non credo che la soluzione sia demonizzare la tecnologia, perché fa ormai parte della vita dei ragazzi e può offrire anche importanti opportunità. Il problema nasce quando lo strumento digitale sostituisce quasi completamente l&#8217; esperienza reale. Un ragazzo ha bisogno di relazioni concrete, sport, confronto, noia, creatività e soprattutto della presenza degli adulti. Le regole sono importanti, ma l&#8217;esempio degli adulti lo è ancora di più: non possiamo chiedere a un adolescente di lasciare il telefono se durante una cena siamo noi per primi continuamente davanti allo schermo. Bisogna ricostruire spazi di relazione reale, in famiglia, nella scuola e nella società. E soprattutto parlare con i ragazzi, interessarsi realmente a ciò che vivono online, senza giudicarli immediatamente. Dietro un isolamento eccessivo può esserci anche un bisogno emotivo che merita di essere ascoltato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Lei ha scritto un libro che ha un titolo molto evocativo: La forza della resilienza &#8211; come il dolore può trasformarsi in rinascita.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ho scelto quest&#8217; titolo perché la resilienza rappresenta per me la capacità di attraversare una difficoltà senza permettere che quella difficoltà diventi la nostra identità. Nel libro non voglio idealizzare il dolore né sostenere che sia necessario soffrire per diventare forti. Ci sono esperienze che feriscono profondamente e che avremmo preferito non vivere. Tuttavia possiamo scegliere cosa fare di ciò che ci è accaduto. La rinascita comincia quando smettiamo di domandarci soltanto &#8220;perché è successo a me?&#8221; e iniziamo, gradualmente, a chiederci &#8220;che cosa posso costruire da qui in avanti?&#8221;. Resilienza non significa non cadere e neppure essere sempre forti:: significa poter cadere, riconoscere la propria sofferenza, chiedere aiuto quando necessario e trovare dentro e intorno a sé le risorse per ricominciare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Il suo impegno nel coniugare formazione, divulgazione e comunicazione.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È proprio questa l&#8217;identità che sto cercando di costruire nel mio percorso. Continuo a investire nella formazione perché considero lo studio una responsabilità, soprattutto quando si affrontano temi che riguardano le persone e la loro dimensione emotiva e relazionale. Parallelamente porto avanti l&#8217;attività di divulgazione attraverso i social, cercando di trasformare concetti complessi in contenuti comprensibili e accessibili senza banalizzarli. Il mio impegno nasce proprio dal desiderio di tenere insieme questi tre aspetti: formazione, divulgazione e comunicazione. Ritengo che la formazione continua sia fondamentale quando si affrontano problemi che riguardano la persona, le emozioni e le relazioni. Per me comunicare significa creare consapevolezza, offrire spunti di riflessione e aiutare le persone riconoscere alcune dinamiche che, talvolta, vivono.senza riuscire a dar loro un nome. Il mio obiettivo è continuare a crescere professionalmente, mantenendo una comunicazione seria, responsabile e soprattutto rispettosa delle persone.</span></p>
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		<title>Terry Siciliano,  comunicazione e cura sono inseparabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Magliulo &#38; Pasquale Maria Sansone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 07:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[APPROFONDIMENTI]]></category>
		<category><![CDATA[CAMPANIA]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[TUTTINTERVISTA]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Laureatasi in Medicina a Messina Terry Siciliano si è specializzata in Ginecologia ed Ostetricia a Roma. In un grande&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-82528 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?resize=300%2C163&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="163" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?resize=300%2C163&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?w=510&amp;ssl=1 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Laureatasi in Medicina a Messina Terry Siciliano si è specializzata in Ginecologia ed Ostetricia a Roma. In un grande ospedale della capitale ancora un&#8217;esperienza formativa fortissima reggendo la struttura un &#8220;assalto&#8221; di 4.000 parti l&#8217;anno. Infine l&#8217;altro grandissimo interesse professionale suscitato dalle lezioni della cattedratica Caterina Exacoustos per l&#8217;endometriosi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Dottoressa Siciliano, le sue competenze sono tutte di grande interesse, ma noi abbiamo scelto di cominciare dalla fine: l&#8217;endometriosi.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103728 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/Sicil-2-1.jpg?resize=225%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="225" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/Sicil-2-1-scaled.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/Sicil-2-1-scaled.jpg?w=768&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" data-recalc-dims="1" />In realtà l’endometriosi, per me, non è proprio “la fine”. È uno dei motivi per cui ho scelto questa specializzazione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Già prima di iniziare mi aveva molto colpito il tema del ritardo diagnostico: mi affascinava, e allo stesso tempo mi interrogava, il fatto che tante donne potessero convivere per anni con dolore e altri sintomi senza arrivare a una diagnosi. Volevo capire perché accadesse e soprattutto imparare a riconoscere questa malattia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Durante la specializzazione ho poi avuto la grande fortuna di incontrare la professoressa Exacoustos, che mi ha insegnato moltissimo non soltanto sull’endometriosi e sull’ecografia ginecologica di secondo livello, ma sulla ginecologia in generale e sul modo di approcciarsi alla paziente.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Da lì quello che inizialmente era un interesse è diventato una parte fondamentale della mia attività professionale.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Come mai, ancora oggi, nonostante gli sviluppi entusiasmanti della diagnostica per immagini è così difficile individuare l&#8217;endometriosi?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103729 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/sicil.jpg?resize=200%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="200" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/sicil-scaled.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/sicil-scaled.jpg?w=683&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/sicil-scaled.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" data-recalc-dims="1" />Perché l’endometriosi è una malattia estremamente eterogenea. Non esiste un sintomo unico che ci permetta di dire immediatamente: “questa è endometriosi”.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Può manifestarsi con dolore mestruale, dolore durante i rapporti, dolore pelvico cronico, disturbi intestinali o urinari, difficoltà nel concepimento. E poi esistono anche donne con una malattia importante e una sintomatologia molto più sfumata.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A questo si aggiunge un problema culturale: per moltissimo tempo il dolore mestruale è stato normalizzato. Quante donne si sono sentite dire “è normale, hai il ciclo”? E invece un dolore che condiziona la vita quotidiana merita di essere indagato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Oggi l’ecografia ci permette di fare moltissimo. Un’ecografia ginecologica di secondo livello eseguita da un operatore specificamente formato può identificare e mappare molte forme di endometriosi, anche profonda.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma non basta avere un ecografo molto performante. Bisogna sapere cosa cercare, dove cercarlo e soprattutto bisogna aver ascoltato la paziente prima di iniziare l’esame. La tecnologia è fondamentale, ma lo sono altrettanto la formazione e il sospetto clinico.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Siamo venuti a conoscenza di un caso dove per ben nove anni una paziente è stata sottoposta a terapie che risultavano totali inefficaci derivando da errata diagnosi. Nove anni dopo la scoperta dell&#8217;endometriosi, la resezione di una parte dell&#8217;intestino, l&#8217;asportazione di un ovaio e di altri tessuti intestinali che la rendevano praticamente sterile e con stomia che non si è mai potuta risolvere. Il giudizio dei giudici sulla vicenda fu che i professionisti che l&#8217;avevano seguita non avevano colpa, non &#8220;avevano commesso errori&#8221; per cui andarono assolti&#8230;.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103730 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/Siciliano.jpg?resize=200%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="200" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/Siciliano.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/Siciliano.jpg?w=540&amp;ssl=1 540w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" data-recalc-dims="1" />Questa è una storia che mette in luce uno degli aspetti più delicati dell’endometriosi: il ritardo diagnostico e le conseguenze che, in alcuni casi, può avere sulla vita di una donna.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L’endometriosi è una malattia complessa, che può presentarsi in modi molto diversi e che, nelle forme profonde, può arrivare a interessare anche organi come l’intestino, la vescica o gli ureteri. Oggi, però, abbiamo conoscenze e strumenti diagnostici che ci consentono di riconoscerla molto meglio rispetto al passato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per questo uno degli obiettivi più importanti deve essere ridurre il tempo che intercorre tra la comparsa dei sintomi e una valutazione specialistica adeguata.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Credo che tutto parta dall’ascolto. Se una donna riferisce ripetutamente un dolore importante, persistente, che interferisce con la sua quotidianità, quel dolore non dovrebbe essere semplicemente normalizzato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non significa che dietro ogni dolore ci sia necessariamente un’endometriosi. Significa che quel dolore merita di essere ascoltato, indagato e, quando necessario, approfondito.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Come si può prevenire con efficacia l&#8217;endometriosi?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-70533" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2023/02/Ecografo.jpg?resize=300%2C225&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="225" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2023/02/Ecografo.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2023/02/Ecografo.jpg?resize=160%2C120&amp;ssl=1 160w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2023/02/Ecografo.jpg?w=640&amp;ssl=1 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" />Più che di prevenzione dell’endometriosi in senso stretto, parlerei di prevenzione del ritardo diagnostico, perché oggi non abbiamo una strategia che ci permetta di impedire con certezza l’insorgenza della malattia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quello che possiamo fare, però, è riconoscerne prima i segnali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Un dolore mestruale molto intenso, che costringe una ragazza a non andare a scuola o una donna a non andare al lavoro, il dolore durante i rapporti, alcuni disturbi intestinali o urinari che si accentuano durante le mestruazioni sono sintomi che meritano attenzione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questo non significa, e ci tengo a sottolinearlo, trasformare ogni dolore mestruale in una diagnosi di endometriosi. Significa smettere di considerare automaticamente normale un dolore che normale non è quando compromette la qualità di vita.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Prima riusciamo a individuare le pazienti che hanno bisogno di un approfondimento, prima possiamo costruire per loro un percorso adeguato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Nell&#8217;esercizio della sua professione lei ha scelto la strada della comunicazione e del coinvolgimento della paziente. L&#8217;umanizzazione della cura nel suo studio è di casa, ma quella che dovrebbe essere la regola troppo spesso diventa un&#8217;eccezione.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103732 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/Sici.jpg?resize=225%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="225" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/Sici-scaled.jpg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/Sici-scaled.jpg?w=768&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" data-recalc-dims="1" />Per me comunicazione e cura non possono essere separate.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quando una donna entra nel mio studio può portare con sé dolore, paura, il desiderio di una gravidanza oppure magari anni di visite e di risposte che non l’hanno convinta. Io credo che il nostro primo compito sia ascoltarla e poi darle gli strumenti per comprendere quello che sta succedendo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Anche durante l’ecografia cerco di spiegare quello che sto vedendo, quello che sto cercando e, quando possibile, quali possono essere i passi successivi. Non voglio che la paziente esca con un referto in mano senza aver capito che cosa significhi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E questo diventa ancora più importante nell’endometriosi, perché non esiste una terapia uguale per tutte. Davanti a me non c’è “un’endometriosi”: c’è una donna con la sua età, i suoi sintomi, il suo desiderio o meno di gravidanza, le sue priorità e la sua qualità di vita.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Coinvolgere la paziente nelle decisioni, quindi, per me non è qualcosa in più rispetto alla medicina. È parte della medicina.</span></p>
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		<title>Davide Amori, Pedagogia della reciprocità: la risposta alla crisi delle relazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Magliulo &#38; Pasquale Maria Sansone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 07:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[APPROFONDIMENTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pedagogista e futuro consulente di coppia e della famiglia Davide Amori è l&#8217;ideatore della Pedagogia della Reciprocità. Quando parliamo di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/davide-amori-pedagogia-della-reciprocita-la-risposta-alla-crisi-delle-relazioni/">Davide Amori, Pedagogia della reciprocità: la risposta alla crisi delle relazioni</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-82528 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?resize=300%2C163&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="163" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?resize=300%2C163&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?w=510&amp;ssl=1 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /><br />
