“Dieci Cuori Invictus”, Valentina Giordano racconta lo sport che abbatte le barriere

“Dieci Cuori Invictus”, Valentina Giordano racconta lo sport che abbatte le barriere

2 Settembre 2026 Off Di Marco Magliulo & Pasquale Maria Sansone

 

 

Sportiva a tutto tondo, scrittrice ed impegnata nel sociale, Valentina Giordano è un’insegnante di Scienze Motorie che nel suo libro, “Dieci Cuori Invictus” parla di Sport, adolescenza e soprattutto solidarietà.

Cominciamo proprio dal suo libro: Dieci Cuori Invictus.

Dieci Cuori Invictusnasce quasi per caso. L’estate scorsa ho notato sui social l’annuncio di un concorso letterario dal titolo evocativo, che sembrava un segno del destino: Invictus Giovani. In quel periodo stava prendendo forma il progetto INVICTUS dell’associazione Stella Polare, con la quale collaboro, nato per promuovere la piena inclusione e la partecipazione sociale delle persone con disabilità.

Non avevo mai scritto nulla prima di allora, ma scoprendo che il tema del bando era lo sport, ho deciso di mettermi alla prova. Quel primo tentativo non ha portato alla vittoria, così come la partecipazione successiva al concorso Cuori Narranti, dopo aver ampliato la storia e approfondito i personaggi. Tuttavia, ero convinta che alcune storie meritassero assolutamente di essere raccontate.

Ho scelto quindi di pubblicare il libro in modo indipendente: Dieci Cuori Invictusè una storia direttamente ispirata agli INVICTUS, alla loro forza, al loro coraggio e alla profonda umanità di cui sono testimoni ogni giorno.

Chi opera solidarietà riceve solidarietà. Questo si legge anche nei volti di chi attiva questi percorsi. Non c’è bisogno di spiegare basta guardare.

Sono assolutamente d’accordo. Quando ci si avvia lungo i percorsi della solidarietà, si scopre subito che a trarne beneficio non è soltanto chi riceve aiuto, ma anche (e forse soprattutto) chi lo offre.

È difficile tradurre in parole le emozioni che provo quando scendo in pista con il mio capitano e la mia squadra (gli INVICTUS), o quando mi trovo in escursione con Il Cammino Possibile, un’altra splendida realtà di cui parlerò a breve. Posso però dire che quei sorrisi mi donano la carica per scalare l’Everest, trasmettendomi un’energia positiva e indistruttibile. Mi riempiono il cuore e l’anima: ogni goccia di sudore viene ripagata da un milione di gocce di felicità, e la fatica svanisce di fronte a quegli occhi luminosi che ti dicono semplicemente grazie. Un grazie vero, sincero, disarmante.

La pallavolo è il suo amore di sempre. Come è nata questa passione e come la sta portando avanti. Che cosa le da il Volley?

La pallavolo è la mia seconda famiglia: la pratico da quando avevo otto anni e ancora oggi gioco in una squadra amatoriale mista, nella quale uomini e donne giocano insieme.

Grazie al volley ho compreso il senso più profondo del concetto di squadra. In questo sport, per regolamento, una persona non può toccare la palla due volte di seguito: a differenza di altre discipline in cui il singolo talento può trascinare la partita da solo, nella pallavolo senza il contributo degli altri non si va da nessuna parte. Per poter attaccare serve un’ottima alzata, ma per alzare occorre prima una difesa impeccabile. Ogni ruolo è determinante e ogni movimento di copertura, anche quando non si tocca la palla, si rivela fondamentale per l’azione.

La pallavolo mi regala ogni giorno una grande lezione di fiducia e supporto incondizionato. È la certezza che nei momenti di difficoltà ci sarà sempre un compagno pronto a coprirti le spalle: si vince e si perde insieme, si esulta e si soffre insieme, diventando un tutt’uno dentro e fuori dal campo.

Nella vita ci sono momenti in cui due anime si incontrano e questo succede spesso quando ci si muove su percorsi di solidarietà. Ci vuole raccontare qualche episodio?

