Chiara Spano: “La resilienza è cadere, riconoscere il dolore e trovare la forza per ricominciare”

Chiara Spano: “La resilienza è cadere, riconoscere il dolore e trovare la forza per ricominciare”

14 Settembre 2026 Off Di Marco Magliulo & Pasquale Maria Sansone

Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche Chiara Spano sta perfezionando ulteriormente il percorso formativo nell’ambito della Psicologia attraverso la laurea Magistrale. Forte il suo impegno nella divulgazione psicologica, con particolare interesse per le dinamiche relazionali.
In questa nostra epoca che il buon Battiato definiva “di pazzi” ,la società potrebbe quasi essere divisa in due categorie: quella degli analisti (Psichiatri, Psicologi) e quella degli analizzati..

Viviamo certamente un ‘ epoca complessa, nella quale il disagio emotivo e relazionale è diventato molto più visibile. Personalmente, però, non dividerei la società tra “analisti” e “analizzati”. Credo piuttosto che ciascuno di noi, in momenti diversi della propria vita, possa avere bisogno di fermarsi, comprendersi e chiedere aiuto. Rivolgersi a un professionista della salute mentale non dovrebbe essere considerato un segno di fragilità, ma un atto di consapevolezza. Oggi parliamo maggiormente di ansia, solitudine, difficoltà relazionali e sofferenza psicologica anche perché fortunatamente, molti tabù stanno cadendo. La vera sfida è trasformare questa maggiore attenzione in cultura della prevenzione e del benessere psicologico.
Continuano, purtroppo, a tenere banco le relazioni disfunzionali dagli esiti tragici. Su tutte i femminicidi e gli omicidi che maturano in ambiente domestico.

È un tema estremamente delicato. Quando parliamo di femminicidio e di violenza all’ interno delle relazioni dobbiamo evitare semplificazioni: non siamo di fronte semplicemente a una coppia “che non funziona”. La violenza può svilupparsi attraverso dinamiche di controllo, isolamento, possesso, svalutazione e progressiva limitazione dell’ altra persona. Spesso alcuni segnali compaiono molto prima dell’ aggressione fisica e proprio per questo è fondamentale imparare a riconoscerli. Gelosia ossessiva, controllo del telefono, allontanamento da amici e familiari, minacce e ricatti emotivi non sono manifestazioni d’amore. Ritengo essenziale lavorare sull’educazione affettiva e sul rispetto fin dalle nuove generazioni, insegnando che amare qualcuno non significa possederlo e che la fine di una relazione deve poter essere accettata.

A proposito di relazioni insane, come si fa a mettere un freno efficace all’isolamento verso il quale vengono spinte le nuove generazioni caratterizzate dall’utilizzo abnorme di tablet, cellulari e pc?

Non credo che la soluzione sia demonizzare la tecnologia, perché fa ormai parte della vita dei ragazzi e può offrire anche importanti opportunità. Il problema nasce quando lo strumento digitale sostituisce quasi completamente l’ esperienza reale. Un ragazzo ha bisogno di relazioni concrete, sport, confronto, noia, creatività e soprattutto della presenza degli adulti. Le regole sono importanti, ma l’esempio degli adulti lo è ancora di più: non possiamo chiedere a un adolescente di lasciare il telefono se durante una cena siamo noi per primi continuamente davanti allo schermo. Bisogna ricostruire spazi di relazione reale, in famiglia, nella scuola e nella società. E soprattutto parlare con i ragazzi, interessarsi realmente a ciò che vivono online, senza giudicarli immediatamente. Dietro un isolamento eccessivo può esserci anche un bisogno emotivo che merita di essere ascoltato.

Lei ha scritto un libro che ha un titolo molto evocativo: La forza della resilienza – come il dolore può trasformarsi in rinascita.

Ho scelto quest’ titolo perché la resilienza rappresenta per me la capacità di attraversare una difficoltà senza permettere che quella difficoltà diventi la nostra identità. Nel libro non voglio idealizzare il dolore né sostenere che sia necessario soffrire per diventare forti. Ci sono esperienze che feriscono profondamente e che avremmo preferito non vivere. Tuttavia possiamo scegliere cosa fare di ciò che ci è accaduto. La rinascita comincia quando smettiamo di domandarci soltanto “perché è successo a me?” e iniziamo, gradualmente, a chiederci “che cosa posso costruire da qui in avanti?”. Resilienza non significa non cadere e neppure essere sempre forti:: significa poter cadere, riconoscere la propria sofferenza, chiedere aiuto quando necessario e trovare dentro e intorno a sé le risorse per ricominciare.

Il suo impegno nel coniugare formazione, divulgazione e comunicazione.

È proprio questa l’identità che sto cercando di costruire nel mio percorso. Continuo a investire nella formazione perché considero lo studio una responsabilità, soprattutto quando si affrontano temi che riguardano le persone e la loro dimensione emotiva e relazionale. Parallelamente porto avanti l’attività di divulgazione attraverso i social, cercando di trasformare concetti complessi in contenuti comprensibili e accessibili senza banalizzarli. Il mio impegno nasce proprio dal desiderio di tenere insieme questi tre aspetti: formazione, divulgazione e comunicazione. Ritengo che la formazione continua sia fondamentale quando si affrontano problemi che riguardano la persona, le emozioni e le relazioni. Per me comunicare significa creare consapevolezza, offrire spunti di riflessione e aiutare le persone riconoscere alcune dinamiche che, talvolta, vivono.senza riuscire a dar loro un nome. Il mio obiettivo è continuare a crescere professionalmente, mantenendo una comunicazione seria, responsabile e soprattutto rispettosa delle persone.