Pedagogista e futuro consulente di coppia e della famiglia Davide Amori è l&#8217;ideatore della Pedagogia della Reciprocità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Quando parliamo di Reciprocità si intende una relazione che è, per così dire, &#8220;perfetta nella bidirezionalità&#8221;. Cosa aggiunge a questi concetti l&#8217;elemento psicopedagogico?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103661 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/5e77d9b4-3822-4bc3-a955-3c7d460df736.jpeg?resize=252%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="252" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/5e77d9b4-3822-4bc3-a955-3c7d460df736-scaled.jpeg?resize=252%2C300&amp;ssl=1 252w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/5e77d9b4-3822-4bc3-a955-3c7d460df736-scaled.jpeg?w=861&amp;ssl=1 861w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/5e77d9b4-3822-4bc3-a955-3c7d460df736-scaled.jpeg?resize=768%2C914&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 252px) 100vw, 252px" data-recalc-dims="1" /><br />
Direi che il termine &#8220;bidirezionalità&#8221; colga certamente un importante elemento della Pedagogia della Reciprocità, basti pensare all&#8217;importanza che la questione della dimensione dialogica ricopriva nella riflessione pedagogica di Paulo Freire già negli anni &#8217;60. Una relazione ontologicamente educativa è sempre costituita da almeno due soggetti capaci di esprimersi, rispondere e costruire un luogo di incontro comune. Ci tengo solo a fare una precisazione sulla questione di tale bidirezionalità. Le relazioni che gli esseri umani intessono possono essere comprese, per loro stessa natura, al di fuori di categorie quantitative. Non possiamo misurarle esaustivamente da un punto di vista numerico, tuttavia sappiamo che non sono un gioco a somma zero. Il concetto di reciprocità, almeno per come lo intendo nella Pedagogia della Reciprocità, ci riporta ad indagare la qualità del legame, cioè lo spazio per il reciproco riconoscimento, per la cura e la responsabilità attraverso le quali i soggetti si co-costruiscono. È proprio questa dimensione relazionale trasformativa uno dei nuclei della mia proposta pedagogica. Vede, se riportiamo alla mente le riflessioni che il filosofo Martin Buber ci ha lasciato in eredità, ci accorgiamo di come ogni contatto umano, nel momento in cui l’altro viene riconosciuto come un &#8220;Tu&#8221;, possa assumere una natura intrinsecamente educativa. La dimensione etica di questo incontro è stata magistralmente esplorata da Emmanuel Lévinas, il quale ci ha donato una preziosa riflessione sull&#8217;asimmetria relazionale. È in questo, dunque, che la lente psicopedagogica ci fornisce un apporto decisivo. Non ci limitiamo ad osservare le direzioni in cui la relazione si muove, ma ci chiediamo cosa stia accadendo alle persone che la abitano. Ci chiediamo come quell&#8217;incontro stia partecipando alla loro costruzione identitaria, quali apprendimenti e trasformazioni produca e quali co-responsabilità comporti. La relazione, dunque, non è più soltanto un luogo ove l&#8217;agire educativo si svolge, ma diviene essa stessa oggetto e soggetto di educazione. In questo, la reciprocità non può rappresentare una condizione di perfetto equilibrio da perseguire per un suo totale e definitivo ottenimento, ma una pratica relazionale da costruire e coltivare continuamente, nel ripetuto ed indispensabile scambio dei significati al quale siamo chiamati per tutto l&#8217;arco di vita.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Parlare di relazioni in un&#8217;epoca come la nostra è particolarmente complesso. Si tratta infatti di un&#8217;epoca che apre molto ai telefonini ed ai social ma chiude troppo alle relazioni dirette e senza mediazioni.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103662 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/c329030e-73d8-4b92-83c4-b58c2243582c.jpeg?resize=240%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="240" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/c329030e-73d8-4b92-83c4-b58c2243582c-scaled.jpeg?resize=240%2C300&amp;ssl=1 240w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/c329030e-73d8-4b92-83c4-b58c2243582c-scaled.jpeg?w=819&amp;ssl=1 819w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/c329030e-73d8-4b92-83c4-b58c2243582c-scaled.jpeg?resize=768%2C960&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" data-recalc-dims="1" /><br />
Non possiamo negare che il nostro tempo sia fortemente caratterizzato da relazioni mediate dalla tecnologia. Il fenomeno è ormai da considerarsi pervasivo, tuttavia ritengo importante osservarlo senza ridurlo ad una mera contrapposizione tra relazioni dirette e relazioni digitali. Gli smartphone ed i social sono ormai parte imprescindibile della nostra identità sociale, l’aspetto realmente interessante è comprendere i cambiamenti interni all’individuo e al suo essere in relazione quando essa si svolge attraverso tali strumenti. Sa, c’è un curioso paradosso che trovo interessante. L’utilizzo dei dispositivi informatici ci ha dato modo di convincerci di avere un maggiore controllo dei legami: possiamo contattare chiunque in pochi istanti, confrontarci o evitare qualunque conflitto bloccando o silenziando il nostro interlocutore. La sensazione è di avere il potere di scegliere solo ciò che ci fa stare bene, quello che semplicemente conferma le nostre credenze e le nostre aspettative. Allo stesso tempo, però, viviamo in mondi digitali in cui noi siamo fondamentalmente un prodotto. È dimostrato che gli algoritmi sono programmati per incrementare al massimo la nostra permanenza sulla piattaforma. Per riuscirci le compagnie hanno sviluppato sistemi efficacissimi nell’imparare a conoscerci, più di quanto noi conosciamo loro. I social sanno cosa stimola le nostre emozioni profonde. Se davanti ad un contenuto proviamo rabbia, indignazione o gratificazione, allora dovremmo proprio fermarci un momento a riflettere su cosa ci stia succedendo. Si evince quindi la primaria importanza di un’educazione affettiva che consenta un’alfabetizzazione emotiva in grado di affiancarsi all’opera di regolamentazione e sensibilizzazione dei minori da parte della famiglia. Questa è indubbiamente una delle grandi sfide pedagogiche del nostro tempo, in attesa dei cambiamenti epocali che l’intelligenza artificiale sembra destinata ad apportare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Oramai i rapporti più stretti, fuori dall&#8217;ambito familiare, non solo si sono allentati ma sono addirittura scomparsi, non diversamente avviene all&#8217;interno dei nuclei familiari. La crisi che sta attraversando la cellula fondamentale del corpo sociale è sotto gli occhi di tutti: violenza inaudita, assenza di dialogo, comportamenti deviati e devianti a causa dell&#8217;assunzione di sostanze.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Più che di scomparsa dei legami parlerei in realtà di una loro profonda trasformazione. Questioni quali l’intimità, il senso di appartenenza ed il riconoscimento sono ancora elementi essenziali dell’uomo; la differenza risiede nei tempi e nelle modalità attraverso cui si concretizzano. I concetti di autorealizzazione si caratterizzano per obiettivi nuovi, gli obiettivi sociali sono più mobili e sono venute meno molte reti formali, non formali ed informali che tradizionalmente affiancavano la famiglia. Insomma, sussiste una particolare ed insolita condizione: mentre descriviamo un focolare domestico sempre più dismesso, chiediamo che sia in grado di sostenere una crescente quantità di sfide educative e relazionali. Mi viene in mente, a tal proposito, l’analisi attraverso la quale Zygmunt Bauman ha individuato e descritto la tensione alla base della nuova società liquida. Ci muoviamo continuamente tra il bisogno di una sicura vicinanza e la paura che questi legami limitino la nostra libertà. Nell’era del “tutto ti è possibile”, non appena subentrano conflitti e mancanza di gratificazione, abbiamo imparato a fuggire e ripiegare su noi stessi, rinunciando a negoziare, attendere e rielaborare le nostre aspettative mettendoci in discussione. Il mettersi in discussione è la conditio sine qua non dell’incontro e della crescita. Partendo da tali riflessioni ci è chiaro come la reciprocità acquisisca un valore di primaria importanza: non possediamo l’altro all’interno del rapporto, né lo sostituiamo non appena subentra la fatica. Farei comunque grande attenzione a non soffermarci su un passato idealizzato ed un presente in crisi. Le manifestazioni di disagio anche violente, che vediamo oggi, non sono un fenomeno nuovo. La differenza è probabilmente rappresentata da una maggiore portata dei mezzi di comunicazione ed una postura culturale più sensibile e consapevole. In quest’ottica di enorme livello di complessità, dunque, eviterei di assumere automaticamente gli stupefacenti come fondamento di taluni comportamenti. Come pedagogista mi interrogo piuttosto sui significati che la sostanza assume per la persona, cosa comporti in termini di appartenenza e quali strumenti concreti possano essere riattivati per favorire una rinnovata capacità progettuale. Questo è l’apporto che la pedagogia può fornire in termini di prevenzione ed accompagnamento nei contesti di vita, mentre aspetti diagnostici e terapeutici restano, naturalmente, di competenza delle colleghe e dei colleghi dell’area sanitaria.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Come si spiegano violenza ed isolamento che dominano l’età contemporanea?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Partiamo dal presupposto che, data la natura del confronto, ritengo purtroppo impossibile affrontare il tema in maniera sufficientemente esaustiva. Dal punto di vista pedagogico possiamo comunque tentare di individuare alcuni degli elementi principali, partendo dall’osservazione delle modalità che utilizziamo nello stare in relazione, nell’attraversare il conflitto e nel riconoscere le sensazioni, le emozioni ed i pensieri che ci attraversano prima che si traducano in un agito. Mi viene da usare un’immagine: la violenza può essere il capolinea dell’individuo che non è riuscito a leggere le fermate precedenti delle proprie emozioni. Attraversare rabbia, paura, frustrazione è perfettamente legittimo, tuttavia, quando mancano gli strumenti per riconoscerle, nominarle ed indirizzarle in maniera funzionale, allora possono contestualmente sorgere delle problematiche su più livelli. Fenomeni quali la violenza e l’isolamento, dunque, possono essere osservati e letti con una lente pedagogica come due possibili modalità relazionali che rappresentano i due poli opposti della stessa difficoltà: bisogno di annichilimento dell’altro per piegarlo alle nostre aspettative e rimuoverlo dal nostro terreno sociale di confronto, oppure rinunciare all’incontro, ripiegarci su noi stessi chiudendo la porta ad ogni luogo del possibile. In entrambi i casi assistiamo al tentativo di sottrarci alla possibilità di metterci in discussione, riconoscerci nello sguardo dell’altro e co-trasformarci. In questo specifico segmento, dal mio punto di vista, può inserirsi la Pedagogia della Reciprocità in maniera concreta. Educare alla reciprocità non equivale ad educare ad una perenne ricerca di pretese simmetrie relazionali, significa invece avere accesso ad una serie di dispositivi in grado di affrontare le differenze, i limiti, la frustrazione e l’incontro. Si tratta di costruire competenze relazionali in grado di intercettare delle criticità prima che queste si esprimano in comportamenti pericolosi per l’individuo e per la società. Prevenzione educativa, adulti consapevoli e presenti e qualità dei rapporti possono essere motori fortissimi di un rinnovamento della dimensione sociale che tanto auspichiamo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Gli strumenti offerti dalla Pedagogia sono in grado di dare un contributo per combattere queste situazioni emergenziali?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Certamente. Prima, però, vorrei fare una precisazione: più che combattere un’emergenza, preferisco parlare di una disciplina capace di porre la persona ed i nuclei sociali entro cui si muove al centro della riflessione e del proprio agire. Il pedagogista è un professionista di primaria rilevanza nell’accompagnamento della persona lungo l’arco di vita, in particolare in situazioni di grande fatica, quando le risorse sembrano venire meno o faticano ad esprimersi. L’intervento pedagogico non nasce solo nel momento in cui qualcosa sembra andare in pezzi; può attivarsi prima e durante il manifestarsi di una difficoltà e può tradursi nel sostegno a processi di consapevolezza, autonomia e progettualità. In quest’ottica, mi piace molto di più pensare alla persona come a una pianta preziosa di cui prendersi cura piuttosto che come a un problema da risolvere. Occorre ovviamente evitare di banalizzare, pensando magari che basti semplicemente assumere una posizione passiva e consolatoria. Si tratta di entrare in relazione con le parti più vulnerabili e profonde di chi si rivolge a noi, sostenerlo nel percorso di riscoperta delle proprie risorse ed aiutarlo ad esplorare nuove possibilità. Individui, famiglie e, più in generale, gruppi sociali possono quindi essere accompagnati in percorsi di trasformazione spesso molto emozionanti. La pedagogia permette di non ridurre le persone ai problemi che portano con sé, ma di restituire un’autoefficacia ed un potere tali da permettere loro di riappropriarsi della capacità di formulare domande, prendere decisioni e scegliere una direzione di vita che sentano realmente propria. In tal senso, il pedagogista, in qualità di figura apicale del lavoro socioeducativo, può arricchire in maniera estremamente fruttuosa le équipe multidisciplinari di vari servizi, anche in ambito socio-sanitario, dove il suo contributo resta centrato sulla dimensione socio-educativa dell’essere umano. Auspico dunque un dialogo sempre più stretto tra le discipline che, a vario titolo, indagano l’essere umano in quanto essere ed in quanto essere in divenire, accompagnato da un lavoro di stretta collaborazione, in modo da affrontare al meglio le difficili sfide che si profilano all’orizzonte.</span></p>
