David Shaholli, il “DJ con il camice bianco”: “La vita non deve essere monodimensionale”

David Shaholli, il “DJ con il camice bianco”: “La vita non deve essere monodimensionale”

10 Settembre 2026 Off Di Marco Magliulo & Pasquale Maria Sansone

Nasce in Albania ma cresce in Italia dove il padre Restauratore ha trovato uno sbocco lavorativo, David Shaholli coniuga la sua attività di specialista in Medicina del lavoro con quella di Dj e Produttore musicale.
Non raramente l’arte medica si coniuga con la passione per la musica. Pensiamo ad Enzo Jannacci ma sono veramente tanti i medici che manifestano passione per le note. Nato con una formazione scientifica Lei come e quando si è avvicinato al mondo dei suoni?


Il mio avvicinamento al mondo della musica è nato quasi per gioco nel 2011, spinto da una grandissima passione per il ballo, in particolare per la bachata. Con il tempo, ho iniziato a sentire il bisogno di ascoltare e ballare le canzoni della radio che però non esistevano in chiave bachatera; così ho iniziato da autodidatta a cimentarmi nella creazione di remix per poterle ballare. Per realizzare quei brani ho iniziato a studiare la produzione musicale e, man mano che i miei lavori prendevano piede tra gli appassionati e gli addetti ai lavori, è nata parallelamente anche la mia carriera da DJ.

Attraverso l’arte medica si salvano vite ma anche questo è un ingrediente condivisibile con l’arte di Euterpe. Una buona melodia riesce a curare l’anima e a fare risorgere le anime dagli Inferi come ben racconta il mito di Orfeo ed Euridice.


Concordo pienamente sul fatto che la musica sia un importante lenitivo per l’anima. Credo che sia uno strumento fondamentale soprattutto per la riduzione dei livelli di stress, una correlazione che del resto viene ampiamente confermata da diversi studi scientifici.

Lei è italiano a tutti gli effetti ma ha conservato rapporti con la terra d’origine?
Sì, sono italiano per cittadinanza, ma sono profondamente legato anche all’Albania sia per origini che per cittadinanza (le possiedo entrambe). Ho conservato saldamente i rapporti tornando costantemente in Albania almeno una volta ogni 1-2 anni, mantenendo vivi i legami con i parenti e gli amici. Devo ringraziare soprattutto i miei genitori: sebbene fossi molto piccolo quando siamo arrivati in Italia, si sono impegnati a insegnarmi, mantenermi e tramandarmi la mia lingua madre, l’albanese.
Le migrazioni dei popoli sono sempre esistite. Erano le cosiddette Primavere Sacre. A volte il fenomeno ha manifestato caratteri importanti con interi popoli che si “sovrapponevano” ad altri popoli: gli Achei,i Micenei, gli Ittiti e qualche secolo dopo le cosiddette invasioni barbariche. In età contemporanea,e bisogna riconoscere anche a causa dello sfruttamento selvaggio di molti territori, le popolazioni immiserite stanno optando per una immigrazione di massa, guardando all’Europa come ad un nuovo Eldorado.
Nel caso dell’Albania il discorso è simile per certi versi, ma presenta forti specificità: il paese proveniva da un regime comunista durissimo ed è stato il più isolato d’Europa. La liberazione ha generato nei primi anni Novanta una forte spinta alla normalizzazione e alla ricerca di opportunità lavorative concrete e di un futuro migliore per le famiglie. È per questo motivo che tanti albanesi hanno scelto l’Italia come meta per costruire nuove prospettive di vita.
I progetti futuri riguardano più il Medico o il Musicista?


In realtà i miei progetti futuri al momento non riguardano né la medicina né la produzione musicale in senso stretto. Di recente ho deciso di prendermi un periodo sabatico dalla professione medica e di fermarmi temporaneamente anche con la produzione musicale, per dedicarmi ad altre strade. Attualmente mi sto focalizzando sull’attività di DJ per eventi e sull’insegnamento attraverso corsi dedicati ai DJ.
Inoltre, ho dato vita a un podcast intitolato “Il DJ con il camice bianco”. Attraverso il concetto di multipotenzialità, voglio aiutare le persone a capire che una vita vissuta pienamente non deve essere per forza monodimensionale o iperspecialistica, ma può abbracciare più settori. È uno spazio dedicato a chi, come me, ha molteplici passioni e desidera un’esistenza significativa che le comprenda tutte.
Per il futuro, l’obiettivo è portare questa riflessione anche all’interno delle aziende, affrontando temi come l’identità lavorativa e professionale. Vorrei aiutare i professionisti che si sentono ingabbiati in un’unica etichetta – come spesso accade ai medici, la cui professione tende a totalizzarne l’identità – a trovare una dimensione più in linea con il proprio sé autentico, offrendo un nuovo punto di vista tratto dalla mia stessa esperienza.