Da quando faccio volontariato, ho incontrato molte persone speciali che considero autentici esempi di vita: non posso nominarle tutte, ma ciascuna di loro sa quanto sia importante per me. Gli incontri che più di tutti hanno contribuito a rendermi la persona che sono oggi sono tre:

Sophia, capitano del mio cuore e fonte di ispirazione da cui tutto ha avuto origine. È la ragazza dal sorriso più bello che conosca, capace di illuminare anche le giornate più buie e di ricordarmi ogni giorno quanto sia preziosa la vita.

Marco M., compagno di squadra negli INVICTUS, conosciuto per caso a una delle nostre gare. È un grande leader dall’anima buona e dalla sensibilità rara, guidato da una determinazione talmente simile alla mia da essere diventato una figura fondamentale per me, una vera e propria “costola”.

Marco B., presidente de Il Cammino Possibile, un’associazione affiliata a Federtrek che organizza escursioni accessibili perché crede fortemente che la montagna appartenga a tutti. Marco è una persona dal cuore immenso, che mette tempo, energia e competenze al servizio degli altri in modo del tutto incondizionato. Grazie a lui, che oltre a essere un grande amico è il mio tutor, sto completando il percorso per diventare AEV (Accompagnatore Escursionistico Volontario). Marco mi ha insegnato che insieme si puòdavvero, anche quando le barriere sembrano insormontabili, e che la vera inclusione è possibile.

Essere sociale non significa rinunciare ad avere nuovi spazi e stanze segrete dove rifugiarsi. Tutto questo per lei si traduce anche nelle sue camminate in solitaria immergendosi nella natura.

Un tempo non ero capace di stare da sola: cercavo sempre la presenza di qualcuno o uno stimolo esterno per sentirmi appagata. Oggi, anche grazie a un percorso di psicoterapia oltre che alla maturità che si acquisisce con le esperienze della vita, quella percezione è totalmente cambiata. Ho compreso che, per potersi donare davvero agli altri e vivere relazioni sane, è fondamentale prima di tutto imparare a stare bene con se stessi.

Lavorando ogni giorno a stretto contatto con le persone a scuola con alunni e colleghi, o in palestra con i miei allievi ho imparato a riscoprire e valorizzare il tempo della solitudine. Che sia durante una corsa, durante una camminata nel bosco in mezzo ai suoni della natura, oppure immersa nella lettura e nella scrittura, questi momenti rappresentano il mio spazio rigenerante. È lì, nel silenzio, che riesco a riascoltarmi, scoprendo ogni volta sfumature di me che non conoscevo e di cui sento profondo valore e gratitudine.

Nella sua biografia si legge di un marito e di due amici a quattro zampe.

Nel 2018 ho incontrato Andrea, una delle persone più buone e sincere che io conosca, con cui sono sposata da tre anni. Con lui ho trovato un perfetto equilibrio tra affinità e diversità: condividiamo tantissime passioni come la montagna, i viaggi, i videogiochi e le cene a base di sushi ma su altri aspetti siamo agli antipodi. Lui è timido, razionale e riflessivo; io sono estroversa, emotiva e travolgente. Credo che sia proprio questo a farci funzionare: siamo abbastanza simili da essere in sintonia, ma abbastanza diversi da non annoiarci mai.

Tra i nostri punti fermi c’è l’amore profondo per gli animali, che ci ha portati ad adottare le nostre due meravigliose cagnoline. Shila ha quattro anni e mezzo ed è con noi da quando era una cucciola di due mesi: arriva dalla Sicilia ed è un simil Husky (vi lascio solo immaginare la sua testardaggine!). Heren, invece, ha circa tre anni: è stata trovata in strada con una zampa fratturata, probabilmente vittima di un investimento. Due amici l’hanno soccorsa e fatta operare a proprie spese insieme al supporto di alcuni volontari dell’Associazione ALFA. Non riuscendo a trovarle una sistemazione, io e Andrea abbiamo deciso di aprirle la porta di casa nostra: anche lei meritava una famiglia e l’amore di una vita serena.

Se posso, vorrei concludere questa intervista proprio con una frase ripresa dal sito dell’Associazione ALFA che mi ha colpito molto e che racchiude a pieno la mia filosofia di vita. Sono convinta che ognuno di noi possa fare la differenza e che ogni piccolo gesto sia prezioso, perché sono proprio le singole gocce a formare l’oceano:

«Nessun destino è davvero segnato finché c’è qualcuno che abbia il coraggio di impugnare la penna per scrivere. un finale diverso