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		<title>David Shaholli, il “DJ con il camice bianco”: “La vita non deve essere monodimensionale”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Magliulo &#38; Pasquale Maria Sansone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 07:50:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TUTTINTERVISTA]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nasce in Albania ma cresce in Italia dove il padre Restauratore ha trovato uno sbocco lavorativo, David Shaholli coniuga la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/david-shaholli-il-dj-con-il-camice-bianco-la-vita-non-deve-essere-monodimensionale/">David Shaholli, il “DJ con il camice bianco”: “La vita non deve essere monodimensionale”</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;">Nasce in Albania ma cresce in Italia dove il padre Restauratore ha trovato uno sbocco lavorativo, David Shaholli coniuga la sua attività di specialista in Medicina del lavoro con quella di Dj e Produttore musicale.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>Non raramente l&#8217;arte medica si coniuga con la passione per la musica. Pensiamo ad Enzo Jannacci ma sono veramente tanti i medici che manifestano passione per le note. Nato con una formazione scientifica Lei come e quando si è avvicinato al mondo dei suoni?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103646 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8289.jpeg?resize=200%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="200" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8289-scaled.jpeg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8289-scaled.jpeg?w=683&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8289-scaled.jpeg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8289-scaled.jpeg?resize=1024%2C1536&amp;ssl=1 1024w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" data-recalc-dims="1" /><br />
Il mio avvicinamento al mondo della musica è nato quasi per gioco nel 2011, spinto da una grandissima passione per il ballo, in particolare per la bachata. Con il tempo, ho iniziato a sentire il bisogno di ascoltare e ballare le canzoni della radio che però non esistevano in chiave bachatera; così ho iniziato da autodidatta a cimentarmi nella creazione di remix per poterle ballare. Per realizzare quei brani ho iniziato a studiare la produzione musicale e, man mano che i miei lavori prendevano piede tra gli appassionati e gli addetti ai lavori, è nata parallelamente anche la mia carriera da DJ.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>Attraverso l&#8217;arte medica si salvano vite ma anche questo è un ingrediente condivisibile con l&#8217;arte di Euterpe. Una buona melodia riesce a curare l&#8217;anima e a fare risorgere le anime dagli Inferi come ben racconta il mito di Orfeo ed Euridice.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103647 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8287.jpeg?resize=222%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="222" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8287-scaled.jpeg?resize=222%2C300&amp;ssl=1 222w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8287-scaled.jpeg?w=756&amp;ssl=1 756w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8287-scaled.jpeg?resize=768%2C1040&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8287-scaled.jpeg?resize=1134%2C1536&amp;ssl=1 1134w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8287-scaled.jpeg?resize=1512%2C2048&amp;ssl=1 1512w" sizes="(max-width: 222px) 100vw, 222px" data-recalc-dims="1" /><br />
Concordo pienamente sul fatto che la musica sia un importante lenitivo per l&#8217;anima. Credo che sia uno strumento fondamentale soprattutto per la riduzione dei livelli di stress, una correlazione che del resto viene ampiamente confermata da diversi studi scientifici.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Lei è italiano a tutti gli effetti ma ha conservato rapporti con la terra d&#8217;origine?</strong></span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Sì, sono italiano per cittadinanza, ma sono profondamente legato anche all&#8217;Albania sia per origini che per cittadinanza (le possiedo entrambe). Ho conservato saldamente i rapporti tornando costantemente in Albania almeno una volta ogni 1-2 anni, mantenendo vivi i legami con i parenti e gli amici. Devo ringraziare soprattutto i miei genitori: sebbene fossi molto piccolo quando siamo arrivati in Italia, si sono impegnati a insegnarmi, mantenermi e tramandarmi la mia lingua madre, l&#8217;albanese.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>Le migrazioni dei popoli sono sempre esistite. Erano le cosiddette Primavere Sacre. A volte il fenomeno ha manifestato caratteri importanti con interi popoli che si &#8220;sovrapponevano&#8221; ad altri popoli: gli Achei,i Micenei, gli Ittiti e qualche secolo dopo le cosiddette invasioni barbariche. In età contemporanea,e bisogna riconoscere anche a causa dello sfruttamento selvaggio di molti territori, le popolazioni immiserite stanno optando per una immigrazione di massa, guardando all&#8217;Europa come ad un nuovo Eldorado.</strong></span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Nel caso dell&#8217;Albania il discorso è simile per certi versi, ma presenta forti specificità: il paese proveniva da un regime comunista durissimo ed è stato il più isolato d&#8217;Europa. La liberazione ha generato nei primi anni Novanta una forte spinta alla normalizzazione e alla ricerca di opportunità lavorative concrete e di un futuro migliore per le famiglie. È per questo motivo che tanti albanesi hanno scelto l&#8217;Italia come meta per costruire nuove prospettive di vita.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>I progetti futuri riguardano più il Medico o il Musicista?</strong></span></p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103645 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8290.jpeg?resize=225%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="225" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8290-scaled.jpeg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8290-scaled.jpeg?w=768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8290-scaled.jpeg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/IMG_8290-scaled.jpeg?resize=1536%2C2048&amp;ssl=1 1536w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" data-recalc-dims="1" /><br />
In<span style="font-size: 14pt;"> realtà i miei progetti futuri al momento non riguardano né la medicina né la produzione musicale in senso stretto. Di recente ho deciso di prendermi un periodo sabatico dalla professione medica e di fermarmi temporaneamente anche con la produzione musicale, per dedicarmi ad altre strade. Attualmente mi sto focalizzando sull&#8217;attività di DJ per eventi e sull&#8217;insegnamento attraverso corsi dedicati ai DJ.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Inoltre, ho dato vita a un podcast intitolato &#8220;Il DJ con il camice bianco&#8221;. Attraverso il concetto di multipotenzialità, voglio aiutare le persone a capire che una vita vissuta pienamente non deve essere per forza monodimensionale o iperspecialistica, ma può abbracciare più settori. È uno spazio dedicato a chi, come me, ha molteplici passioni e desidera un&#8217;esistenza significativa che le comprenda tutte.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Per il futuro, l&#8217;obiettivo è portare questa riflessione anche all&#8217;interno delle aziende, affrontando temi come l&#8217;identità lavorativa e professionale. Vorrei aiutare i professionisti che si sentono ingabbiati in un&#8217;unica etichetta – come spesso accade ai medici, la cui professione tende a totalizzarne l&#8217;identità – a trovare una dimensione più in linea con il proprio sé autentico, offrendo un nuovo punto di vista tratto dalla mia stessa esperienza.</span></p>
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		<title>Beppe Di Maso, dal basket al Bodybuilding: &#8220;Il vero avversario rimane quello che vedo allo specchio&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Magliulo &#38; Pasquale Maria Sansone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 07:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TUTTINTERVISTA]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sportivo a trecentosessanta gradi Beppe di Maso, ad appena otto anni ha avuto il suo incontro &#8220;fatale&#8221; con il Basket.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-82528 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?resize=300%2C163&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="163" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?resize=300%2C163&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?w=510&amp;ssl=1 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sportivo a trecentosessanta gradi Beppe di Maso, ad appena otto anni ha avuto il suo incontro &#8220;fatale&#8221; con il Basket. Dodici anni dopo il passaggio al Bodybuilding che tuttora pratica ed insegna.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>Il primo amore non si scorda mai, ma lei dopo dodici anni di Pallacanestro si è reso conto di avere per un&#8217;altra pratica sportiva un amore ancora più forte. È iniziata così la sua avventura nel mondo del Bodybuilding.</strong></span></p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103549 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/1-5.jpeg?resize=243%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="243" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/1-5-scaled.jpeg?resize=243%2C300&amp;ssl=1 243w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/1-5-scaled.jpeg?w=829&amp;ssl=1 829w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/1-5-scaled.jpeg?resize=768%2C949&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 243px) 100vw, 243px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il primo amore non si scorda, è vero. Il basket è entrato nella mia vita quando avevo appena otto anni e per dodici anni è stato una parte enorme di me. Mi ha insegnato cosa significa appartenere a una squadra, rispettare delle regole, allenarsi con costanza e soprattutto accettare che per migliorare bisogna lavorare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Poi, intorno ai vent’anni, è arrivata la palestra. All’inizio quasi per curiosità, poi qualcosa è cambiato. Nel Bodybuilding ho scoperto una dimensione completamente diversa: non c’era più soltanto la competizione con un avversario, ma soprattutto quella con me stesso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ed è probabilmente questo che mi ha conquistato. Guardarmi allo specchio e sapere che ogni cambiamento dipendeva dal lavoro che ero disposto a fare. Allenamento dopo allenamento ho capito che non era più semplicemente palestra: stava diventando una vera passione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il basket resterà sempre il mio primo amore, ma il Bodybuilding è diventato parte di ciò che sono oggi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Bodybuilder si nasce o si diventa?</strong></span></p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103551 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-2.jpeg?resize=171%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="171" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-2-scaled.jpeg?resize=171%2C300&amp;ssl=1 171w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-2-scaled.jpeg?w=582&amp;ssl=1 582w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-2-scaled.jpeg?resize=768%2C1350&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-2-scaled.jpeg?resize=874%2C1536&amp;ssl=1 874w" sizes="(max-width: 171px) 100vw, 171px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Bodybuilder si diventa. La genetica può sicuramente aiutarti, ma i muscoli non crescono per diritto di nascita.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quello che fa la differenza sono gli anni di allenamento, la costanza e soprattutto la testa. Perché allenarsi quando sei motivato è facile. Continuare a farlo quando sei stanco, quando i risultati rallentano, quando attraversi un periodo difficile o semplicemente quando nessuno ti vede è tutta un’altra storia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E poi c’è una cosa che il Bodybuilding ti insegna molto velocemente: non esistono scorciatoie per la costanza.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per me è sempre stata una sfida con me stesso. Posso guardare e ammirare il fisico di un altro atleta, ma il mio vero avversario rimane quello che vedo allo specchio.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il fisico cambia con il tempo. La mentalità che costruisci per cambiarlo, invece, te la porti dietro anche fuori dalla palestra.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Non ci può negare che nel mondo dei &#8220;supermuscolosi&#8221; esistono delle esagerazioni e non solo. L&#8217;ipertono di qualche praticante; la dieta monocorde ed un po&#8217; troppo proteica; centrare tutto sul bodybuilding lasciando fuori tante esperienze che vale la pena di vivere. Ovviamente stiamo parlando degli eccessi.</strong></span></p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103552 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/4-1.jpeg?resize=228%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="228" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/4-1-scaled.jpeg?resize=228%2C300&amp;ssl=1 228w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/4-1-scaled.jpeg?w=779&amp;ssl=1 779w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/4-1-scaled.jpeg?resize=768%2C1010&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/4-1-scaled.jpeg?resize=1168%2C1536&amp;ssl=1 1168w" sizes="(max-width: 228px) 100vw, 228px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Certo che esistono e sarebbe ipocrita negarlo. Quando entri molto profondamente in questo mondo il rischio è quello di volere sempre qualcosa in più: più muscoli, più definizione, una condizione migliore. E a un certo punto può diventare difficile sentirsi davvero soddisfatti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma per me il problema non è amare troppo il Bodybuilding. Il problema nasce quando il Bodybuilding comincia a non lasciare spazio a nient’altro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sono una persona che ama allenarsi e quando mi pongo un obiettivo so essere estremamente disciplinato. Ma voglio anche viaggiare, uscire, andare a cena, stare con le persone a cui voglio bene e vivere esperienze che non hanno nulla a che fare con una palestra.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Se per avere un fisico migliore devo smettere di vivere, personalmente non lo considero più un miglioramento.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il Bodybuilding dovrebbe insegnarti disciplina, non renderti schiavo della disciplina. Credo che il vero traguardo sia riuscire a migliorarsi continuamente senza dimenticarsi di vivere.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Sul fronte della alimentazione lei fa da sé o si fa seguire da un esperto?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Dopo tanti anni inevitabilmente impari a conoscere il tuo corpo. Sai quali alimenti ti fanno stare meglio, inizi a capire come reagisci quando aumenti o diminuisci le calorie e acquisisci una certa esperienza nella gestione della quotidianità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma esperienza personale e competenza professionale sono due cose diverse.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per questo, quando serve impostare un percorso nutrizionale specifico, credo sia corretto affidarsi a chi ha le competenze professionali per farlo. E vale anche nel mio lavoro: essere Personal Trainer non significa improvvisarsi nutrizionista.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Io posso occuparmi dell’allenamento, aiutare una persona a costruire abitudini migliori e darle indicazioni generali per uno stile di vita più sano, ma credo molto nel rispetto dei ruoli professionali.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Conoscere il proprio corpo è importante. Sapere anche quando affidarsi a qualcuno che ne sa più di noi lo è altrettanto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Nel suo futuro cosa intravvede sempre e solo attività legate allo Sport o ci sarà anche altro?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Lo sport è entrato nella mia vita quando avevo otto anni. Prima il basket quindi immaginare un futuro in cui non abbia un ruolo sarebbe abbastanza difficile.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Negli ultimi anni, però, è cambiato qualcosa. Prima lo sport riguardava soprattutto me: il mio allenamento, il mio fisico, i miei obiettivi. Oggi una delle soddisfazioni più grandi arriva invece dalle persone che seguo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Vedere qualcuno partire pensando di non farcela e, dopo qualche mese, guardarsi allo specchio con una sicurezza diversa vale tantissimo. E non parlo soltanto di trasformazione fisica. Quando attraverso l’allenamento una persona cambia il modo in cui vede se stessa, lì capisci che il lavoro di un Personal Trainer può andare ben oltre una serie o una ripetizione.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nel futuro mi vedo sicuramente crescere ancora in questo settore e mi piacerebbe riuscire a costruire qualcosa di sempre più mio.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma non voglio neanche mettere dei confini alla mia vita. Sono curioso e credo che bisogna essere capaci di cogliere le opportunità quando arrivano.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Una certezza però ce l’ho: qualunque cosa farò, lo sport continuerà a esserci. Perché dopo tanti anni non è più semplicemente qualcosa che faccio. È diventato parte del mio modo di essere.</span></p>
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		<title>Dalla sessualità ai disturbi alimentari, Veronica Rossi: &#8220;Il corpo può diventare il linguaggio delle emozioni&#8221;</title>
		<link>https://www.tuttosanita.com/dalla-sessualita-ai-disturbi-alimentari-veronica-rossi-il-corpo-puo-diventare-il-linguaggio-delle-emozioni/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=dalla-sessualita-ai-disturbi-alimentari-veronica-rossi-il-corpo-puo-diventare-il-linguaggio-delle-emozioni</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Magliulo &#38; Pasquale Maria Sansone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 07:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TUTTINTERVISTA]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Psicologa clinica, Sessuologa, esperta di comunicazione e scrittrice. &#8220;Psicologia con ironia&#8221;, questo il più recente ed apprezzato progetto di Veronica&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/dalla-sessualita-ai-disturbi-alimentari-veronica-rossi-il-corpo-puo-diventare-il-linguaggio-delle-emozioni/">Dalla sessualità ai disturbi alimentari, Veronica Rossi: &#8220;Il corpo può diventare il linguaggio delle emozioni&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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<p><span style="font-size: 14pt;">Psicologa clinica, Sessuologa, esperta di comunicazione e scrittrice. &#8220;Psicologia con ironia&#8221;, questo il più recente ed apprezzato progetto di Veronica Rossi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Il titolo del progetto “Psicologia con ironia” è sicuramente accattivante. Le fa piacere illustrare i contenuti salienti della sua iniziativa?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103453 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/1-4.jpeg?resize=225%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="225" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/1-4-scaled.jpeg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/1-4-scaled.jpeg?w=768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/1-4-scaled.jpeg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/1-4-scaled.jpeg?resize=1536%2C2048&amp;ssl=1 1536w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" data-recalc-dims="1" /></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>“Psicologia con ironia” nasce dal desiderio di rendere la psicologia accessibile senza banalizzarla. È un progetto di divulgazione che porto avanti attraverso i social, ma anche in radio, negli eventi, negli incontri pubblici e nella formazione. Parlo di emozioni, relazioni, sessualità, desiderio, comportamento alimentare e di tutte quelle contraddizioni che caratterizzano l’essere umano.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>L’ironia è utile per avvicinarsi alla psicologia, ed eventualmente al dolore, senza esserne immediatamente spaventati. </em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>A volte una riflessione arriva più lontano quando ci strappa prima un sorriso e poi ci lascia una domanda. </em></span><span style="font-size: 14pt;"><em>Il mio motto, infatti, è che la psicologia è una cosa seria, ma non seriosa.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Dal “divano di papà Freud” alla divulgazione. Il passo non è lunghissimo ma neanche tanto breve.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>È un passaggio apparentemente breve, ma molto delicato. Sul lettino, o più propriamente nello studio clinico, incontriamo la complessità irripetibile di una persona. Nella divulgazione, invece, ci rivolgiamo contemporaneamente a migliaia di persone che hanno storie, sensibilità e bisogni differenti.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>La difficoltà consiste nel semplificare il linguaggio senza semplificare l’essere umano. Un contenuto divulgativo può far nascere una riflessione, aiutare a riconoscersi o incoraggiare una richiesta d’aiuto, ma non può sostituire una valutazione clinica o una psicoterapia.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Freud, probabilmente, avrebbe avuto qualche difficoltà a condensare l’inconscio in un reel di sessanta secondi. Però credo che sarebbe stato molto incuriosito dai social: sono luoghi nei quali mostriamo moltissimo di noi e, contemporaneamente, costruiamo con grande attenzione ciò che desideriamo nascondere.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>La sessualità, soprattutto in Freud, è al centro di molte osservazioni psicoanalitiche. A distanza di tanti anni dall’esordio di questa nuova scienza lei cosa ne pensa?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Freud ha avuto il grande merito di portare la sessualità fuori dal silenzio e di mostrarne la presenza nella vita psichica. Inoltre, ha ampliato il concetto di sessualità oltre il solo atto sessuale, collegandolo al desiderio, al piacere, alle fantasie, ai conflitti e alle relazioni.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Naturalmente alcune sue teorie risentono profondamente dell’epoca in cui sono nate, soprattutto rispetto alla femminilità, all’orientamento sessuale e ai ruoli di genere. Oggi abbiamo una visione più ampia e biopsicosociale: la sessualità nasce dall’incontro tra corpo, mente, storia personale, cultura e qualità delle relazioni.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Non è soltanto qualcosa che “facciamo”, ma un linguaggio attraverso il quale esprimiamo desiderio, paura, libertà, bisogno di conferme, intimità e vulnerabilità. Il contributo di Freud rimane fondamentale, purché non venga trasformato in un dogma. D’altronde, la psicologia evolve proprio quando riesce a dialogare con i propri padri senza sentirsi obbligata a obbedire loro.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>La cifra esagerata che sta toccando il femminicidio lascia esterrefatti. È possibile che nessuno colga i segnali di un “amore malato”? Cosa rende ciechi protagonisti e comprimari?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103455 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-1.jpeg?resize=225%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="225" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-1-scaled.jpeg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-1-scaled.jpeg?w=768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-1-scaled.jpeg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-1-scaled.jpeg?resize=1536%2C2048&amp;ssl=1 1536w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" data-recalc-dims="1" /></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Partirei da una distinzione fondamentale: il femminicidio non è semplicemente l’esito di una crisi irreversibile della coppia e non è un amore diventato improvvisamente “malato”. È l’espressione estrema di una dinamica di violenza fondata sul possesso, sul potere e sul controllo. Anche il successivo suicidio dell’autore non trasforma quanto accaduto in una tragedia romantica o in un gesto compiuto “per troppo amore”.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>I segnali spesso esistono: gelosia ossessiva, controllo del telefono e degli spostamenti, isolamento dagli amici e dalla famiglia, svalutazione, minacce, controllo economico, stalking e incapacità di accettare una separazione. Il problema è che molti di questi comportamenti vengono ancora scambiati per manifestazioni di interesse: “È geloso perché mi ama”, “Vuole sapere dove sono perché si preoccupa”.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>A rendere difficile il riconoscimento contribuiscono la paura, la vergogna, la dipendenza emotiva o economica, l’isolamento e l’alternanza tra violenza e momenti di apparente pentimento. La persona continua a sperare che torni l’uomo conosciuto all’inizio. Chi sta intorno, invece, può vedere soltanto frammenti della situazione, minimizzare o temere di intromettersi.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>La responsabilità della violenza, però, appartiene sempre a chi la esercita. La domanda non dovrebbe essere soltanto “Perché lei non se n’è andata?”, ma soprattutto “Perché lui ritiene di poter controllare, minacciare o distruggere una donna che sceglie di essere libera?”.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Anoressia e bulimia sono in continua crescita. Cosa sta succedendo?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Quando parliamo di disturbi del comportamento alimentare, parliamo di un disagio sempre più complesso che trova nel corpo e nel cibo un linguaggio attraverso cui manifestarsi. Anoressia e bulimia non sono capricci, diete sfuggite di mano o semplice desiderio di essere magri: sono disturbi nei quali intervengono fattori biologici, psicologici, familiari, relazionali, sociali e culturali.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Viviamo in una società che ci invita continuamente a consumare, ma anche a controllarci; a mostrarci, ma possibilmente senza imperfezioni; a essere performanti, desiderabili e felici. Il corpo rischia così di diventare un progetto da correggere continuamente e il cibo può trasformarsi in uno strumento per gestire emozioni che non riescono a trovare parole.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Nell’anoressia il controllo del cibo può offrire un’illusione di padronanza quando il resto della vita viene percepito come incontrollabile. Nella bulimia l’abbuffata può rappresentare un tentativo di riempire, anestetizzare o scaricare una tensione, seguito però da colpa e bisogno di compensare. Non esiste comunque una spiegazione uguale per tutti.</em></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><em>Per questo è fondamentale cogliere precocemente i cambiamenti nel comportamento, nell’umore e nella vita sociale, senza aspettare che il disturbo diventi evidente sul corpo. E soprattutto ricordare che non basta dire “mangia”: occorre un percorso specialistico e multidisciplinare che si occupi della persona nella sua interezza.</em></span></p>
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		<title>Gennaro Barbuto, la medicina estetica oltre la bellezza: &#8220;Al centro deve esserci sempre la persona&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Magliulo &#38; Pasquale Maria Sansone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 07:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[APPROFONDIMENTI]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[TUTTINTERVISTA]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[estetica]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[medicina estetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Docente alla Federico II nei Master di Medicina estetica, trainer e speaker mondiale, Gennaro Barbuto, gira il mondo per dare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/gennaro-barbuto-la-medicina-estetica-oltre-la-bellezza-al-centro-deve-esserci-sempre-la-persona/">Gennaro Barbuto, la medicina estetica oltre la bellezza: &#8220;Al centro deve esserci sempre la persona&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-82528 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?resize=300%2C163&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="163" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?resize=300%2C163&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?w=510&amp;ssl=1 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Docente alla Federico II nei Master di Medicina estetica, trainer e speaker mondiale, Gennaro Barbuto, gira il mondo per dare il suo apprezzato contributo alla Medicina estetica prendendo parte ai più significativi convegni internazionali sulla materia. Attualmente impegnato a Shangai.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>In un mondo che attribuisce valore assoluto alla bellezza fisica, non si rischia di svuotare sempre più di contenuti il percorso che concorre alla formazione ed alla realizzazione dell&#8217;Uomo?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103419 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/barbuto.jpg?resize=200%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="200" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/barbuto-scaled.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/barbuto-scaled.jpg?w=684&amp;ssl=1 684w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/barbuto-scaled.jpg?resize=768%2C1151&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/barbuto-scaled.jpg?resize=1025%2C1536&amp;ssl=1 1025w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" data-recalc-dims="1" />Il rischio esiste nel momento in cui la bellezza fisica viene intesa come un fine ultimo e non come un&#8217;armonica espressione di benessere. La Medicina Estetica moderna non deve sovrastare l&#8217;identità della persona, ma valorizzarla. Quando il trattamento rispetta la naturalezza e la salute del paziente, non si sostituisce all&#8217;essere, ma aiuta l&#8217;individuo a sentirsi a proprio agio con se stesso. Il segreto sta nel non rincorrere modelli omologati imposti dall&#8217;esterno, mantenendo al centro la persona nella sua interezza psicofisica.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;"><strong>Lei concorre alla formazione degli specialisti della Medicina estetica. Una grande responsabilità.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È una responsabilità enorme. Formare i medici del futuro significa trasmettere prima di tutto un&#8217;etica rigorosa, il rispetto dei tessuti e la profonda conoscenza dell&#8217;anatomia. Non insegniamo soltanto tecniche iniettive o l&#8217;uso delle tecnologie, ma cerchiamo di infondere il senso del limite: sapere quando dire &#8220;no&#8221; a una richiesta inappropriata è importante quanto saper eseguire perfettamente una procedura. La sicurezza del paziente e l&#8217;equilibrio del risultato sono i pilastri della nostra didattica.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Spesso nel mondo dei &#8220;belli a tutti i costi&#8221; si intrufola una farmacopea &#8220;pensiamo agli anabolizzanti&#8221; o una serie di prodotti che o risultano inefficaci o comportano pesanti effetti collaterali. Combattere questo andazzo nell&#8217;era dei social e dei followers non è semplice.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103412 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/111.jpeg?resize=300%2C273&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="273" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/111-scaled.jpeg?resize=300%2C273&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/111-scaled.jpeg?resize=1024%2C932&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/111-scaled.jpeg?resize=768%2C699&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/111-scaled.jpeg?w=1125&amp;ssl=1 1125w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La disinformazione sui social e la ricerca di risultati immediati spingono purtroppo molte persone verso scorciatoie pericolose; sostanze dannose come gli anabolizzanti e prodotti non certificati. Combattere questo fenomeno richiede un impegno costante su due fronti: la divulgazione scientifica corretta da parte di noi professionisti e la tutela istituzionale. Bisogna spiegare ai giovani che la salute non si baratta per un &#8220;like&#8221; e che l&#8217;unica medicina estetica e rigenerativa valida è quella praticata da professionisti qualificati con prodotti tracciabili e approvati.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Per restare in forma certo non sono sufficienti i soli esercizi fisici,occorre pure una sana e varia alimentazione. Lei segue una regola particolare?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sulla nutrizione non seguo una regola rigida o un regime punitivo. Il mio approccio si basa piuttosto sul concetto di anti-infiammazione: cerco di dare al corpo ciò che lo nutre a livello cellulare, privilegiando cibi freschi e ricchi di antiossidanti, mantenendo un&#8217;idratazione profonda e limitando al massimo gli zuccheri raffinati e i prodotti processati. Per me l&#8217;alimentazione non è una rinuncia, ma una scelta consapevole per conservare l&#8217;energia necessaria a sostenere i miei ritmi di lavoro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Lei girando il mondo ha l&#8217;opportunità di incontrare i maggiori esperti del settore. Quali sono le novità più significative della Medicina estetica?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103413 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/222.jpeg?resize=200%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="200" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/222-scaled.jpeg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/222-scaled.jpeg?w=683&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/222-scaled.jpeg?resize=768%2C1151&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/222-scaled.jpeg?resize=1025%2C1536&amp;ssl=1 1025w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/222-scaled.jpeg?resize=1366%2C2048&amp;ssl=1 1366w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" data-recalc-dims="1" /></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per quanto riguarda le novità del settore, stiamo assistendo a un vero e proprio cambio di paradigma: la medicina estetica ha finalmente superato l&#8217;era degli eccessi e dei volumi artificiali per abbracciare la medicina rigenerativa. </span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Oggi la ricerca non punta più a riempire in eccesso o a paralizzare, ma a stimolare i nostri stessi tessuti a rigenerarsi. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">L&#8217;uso di tecnologie integrate, ci permette di riprogrammare le cellule cutanee affinché producano autonomamente nuovo collagene ed elastina.  L&#8217;obiettivo attuale non è alterare i tratti di un viso, ma migliorarlo, valorizzarlo e rallentarne l&#8217;invecchiamento biologico mantenendone intatta l&#8217;espressività e la naturalezza.</span></p>
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		<title>“Dieci Cuori Invictus”, Valentina Giordano racconta lo sport che abbatte le barriere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Magliulo &#38; Pasquale Maria Sansone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 07:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[TUTTINTERVISTA]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Giordano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Sportiva a tutto tondo, scrittrice ed impegnata nel sociale, Valentina Giordano è un&#8217;insegnante di Scienze Motorie che nel&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/dieci-cuori-invictus-valentina-giordano-racconta-lo-sport-che-abbatte-le-barriere/">“Dieci Cuori Invictus”, Valentina Giordano racconta lo sport che abbatte le barriere</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-93551 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2025/07/Nuovosportesalute.jpg?resize=300%2C145&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="145" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="s3"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s2">Sportiva a tutto tondo, scrittrice ed impegnata nel sociale, Valentina Giordano è un&#8217;insegnante di Scienze Motorie che nel suo libro, &#8220;Dieci Cuori </span><span class="s2">Invictus&#8221;</span><span class="s2"> parla di Sport, adolescenza e soprattutto solidarietà.</span></span></p>
<div class="s4"><span style="font-size: 14pt;"><strong><span class="s2">Cominciamo proprio dal suo libro:</span> <span class="s2">Dieci Cuori </span><span class="s2">Invictus</span><span class="s2">.</span></strong></span></div>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103333 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-01-at-16.43.34.jpeg?resize=225%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="225" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-01-at-16.43.34-scaled.jpeg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-01-at-16.43.34-scaled.jpeg?w=768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/WhatsApp-Image-2026-09-01-at-16.43.34-scaled.jpeg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p class="s5"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s2">“</span><span class="s2">Dieci Cuori </span><span class="s2">Invictus</span><span class="s2">” </span><span class="s2">nasce quasi per caso. L’estate scorsa ho notato sui social l&#8217;annuncio di un concorso letterario dal titolo evocativo</span><span class="s2">, </span><span class="s2">che sembra</span><span class="s2">va </span><span class="s2">un segno del destino: </span><span class="s2">“</span><span class="s2">Invictus</span><span class="s2"> Giovani</span><span class="s2">”</span><span class="s2">. In quel periodo stava prendendo forma il progetto INVICTUS dell’associazione Stella Polare, con </span><span class="s2">la quale</span><span class="s2"> collaboro, nato per promuovere la piena inclusione e la partecipazione sociale delle persone con disabilità.</span></span></p>
<p class="s5"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s2">Non avevo mai scritto nulla prima di allora, ma scoprendo che il tema del bando era lo sport, ho deciso di mettermi alla prova. Quel primo tentativo non ha portato alla vittoria, così come la partecipazione successiva al concorso </span><span class="s2">“</span><span class="s2">Cuori Narranti</span><span class="s2">”</span><span class="s2">, dopo aver ampliato la storia e approfondito i personaggi. Tuttavia, ero convinta che alcune storie meritassero assolutamente di essere raccontate.</span></span></p>
<p class="s5"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s2">Ho scelto quindi di pubblicare il libro in modo indipendente: </span><span class="s2">“</span><span class="s2">Dieci Cuori </span><span class="s2">Invictus</span><span class="s2">” </span><span class="s2">è una storia direttamente ispirata </span><span class="s2">agli INVICTUS</span><span class="s2">, alla loro forza, al loro coraggio e alla profonda umanità di cui sono testimoni ogni giorno.</span></span></p>
<div class="s4"><span style="font-size: 14pt;"><strong><span class="s2">Chi opera solidarietà riceve solidarietà. Questo si legge anche nei volti di chi attiva questi percorsi. Non c&#8217;è bisogno di spiegare basta guardare.</span></strong></span></div>
<p class="s5"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s2">Sono assolutamente d’accordo. Quando ci si avvia lungo i percorsi della solidarietà, si scopre subito che a trarne beneficio non è soltanto chi riceve aiuto, ma anche </span><span class="s2">(</span><span class="s2">e forse soprattutto</span><span class="s2">)</span><span class="s2"> chi lo offre.</span></span></p>
<p class="s5"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s2">È difficile tradurre in parole le emozioni che provo quando scendo in pista con il mio capitano e la mia squadra (gli INVICTUS), o quando mi trovo in escursione con </span><span class="s2">“</span><span class="s2">Il Cammino Possibile</span><span class="s2">”</span><span class="s2">, un&#8217;altra splendida realtà di cui parlerò a breve. Posso però dire che quei sorrisi mi donano la carica per scalare l’Everest, trasmettendomi un’energia positiva e indistruttibile. Mi riempiono il cuore e l’anima: ogni goccia di sudore viene ripagata da un milione di gocce di felicità, e la fatica svanisce di fronte a quegli occhi luminosi che ti dicono semplicemente </span><span class="s2">“</span><span class="s2">grazie</span><span class="s2">”</span><span class="s2">. Un grazie vero, sincero, disarmante.</span></span></p>
<div class="s4"><span style="font-size: 14pt;"><strong><span class="s2">La pallavolo è il suo amore di sempre. Come è nata questa passione e come la sta portando avanti. Che cosa le </span><span class="s2">da il</span><span class="s2"> Volley?</span></strong></span></div>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103335 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3.jpeg?resize=300%2C225&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="225" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-scaled.jpeg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-scaled.jpeg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-scaled.jpeg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-scaled.jpeg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-scaled.jpeg?resize=160%2C120&amp;ssl=1 160w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/3-scaled.jpeg?w=1140&amp;ssl=1 1140w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p class="s5"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s2">La pallavolo è la mia seconda famiglia: la pratico da quando avevo otto anni e ancora oggi gioco in una squadra amatoriale mista</span><span class="s2">, nella quale uomini e donne giocano insieme</span><span class="s2">.</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s2" style="font-size: 14pt;">Grazie al volley ho compreso il senso più profondo del concetto di squadra. In questo sport, per regolamento, una persona non può toccare la palla due volte di seguito: a differenza di altre discipline in cui il singolo talento può trascinare la partita da solo, nella pallavolo senza il contributo degli altri non si va da nessuna parte. Per poter attaccare serve un’ottima alzata, ma per alzare occorre prima una difesa impeccabile. Ogni ruolo è determinante e ogni movimento di copertura, anche quando non si tocca la palla, si rivela fondamentale per l&#8217;azione.</span></p>
<p class="s5"><span class="s2" style="font-size: 14pt;">La pallavolo mi regala ogni giorno una grande lezione di fiducia e supporto incondizionato. È la certezza che nei momenti di difficoltà ci sarà sempre un compagno pronto a coprirti le spalle: si vince e si perde insieme, si esulta e si soffre insieme, diventando un tutt’uno dentro e fuori dal campo.</span></p>
<div class="s4"><span style="font-size: 14pt;"><strong><span class="s2">Nella vita ci sono momenti in cui due anime si incontrano e questo succede spesso quando ci si muove su percorsi di solidarietà. Ci vuole raccontare qualche episodio?</span></strong></span></div>
<p class="s5"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s2">Da quando faccio volontariato</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> ho incontrato molte persone speciali che considero autentici esempi di vita: non posso nominarle tutte, ma ciascuna di loro sa quanto sia importante per me. Gli incontri che più di tutti hanno contribuito a rendermi la persona che sono oggi sono tre:</span></span></p>
<p class="s5"><span class="s2" style="font-size: 14pt;">Sophia, capitano del mio cuore e fonte di ispirazione da cui tutto ha avuto origine. È la ragazza dal sorriso più bello che conosca, capace di illuminare anche le giornate più buie e di ricordarmi ogni giorno quanto sia preziosa la vita.</span></p>
<p class="s5"><span class="s2" style="font-size: 14pt;">Marco M., compagno di squadra negli INVICTUS, conosciuto per caso a una delle nostre gare. È un grande leader dall’anima buona e dalla sensibilità rara, guidato da una determinazione talmente simile alla mia da essere diventato una figura fondamentale per me, una vera e propria &#8220;costola&#8221;.</span></p>
<p class="s5"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s2">Marco B., presidente de </span><span class="s2">“</span><span class="s2">Il Cammino Possibile</span><span class="s2">”</span><span class="s2">, un&#8217;associazione affiliata a </span><span class="s2">Federtrek</span><span class="s2"> che organizza escursioni accessibili perché crede fortemente che la montagna appartenga a tutti. Marco è una persona dal cuore immenso, che mette tempo, energia e competenze al servizio degli altri in modo del tutto incondizionato. Grazie a lui, che oltre a essere un grande amico è il mio </span><span class="s2">tutor, sto completando il percorso per diventare AEV (Accompagnatore Escursionistico Volontario). M</span><span class="s2">arco m</span><span class="s2">i ha insegnato che </span><span class="s2">“</span><span class="s2">insieme si può</span><span class="s2">” </span><span class="s2">davvero, </span><span class="s2">anche quando le barriere sembrano insormontabili, e che la vera inclusione è possibile.</span></span></p>
<div class="s4"><span style="font-size: 14pt;"><strong><span class="s2">Essere sociale non significa rinunciare ad avere nuovi spazi e stanze segrete dove rifugiarsi. Tutto questo per lei si traduce anche nelle sue camminate in solitaria immergendosi nella natura.</span></strong></span></div>
<p class="s5"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s2">Un tempo non ero capace di stare da sola: cercavo sempre la presenza di qualcuno o uno stimolo esterno per sentirmi appagata. Oggi, </span><span class="s2">anche </span><span class="s2">grazie a un percorso di psicoterapia </span><span class="s2">oltre che</span><span class="s2"> alla maturità che si acquisisce con le esperienze della vita, quella percezione è totalmente cambiata. Ho compreso che, per potersi donare davvero agli altri e vivere relazioni sane, è fondamentale prima di tutto imparare a stare bene con </span><span class="s2">se</span><span class="s2"> stessi.</span></span></p>
<p class="s5"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s2">Lavorando ogni giorno a stretto contatto con le persone </span><span class="s2">&#8211;</span><span class="s2"> a scuola con alunni e colleghi, o in palestra con i miei allievi </span><span class="s2">&#8211;</span><span class="s2"> ho imparato a riscoprire e valorizzare il tempo della solitudine. Che sia durante una corsa, durante una camminata nel bosco in mezzo ai suoni della natura, oppure immersa nella lettura e nella scrittura, questi momenti rappresentano il mio spazio rigenerante. È lì, nel silenzio, che riesco a riascoltarmi, scoprendo ogni volta sfumature di me che non conoscevo e di cui sento profondo valore e gratitudine.</span></span></p>
<div class="s4"><span style="font-size: 14pt;"><strong><span class="s2">Nella sua biografia si legge di un marito e di due amici a quattro zampe.</span></strong></span></div>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103337 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/4666.jpeg?resize=300%2C225&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="225" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/4666-scaled.jpeg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/4666-scaled.jpeg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/4666-scaled.jpeg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/4666-scaled.jpeg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/4666-scaled.jpeg?resize=160%2C120&amp;ssl=1 160w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/4666-scaled.jpeg?w=1140&amp;ssl=1 1140w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /></span></p>
<p class="s5"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s2">Nel 2018 ho </span><span class="s2">incontra</span><span class="s2">to Andrea, una delle persone più buone e sincere che io conosca, con cui sono sposata da tre anni. Con lui ho trovato un perfetto equilibrio tra affinità e diversità: condividiamo tantissime passioni </span><span class="s2">&#8211;</span><span class="s2"> come la montagna, i viaggi, i videogiochi e le cene a base di sushi </span><span class="s2">&#8211;</span><span class="s2"> ma su altri aspetti siamo agli antipodi. Lui è timido, razionale e riflessivo; io sono estroversa, </span><span class="s2">emotiva</span><span class="s2"> e travolgente. Credo che sia proprio questo a farci funzionare: siamo abbastanza simili da essere in sintonia, ma abbastanza diversi da non annoiarci mai.</span></span></p>
<p class="s5"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s2">Tra i nostri punti fermi c’è l’amore profondo per gli animali, che ci ha portati ad adottare le nostre due meravigliose cagnoline. Shila ha quattro anni e mezzo ed è con noi da quando era una cucciola di due mesi: arriva dalla Sicilia ed è un simil Husky (vi lascio solo immaginare la sua testardaggine!). Heren, invece, ha circa tre anni: è stata trovata in strada con una zampa fratturata,</span><span class="s2"> probabilmente</span><span class="s2"> vittima di un investimento. </span><span class="s2">Due</span><span class="s2"> amici l&#8217;hanno </span><span class="s2">soccorsa e fatta operare a proprie spese insieme al supporto d</span><span class="s2">i alcuni </span><span class="s2">volontari dell’Associazione ALFA. Non riuscendo a trovarle una sistemazione, io e Andrea abbiamo deciso di aprirle la porta di casa nostra: anche lei meritava una famiglia e l&#8217;amore di una vita serena.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103338 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/455.jpeg?resize=300%2C225&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="225" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/455-scaled.jpeg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/455-scaled.jpeg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/455-scaled.jpeg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/455-scaled.jpeg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/455-scaled.jpeg?resize=160%2C120&amp;ssl=1 160w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/09/455-scaled.jpeg?w=1140&amp;ssl=1 1140w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /></span></p>
<p class="s5"><span class="s2" style="font-size: 14pt;">Se posso, vorrei concludere questa intervista proprio con una frase ripresa dal sito dell&#8217;Associazione ALFA che mi ha colpito molto e che racchiude a pieno la mia filosofia di vita. Sono convinta che ognuno di noi possa fare la differenza e che ogni piccolo gesto sia prezioso, perché sono proprio le singole gocce a formare l&#8217;oceano:</span></p>
<p class="s5"><span style="font-size: 14pt;"><span class="s2">«</span><span class="s6">Nessun destino è davvero segnato finché c’è qualcuno che abbia il coraggio di impugnare la penna per scrivere. un finale diverso</span><span class="s2">.»</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/dieci-cuori-invictus-valentina-giordano-racconta-lo-sport-che-abbatte-le-barriere/">“Dieci Cuori Invictus”, Valentina Giordano racconta lo sport che abbatte le barriere</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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		<title>Inclusione, crocifisso e social: Cristian Ruggieri racconta la scuola delle differenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Magliulo &#38; Pasquale Maria Sansone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 07:00:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[TUTTINTERVISTA]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Attraverso il profilo @sostegnoconcris su Instagram Cristian Ruggieri, docente di sostegno nella scuola secondaria di primo grado,condivide contenuti dedicati all’inclusione&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-82528 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?resize=300%2C163&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="163" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?resize=300%2C163&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2024/07/in-punta-di-penna.jpeg?w=510&amp;ssl=1 510w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" /><br />
Attraverso il profilo @sostegnoconcris su Instagram Cristian Ruggieri, docente di sostegno nella scuola secondaria di primo grado,condivide contenuti dedicati all’inclusione scolastica, creando occasioni di confronto tra insegnanti, educatori e persone interessate al mondo della scuola e dell’educazione inclusiva.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Includere significa accogliere ed in special modo accogliere il diverso perché è nell’aprirsi e non nel chiudersi che si sono costituite le grandi società di tutti i tempi.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103296 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/5cd18524-4387-4699-a15f-182011ff0534.jpeg?resize=225%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="225" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/5cd18524-4387-4699-a15f-182011ff0534-scaled.jpeg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/5cd18524-4387-4699-a15f-182011ff0534-scaled.jpeg?w=768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/5cd18524-4387-4699-a15f-182011ff0534-scaled.jpeg?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" data-recalc-dims="1" /><br />
La scuola è, per sua natura, il laboratorio delle differenze per antonomasia: ogni classe è composta da alunni diversi per background, bisogni, tempi, modalità di apprendimento e di relazione, e proprio questa eterogeneità può trasformarsi in una concreta palestra di cittadinanza, dove si impara a riconoscere l’altro, a confrontarsi e a costruire insieme. Tuttavia, credo sia importante non romanticizzare la diversità, perché essa porta con sé anche complessità, fatica e talvolta conflitto: come insegnanti lo sperimentiamo quotidianamente quando ci troviamo a progettare percorsi pensati per rispondere a funzionamenti differenti. L’inclusione è una sfida tutt’altro che semplice, ma la scuola può diventare un luogo privilegiato in cui la differenza non viene semplicemente accolta, bensì trasformata in una risorsa per la crescita individuale e collettiva.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>In un mondo impaurito che sembra puntare sempre sull’isolamento degli Stati e delle persone certe tematiche risultano ostili.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103293 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/5983895b-11e4-4a3f-a086-72f540b85a09.jpeg?resize=225%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="225" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/5983895b-11e4-4a3f-a086-72f540b85a09-scaled.jpeg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/5983895b-11e4-4a3f-a086-72f540b85a09-scaled.jpeg?w=767&amp;ssl=1 767w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/5983895b-11e4-4a3f-a086-72f540b85a09-scaled.jpeg?resize=768%2C1025&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/5983895b-11e4-4a3f-a086-72f540b85a09-scaled.jpeg?resize=1151%2C1536&amp;ssl=1 1151w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" data-recalc-dims="1" /><br />
Nella storia, la politica non sempre è stata capace di accogliere e includere le differenze e, talvolta, ha persino cercato di correggerle o contenerle, perché l’uniformità appare più ordinata, prevedibile, controllabile e quindi più facilmente governabile. Credo che nell’essere umano sia quasi connaturata una certa sensazione di spaesamento di fronte a ciò che è nuovo o diverso da ciò a cui è abituato, senza che questo debba necessariamente tradursi in paura o repulsione. Tuttavia, non possiamo limitarci ad assecondare questo impulso: è necessario educare fin dall’infanzia alla consapevolezza che non possiamo scegliere con chi condividere il mondo. La scuola, in questo senso, deve essere una vera palestra di cittadinanza, un luogo in cui bambini e adolescenti possano sperimentare quotidianamente la pluralità e imparare che la diversità non è un’eccezione da tollerare, ma la condizione normale dell’esistenza umana. Anche la politica dovrebbe assumere questa responsabilità educativa e culturale, non alimentando la diffidenza verso ciò che si discosta dalla norma, ma aiutando i cittadini a trasformare l’incertezza di fronte al diverso in una genuina curiosità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>In alcune scuole l’inclusione è portata agli estremi limiti per cui non diventano inclusivi il Presepe o l’immagine del Cristo crocifisso. Anche questo, purtroppo, a noi pare un eccesso. Lei cosa ne pensa?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103294 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/39dea45e-d99d-40e2-b8ad-2ae2e120de2b.jpeg?resize=225%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="225" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/39dea45e-d99d-40e2-b8ad-2ae2e120de2b-scaled.jpeg?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/39dea45e-d99d-40e2-b8ad-2ae2e120de2b-scaled.jpeg?w=767&amp;ssl=1 767w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/39dea45e-d99d-40e2-b8ad-2ae2e120de2b-scaled.jpeg?resize=768%2C1025&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/39dea45e-d99d-40e2-b8ad-2ae2e120de2b-scaled.jpeg?resize=1151%2C1536&amp;ssl=1 1151w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" data-recalc-dims="1" /><br />
Credo che la questione del crocifisso nelle aule scolastiche venga spesso affrontata attraverso una contrapposizione un po’ troppo semplice tra chi lo considera un simbolo da rimuovere in nome dell’inclusione e chi, al contrario, lo difende come baluardo della propria identità culturale, quasi che la sua eliminazione rappresentasse una resa alle culture dei popoli che accogliamo. A mio avviso, però, la domanda dovrebbe essere posta in modo diverso: non tanto chiedersi se il crocifisso possa offendere o escludere gli alunni di altre culture e religioni, quanto interrogarsi sul significato che quel simbolo ha oggi per le nuove generazioni. È infatti tutt’altro che scontato che siano gli studenti immigrati, ad esempio di fede musulmana, a percepirne maggiormente l’inadeguatezza; forse sono proprio molti giovani italiani a non riconoscersi più in una dimensione religiosa così forte da giustificarne la presenza come elemento identitario della scuola pubblica. Questo non significa negare il ruolo fondamentale che il cristianesimo ha avuto nella costruzione della nostra storia e della nostra cultura: anche in una società completamente secolarizzata, le sue tracce rimarrebbero profondamente inscritte nella nostra civiltà. La questione, allora, è distinguere tra il riconoscimento delle nostre radici storiche e l’affermazione di una precisa appartenenza religiosa nel presente. Dovremmo chiederci, in altre parole, se il crocifisso nelle aule debba ricordarci da dove veniamo oppure suggerire, ancora oggi, quale debba essere la norma religiosa di riferimento. È una distinzione importante, perché l’inclusione non dovrebbe consistere nel cancellare la propria storia, ma nemmeno nel trasformarla in un’identità obbligatoria per chi quella storia la vive nel presente in modo diverso.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>In altre scuole invece succede l’opposto e l’inclusione viene vissuta come uno sterile obbligo di legge, anche in questo caso, noi dissentiamo. Esiste una formula più giusta per dare piena attuazione a questo progetto educativo improntato alla solidarietà?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Il rischio è quello di vivere l’inclusione come un semplice adempimento burocratico, un obbligo di legge che non modifica realmente il modo di fare scuola. Questo accade soprattutto quando l’apprendimento viene concepito come una questione esclusivamente individuale e competitiva e quando la progettazione didattica per il gruppo classe rimane interamente nelle mani del docente curricolare, mentre il docente di sostegno viene relegato al solo alunno con disabilità. Nel nostro sistema, invece, il docente specializzato per il sostegno è docente della classe e il suo compito non si esaurisce nell’affiancamento del singolo, ma consiste, insieme al collega curricolare, nella coprogettazione di interventi rivolti all’intero ambiente di apprendimento. Oggi le nostre classi sono realtà estremamente eterogenee: vi sono alunni con DSA o ADHD, studenti con background migratorio che necessitano di supporto sul piano linguistico, ragazzi che attraversano difficoltà emotive o provengono da contesti socialmente svantaggiati. Ma, in fondo, ogni alunno è portatore di bisogni propri, perché ogni persona è unica e irripetibile; e, in questo senso, potremmo provocatoriamente dire che persino noi insegnanti abbiamo i nostri “bisogni speciali”. È proprio questa consapevolezza che ci permette di superare la visione binaria che separa nettamente l’alunno “normodotato” da quello con una difficoltà certificata. L’inclusione non dovrebbe quindi essere una risposta costruita a posteriori per chi si discosta dalla norma, ma una caratteristica della didattica fin dalla sua progettazione. In questa prospettiva, l’Universal Design for Learning rappresenta un riferimento prezioso: una coprogettazione condivisa tra docente curricolare e docente di sostegno che, partendo dalla variabilità degli studenti e non da un alunno astrattamente “standard”, costruisca fin dall’inizio una didattica plurima, flessibile e accessibile, capace di offrire a ciascuno differenti possibilità di partecipare, comprendere ed esprimere ciò che ha imparato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Su questo tema ad alto impatto lei come percepisce il popolo dei social?</strong></span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sui social network la questione dell’inclusione sembra essere percepita in modo tutt’altro che univoco: molti ne condividono il principio, ma criticano la distanza tra i valori dichiarati e le condizioni concrete in cui la scuola è chiamata a realizzarli, tra classi numerose, carenza di risorse, formazione insufficiente e una frequente delega dell’alunno con disabilità al solo docente di sostegno. Parallelamente, emerge anche la posizione di chi teme che un’inclusione vissuta come “obbligo” possa penalizzare il resto della classe o abbassare gli standard di apprendimento.</span><br />
<span style="font-size: 14pt;">Aggiungerei una riflessione sulla crescente presenza dei docenti e delle cosiddette “pedagostar” sui social network. Credo sia importante distinguere nettamente tra chi utilizza questi strumenti per fare divulgazione, condividere esperienze e contribuire al dibattito educativo e chi, invece, finisce per trasformare la professione docente in un prodotto da esibire, inseguendo le logiche e i linguaggi dei trend di TikTok con l’obiettivo principale di ottenere visibilità e monetizzare. Il rischio, in quest’ultimo caso, è quello di spettacolarizzare il lavoro dell’insegnante, trasformando la scuola in un set e gli alunni in comparse di un contenuto destinato ai social. Penso soprattutto alla pratica, a mio parere inaccettabile, di riprendere ciò che accade in classe o rendere riconoscibili gli studenti per aderire a una tendenza del momento. La divulgazione educativa può essere preziosa, ma dovrebbe mantenere una responsabilità proporzionata alla delicatezza del contesto in cui si opera: non tutto ciò che può diventare contenuto deve necessariamente diventarlo.</span></p>
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		<title>Manuel Tredicine, le durissime prove della vita per fare meglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Magliulo &#38; Pasquale Maria Sansone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2026 07:28:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[APPROFONDIMENTI]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[TUTTINTERVISTA]]></category>
		<category><![CDATA[tredicine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Romano, promessa del calcio italiano Manuel Tredicine, classe 2004, sebbene giovanissimo ha dimostrato che con la volontà e l&#8217;impegno si&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/manuel-tredicine-le-durissime-prove-della-vita-per-fare-meglio/">Manuel Tredicine, le durissime prove della vita per fare meglio</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-full wp-image-93551 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2025/07/Nuovosportesalute.jpg?resize=300%2C145&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="145" data-recalc-dims="1" /></span></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 14pt;">Romano, promessa del calcio italiano Manuel Tredicine, classe 2004, sebbene giovanissimo ha dimostrato che con la volontà e l&#8217;impegno si possono combattere le più dure battaglie della vita. La vittoria e la sconfitta sono determinate anche dal Fato, ma senza mai dimenticare il motto latino: Quisque Faber fortunate suae.</span></div>
<div dir="auto"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Dalle coccole dei primi anni del settore giovanile Lazio, incassando apprezzamenti positivi da tecnici ed addetti ai lavori al gravissimo infortunio alla caviglia che ha frapposto il primo stop ad una carriera che sembrava ben delineata verso il successo.</strong></span></div>
<div dir="auto">
<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103281 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-7.jpg?resize=300%2C200&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="200" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-7-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-7-scaled.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-7-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-7-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-7-scaled.jpg?w=1140&amp;ssl=1 1140w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" />Quando a sedici anni un intervento alla caviglia non va come dovrebbe, e ti distruggono una caviglia, ti ritrovi costretto ad affrontare più operazioni, mentre intorno a te vedi tutti gli altri ragazzi continuare a crescere, giocare e andare avanti, è inevitabile che qualcosa dentro di te venga messo a dura prova. Soprattutto quando il tuo percorso calcistico, fino a quel momento, era molto ben avviato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sono stati anni durissimi, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Ho sacrificato gran parte della mia adolescenza, forse quelli che avrebbero dovuto essere gli anni più belli e spensierati, trascorrendo praticamente ogni giornata tra terapie, cure, riabilitazione e visite specialistiche, anche fuori dall’Italia. Per tanti anni la mia vita è stata questa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ma forse la parte più difficile da affrontare e, soprattutto, da accettare è stata un’altra: non sono più tornato a essere il giocatore che ero prima dell’infortunio.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Con il lavoro, il sacrificio e la costanza si può recuperare tantissimo e si può tornare a giocare a buoni livelli, ma dentro di me so che quel talento, quella naturalezza e quella spensieratezza che avevo prima non sono più tornati esattamente come prima.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Accettarlo, soprattutto così giovane, è stata probabilmente la battaglia più dura. Vedevo gli altri andare avanti mentre io dovevo prima ricostruire il mio fisico e poi, in qualche modo, ricostruire anche me stesso come calciatore e come persona.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Eppure non ho mai mollato. Neanche nei momenti peggiori. Ho continuato a lavorare e a lottare perché ho sempre creduto profondamente in me stesso. Forse l’infortunio mi ha tolto qualcosa del giocatore che ero, ma allo stesso tempo mi ha costretto a costruire qualità che prima non sapevo nemmeno di avere: carattere, disciplina, pazienza e una forza mentale che oggi fanno parte di me.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong> Oltre che in se stesso dove ha trovato le forze per affrontare questo durissimo colpo?</strong></span></p>
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<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103282 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-1.jpg?resize=300%2C289&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="289" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-1.jpg?resize=300%2C289&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-1.jpg?resize=768%2C741&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-1.jpg?w=882&amp;ssl=1 882w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" />Questa è forse una delle domande più importanti per me, perché dietro al fatto che io non abbia mai mollato ci sono soprattutto due persone: mio padre e mia madre.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Credo che moltissimi ragazzi della mia età, davanti a quello che ho affrontato, avrebbero potuto arrendersi. Per anni mi sono sottoposto a sacrifici enormi, terapie dolorose e percorsi riabilitativi estenuanti, spesso con la sensazione di non vedere mai la fine. Ogni notte per anni la passavo a piangere dalla disperazione, incubi e frustrazione sono stati miei compagni di viaggio in quegli anni Non ho mollato perché sono cresciuto avendo davanti agli occhi l’esempio di mio padre. Per me è un eroe, nel significato più concreto della parola. È un uomo che fin da bambino ha conosciuto il sacrificio e una vita durissima. Per andare a scuola doveva camminare per circa un’ora soltanto per raggiungere la corriera e poi affrontare un’altra ora di viaggio. Quando usciva da scuola non tornava a casa a giocare come sarebbe stato normale per un bambino: andava a lavorare nei campi. Tornava la sera stremato e doveva ancora trovare la forza di studiare, dormendo pochissimo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È cresciuto così: lavorando, sacrificandosi e costruendosi tutto da solo. E ancora oggi la sua vita è fatta di lavoro e sacrificio. Si alza prestissimo, torna a casa molto tardi e spesso il lavoro gli ha impedito persino di trascorrere con noi ricorrenze e festività. Per lui sempre Natale, Capodanno o Pasqua sono stati giorni di lavoro come tutti gli altri. E nonostante questo non l’ho mai sentito cercare alibi o lamentarsi: ha sempre continuato ad andare avanti.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quando mi sono infortunato ero ancora un ragazzo, non percepivo alcuno stipendio e il percorso di cure e riabilitazione comportava costi enormi. Per anni mio padre ha praticamente lavorato destinando i suoi guadagni alle mie cure. Quello che guadagnava serviva per permettermi di fare terapie, visite specialistiche, riabilitazione e anche di andare fuori dall’Italia quando era necessario.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Questa consapevolezza mi ha messo addosso una responsabilità enorme. Ogni volta che ero stanco, che soffrivo o che mi domandavo se avesse ancora senso continuare, sapevo che dietro ogni mia terapia c’erano ore e ore della vita di mio padre. C’erano le sue sveglie all’alba, le giornate intere di lavoro, le sere in cui tornava a casa distrutto e tutto quello a cui rinunciava per darmi una possibilità.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non sentivo più di poter mollare soltanto per me stesso: sentivo di non poter mollare anche per lui. Sarebbe stato come arrendermi davanti a tutti i sacrifici che stava facendo per consentirmi di inseguire ancora il mio sogno. Questa è stata una responsabilità molto grande da portare sulle spalle, soprattutto a quell’età, ma allo stesso tempo è diventata una delle mie più grandi fonti di forza.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E poi c’è mia madre, alla quale devo altrettanto. Se mio padre ha sostenuto sulle proprie spalle gran parte dei sacrifici necessari per permettermi di continuare, mia madre quella battaglia l’ha vissuta fisicamente ed emotivamente ogni giorno accanto a me.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Fin da piccolo la sua giornata ruotava anche intorno alla mia: mi accompagnava a scuola, poi agli allenamenti e spesso tornavamo a casa la sera tardi. Dopo l’infortunio, agli allenamenti si sono sostituite terapie, visite e riabilitazione, ma lei era sempre lì.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per anni ha sacrificato una parte importante della propria vita, rinunciando anche alla propria vita sociale per non lasciarmi mai solo. E credo che psicologicamente abbia sofferto quasi quanto me, perché per un genitore vedere un figlio stare male e non poter prendere su di sé quel dolore deve essere qualcosa di terribile.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per questo, quando qualcuno mi chiede dove abbia trovato la forza per non mollare, la risposta per me è semplice: nei miei genitori.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Nei momenti peggiori pensavo soprattutto a mio padre e alla vita che aveva affrontato fin da bambino. Mi dicevo che, se lui aveva trovato la forza di superare tutto quello che aveva vissuto, io non potevo arrendermi. Quello che stavo attraversando era durissimo e ha segnato profondamente la mia vita, ma avevo davanti a me l’esempio di un uomo che mi aveva insegnato, senza bisogno di grandi discorsi, cosa significassero veramente il sacrificio, il lavoro e la capacità di resistere.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E accanto a quell’esempio avevo mia madre, presente ogni singolo giorno, pronta a vivere insieme a me ogni dolore, ogni difficoltà e ogni piccolo passo avanti</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Non posso non dare merito anche ai miei nonni materni Gabriella e Raimondo che sono come genitori per me. Mia nonna quando mi vedeva soffrire per le terapie pregava Dio di togliergli la vita come sacrificio per curarmi perché non riusciva a vedermi in quelle condizioni, anche loro hanno sofferto molto</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Vedevo mia nonna con gli occhi lucidi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Anche i miei nonni materni per me sono una fonte di motivazione gli voglio un bene immenso. Se sono riuscito a tornare in campo, il merito non è soltanto mio. Quel ritorno appartiene anche a loro.</span></p>
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<div dir="auto"><span style="font-size: 14pt;"><strong>Dopo la delicatissima fase riabilitativa il ritorno in campo, che a tutti è sembrato un miracolo con la Primavera della Lazio. Quindi il mancato ingaggio nel Rimini a causa delle precarie condizioni societarie della squadra romagnola. Insomma, sintetizzando, un altro stop ma anche questa volta ha trovato la forza di reagire: puntualità negli allenamenti; una dieta appropriata, uno stile di vita da vero sportivo.</strong></span></div>
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<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103283 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicie3.jpg?resize=200%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="200" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicie3-scaled.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicie3-scaled.jpg?w=683&amp;ssl=1 683w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicie3-scaled.jpg?resize=768%2C1151&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicie3-scaled.jpg?resize=1025%2C1536&amp;ssl=1 1025w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" data-recalc-dims="1" />Dopo tutto quello che avevo attraversato con la Lazio, la situazione della mia caviglia era arrivata a un punto in cui diversi medici mi avevano detto chiaramente che difficilmente sarei tornato a giocare a calcio ad alti livelli in Italia. Sentirsi dire una cosa del genere a quell’età, dopo anni di sacrifici, è qualcosa che ti rimane dentro.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per comprendere veramente la gravità di quello che ho vissuto e il significato del mio ritorno in campo, bisogna prima capire da dove siamo partiti e in quali condizioni era arrivata la mia caviglia.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Mi era stata inserita una vite di dimensioni molto importanti, quasi come un bullone, che però non era rimasta correttamente in sede. Si muoveva all’interno della caviglia e, nel tempo, ha provocato una serie di danni gravissimi che si sono sommati contemporaneamente: lesioni osteocondrali, erosione ossea – la vite stava letteralmente scavando nell’osso – sclerosi ossea, sinovite reattiva e un’algodistrofia diventata cronica.  Ora sono recuperato e funzionale al 100%</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Faccio proprio della forza nelle gambe e la frequenza di passo il mio punto di forza, riesco a fare 300 kg di pressa e 150 kg di squat con quasi facilità rispetto ad altri miei colleghi</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">A diciassette anni mi sono ritrovato non soltanto con il rischio concreto di dover abbandonare il calcio, ma con una caviglia la cui stessa funzionalità era seriamente compromessa. Tra gli scenari che mi erano stati prospettati c’era persino quello di dover ricorrere a una protesi.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quando a quell’età hai contemporaneamente tutte queste problematiche nella stessa articolazione, la domanda non è più semplicemente: “Quanto tempo mi servirà per tornare in campo?”. La domanda diventa: “Potrò mai tornare a giocare a calcio a livello professionistico?”</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Io in Italia ho consultato tantissimi ortopedici e fisiatri e le prospettive che ricevevo erano estremamente negative. Nessuno riusciva a darmi una reale prospettiva di ritorno al calcio professionistico. E sentirsi ripetere una cosa del genere a diciassette anni, quando il calcio rappresenta praticamente tutta la tua vita, è qualcosa di difficilissimo da spiegare a parole.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Poi ho incontrato Carlos Moreno. Carlos per me è stato molto più di un professionista straordinario. È stato la persona che, quando quasi tutti vedevano una caviglia che non avrebbe più potuto sostenere il calcio professionistico, ha avuto la competenza e il coraggio di provare a costruire una strada per farmi tornare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ha affrontato la situazione con una pazienza incredibile: una patologia alla volta ha iniziato, metaforicamente, a spegnere l’incendio che avevo dentro quella caviglia. Prima bisognava spegnere quell’incendio, poi capire cosa fosse rimasto e soltanto dopo ricostruire, passo dopo passo, le basi perché quell’articolazione potesse tornare non semplicemente a funzionare nella vita quotidiana, ma a sopportare nuovamente le sollecitazioni di un atleta.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È stato un percorso lunghissimo. Da giovanissimo ho trascorso molto tempo in Spagna per curarmi, lontano dalla mia quotidianità e dalla vita che avrebbe dovuto avere un ragazzo della mia età. Ma Carlos non mi ha mai fatto sentire soltanto un paziente: mi ha trattato come un figlio.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per questo quando parlo di lui faccio fatica a limitarmi a un semplice ringraziamento. Carlos non mi ha soltanto curato una caviglia. Mi ha salvato la possibilità di continuare la mia carriera e, sotto certi aspetti, ha salvato anche una parte fondamentale della mia vita.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Perché dover rinunciare per sempre al calcio, non per una mia scelta e non perché avessi smesso di crederci, ma dopo tutto quello che era successo e dopo anni di sacrifici, sarebbe stato per me un peso difficilissimo da portare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Carlos mi ha restituito una possibilità quando sembrava che quella possibilità non esistesse più.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per questo gli devo tantissimo. Gli devo la mia caviglia, gli devo una parte importante della mia carriera e gli devo anche la serenità di aver potuto almeno continuare a combattere per il mio sogno.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ogni volta che entro nuovamente in campo, dentro quel momento c’è anche una parte di Carlos Moreno. Perché se oggi posso ancora indossare gli scarpini e giocare a calcio, è anche grazie a lui.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Quando sono riuscito a tornare in campo, lui stesso ha parlato di un miracolo. Io credo che dietro quel “miracolo” ci siano state in realtà tre componenti fondamentali: la sua straordinaria competenza, la mia perseveranza quasi ostinata nel non arrendermi e gli enormi sacrifici economici sostenuti da mio padre per permettermi di curarmi. Senza anche solo una di queste tre componenti, probabilmente oggi racconterei una storia diversa.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Riuscire a rientrare dopo che mi era stato prospettato di non poter più giocare è stata una delle soddisfazioni più grandi della mia vita. Successivamente ho trascorso un anno nel contesto della prima squadra della Lazio in Serie A, pur senza arrivare all’esordio ufficiale. Poi è arrivato il momento di scegliere il passo successivo della mia carriera.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Avevo diverse possibilità, tra cui Foggia in Serie C e Pescara in Serie B. Alla fine ho scelto Rimini perché credevo che potesse essere il progetto giusto per me. E proprio quando pensavo finalmente di essermi lasciato alle spalle gli ostacoli più grandi, il destino mi ha messo davanti a un’altra prova.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>Tutti conoscono con quale &#8220;larghezza di maniche&#8221; gli Arabi, in particolare i Sauditi, propongono ai calciatori ingaggi milionari. Eppure lei ha detto di no sia alle proposte che le venivano dal mondo degli sceicchi che dalla Corea.</strong></span></p>
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<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103284 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-4.jpg?resize=200%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="200" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-4-scaled.jpg?resize=200%2C300&amp;ssl=1 200w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-4-scaled.jpg?resize=682%2C1024&amp;ssl=1 682w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-4-scaled.jpg?resize=768%2C1152&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-4-scaled.jpg?resize=1024%2C1536&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/tredicine-4-scaled.jpg?w=683&amp;ssl=1 683w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" data-recalc-dims="1" />Ho ricevuto richieste importanti dall’estero e non ho difficoltà ad ammettere che dall’Arabia Saudita mi è stato proposto un contratto economicamente molto importante: stipendio elevato, casa, automobile e condizioni che, soprattutto per un ragazzo della mia età, avrebbero fatto gola a chiunque. Ho avuto inoltre la possibilità di andare in Corea, a Seul. </span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sarebbe facile dire che i soldi non contano. Certamente contano e sarebbe poco credibile sostenere il contrario. Ma dopo tutto quello che ho attraversato ho capito che, almeno in questo momento della mia vita, non sto portando avanti la mia carriera per inseguire il contratto più ricco. Ho qualcosa dentro che per me vale di più.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Voglio provare a riprendermi calcisticamente quello che sento che il destino mi abbia tolto e, soprattutto, vorrei che un giorno la mia storia potesse diventare un piccolo esempio per quei bambini e quei ragazzi che stanno attraversando un momento difficile.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Ho particolarmente a cuore i bambini, soprattutto quelli che soffrono. Quando hai vissuto sulla tua pelle anni di dolore, terapie, ospedali, sacrifici e momenti nei quali sembra che tutto quello per cui hai lavorato possa scomparire, inizi a guardare la sofferenza degli altri con occhi diversi. Per questo vorrei che un bambino in difficoltà, conoscendo un giorno la mia storia, potesse pensare: “Anche quando sembra finita, posso ancora provarci. Non devo arrendermi.”</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per me questo avrebbe un valore che nessun contratto potrebbe comprare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Sono ancora giovane e credo che ci sarà eventualmente tempo, più avanti, per fare anche determinate valutazioni economiche. Inoltre non posso certo dire che il calcio in Italia mi abbia trattato male dal punto di vista economico: al contrario, ho avuto delle opportunità e ne sono profondamente grato. Sono grato anche a Dio per tutte le possibilità che ho ricevuto, nonostante le difficoltà che ho dovuto affrontare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Andare oggi in Arabia Saudita o in Corea avrebbe probabilmente significato raggiungere molto presto una grande tranquillità economica. Avrei avuto tanti soldi, una casa, una macchina e sicuramente una vita molto comoda. Ma la tranquillità economica, da sola, non avrebbe rappresentato la mia felicità e soprattutto non avrebbe completato ciò che sento di dover ancora realizzare.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Avevo anche il timore che, andando così lontano in questa fase della mia carriera, sarei progressivamente uscito dai radar del calcio italiano ed europeo. Magari avrei guadagnato molto di più, ma avrei rischiato di rinunciare alla possibilità di dimostrare fino in fondo chi sono come calciatore.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">E dopo tutto quello che io e la mia famiglia abbiamo sacrificato, non me la sono sentita.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La mia sfida oggi non è guadagnare il più possibile. È provare a riprendermi ciò che il destino mi ha tolto e trasformare tutto quello che ho vissuto in qualcosa che possa avere un significato anche per gli altri.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Se un giorno riuscirò a raggiungere il mio obiettivo e anche soltanto un bambino che sta soffrendo troverà nella mia storia un motivo in più per non arrendersi, per me quella sarà una vittoria che avrà un valore molto più grande di qualsiasi contratto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;"><strong>La redazione le augura di poter approdare in un club di grosso spessore che le possa consentire lo sviluppo piene delle sue potenzialità. Adesso una domanda tecnica, quale è, secondo lei la squadra da battere nel campionato di serie A appena avviato?</strong></span></p>
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<p><span style="font-size: 14pt;"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-103285 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/shopping.webp?resize=178%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="178" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/shopping-scaled.webp?resize=178%2C300&amp;ssl=1 178w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/shopping-scaled.webp?resize=607%2C1024&amp;ssl=1 607w, https://i0.wp.com/www.tuttosanita.com/wp-content/uploads/2026/08/shopping-scaled.webp?w=675&amp;ssl=1 675w" sizes="(max-width: 178px) 100vw, 178px" data-recalc-dims="1" />Dire che l’Inter sia la squadra da battere credo sia quasi scontato. Per qualità della rosa, esperienza, profondità dell’organico e abitudine a competere ad altissimo livello, parte inevitabilmente come uno dei principali punti di riferimento del campionato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Se però dovessi indicare una squadra capace di mettere realmente in difficoltà l’Inter e magari di cambiare gli equilibri di una Serie A che negli ultimi anni, a mio parere, sotto alcuni aspetti è diventata un po’ più prevedibile, direi la Roma.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">È una società che mi piace molto per diversi motivi. Innanzitutto sta dimostrando di saper valorizzare i giovani e, cosa ancora più importante, di non avere paura di mandarli in campo quando dimostrano di meritare un’opportunità. Nel calcio di oggi non è affatto scontato. Puoi avere un grande settore giovanile, ma se poi non hai il coraggio di dare fiducia ai ragazzi, quel lavoro rischia di rimanere incompleto.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Vedo inoltre una società che investe, che vuole crescere e che sta cercando di costruire qualcosa di importante, con un allenatore e uno staff tecnico estremamente preparati. Sotto diversi aspetti considero la Roma una realtà moderna e all’avanguardia, e credo che quest’anno possa raccogliere i frutti del lavoro che sta facendo.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Naturalmente bisogna considerare anche la situazione delle altre grandi. Il Napoli, pur avendo una rosa di grande qualità, sta attraversando una fase di rinnovamento; Atalanta e Lazio, a mio avviso, stanno vivendo un momento più complicato rispetto ai livelli raggiunti negli ultimi anni. Tutti fattori che potrebbero modificare gli equilibri del campionato.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Per questo, se l’Inter rimane per me la squadra da battere, la Roma potrebbe essere la vera antagonista, o comunque una delle squadre maggiormente in grado di metterla in difficoltà.</span></p>
<p><span style="font-size: 14pt;">Poi sarà il campo, come sempre, a dare il verdetto definitivo. Ma se dovessi indicare una squadra sulla quale tenere particolarmente gli occhi quest’anno, sceglierei la Roma.</span></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.tuttosanita.com/manuel-tredicine-le-durissime-prove-della-vita-per-fare-meglio/">Manuel Tredicine, le durissime prove della vita per fare meglio</a> proviene da <a href="https://www.tuttosanita.com">TuttoSanità</a>.</p>
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