Alzheimer, Aima: il rischio è che diventi una malattia per ricchi
30 Luglio 2026L’Alzheimer rischia di diventare una malattia per ricchi e il Servizio sanitario nazionale di rinunciare al principio universalistico che lo caratterizza. È questo il commento di AIMA – Associazione Italiana Malattia di Alzheimer alla risposta fornita oggi dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, nel corso del Question Time alla Camera, all’interrogazione dell’Onorevole Annarita Patriarca sulla presa in carico dei pazienti con malattia di Alzheimer e sulla programmazione del Servizio sanitario nazionale.
“Esprimiamo profonda preoccupazione per una posizione che riguarda una delle più grandi sfide sanitarie e sociali del nostro Paese” ha dichiarato Patrizia Spadin, Presidente di AIMA. “In Italia si stima che circa 1,2 milioni di persone siano affette da demenza, di cui circa 700.000 con malattia di Alzheimer, mentre circa 4 milioni di familiari e caregiver sono coinvolti ogni giorno nell’assistenza. Di fronte a una realtà di queste dimensioni, riteniamo inaccettabile un principio che contraddice l’idea stessa di un sistema sanitario nazionale fondato sull’uguaglianza dei cittadini di fronte alla malattia”.
“Questa posizione appare ancora più incomprensibile se si considera che l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha autorizzato queste terapie, ritenendo favorevole il rapporto tra benefici e rischi per una popolazione ben definita di pazienti. Oggi qualche centinaio pazienti italiani sono già in trattamento grazie ai programmi di uso compassionevole. Tra poche settimane, però, questi programmi si concluderanno concludersi e i trattamenti proseguiranno soltanto per chi potrà permetterseli” ha aggiunto Spadin.
“Al termine dell’interrogazione, l’Onorevole Patriarca ha proposto una possibile soluzione per evitare disuguaglianze economiche e territoriali inaccettabili: una rimborsabilità condizionata, basata sul valore della terapia e sui risultati clinici ottenuti, individuando le sottopopolazioni di pazienti nelle quali il rapporto tra beneficio e rischio e quello tra costo ed efficacia risultino maggiormente favorevoli. Consideriamo questa proposta un punto di partenza concreto e auspichiamo che il Governo voglia approfondirla per garantire un accesso equo alle cure” ha continuato Spadin.
“Riteniamo che questa scelta sancisca un arretramento culturale prima ancora che sanitario. È una prospettiva che AIMA non può condividere e contro la quale continuerà a far sentire la propria voce, affinché il diritto alla cura resti un diritto di tutti, senza discriminazioni” ha concluso Spadin.
Informazioni su AIMA
AIMA, l’Associazione italiana malattia di Alzheimer, è l’organizzazione no-profit italiana che sostiene i pazienti affetti da Alzheimer e le loro famiglie. AIMA è stata la prima associazione in Italia a parlare pubblicamente di Alzheimer, una malattia fino a quarant’anni fa del tutto ignorata. Fondata nel 1985 da Patrizia Spadin, che ricopre la carica di presidente, la missione di AIMA è di “non dimenticare chi dimentica”. In Italia i casi di demenza sono 1,2 milioni, di cui circa 700mila con Alzheimer, un dato che raddoppierà entro il 2030. La prognosi media della malattia di Alzheimer è di 12 anni e le persone coinvolte nell’assistenza sono circa 4 milioni, con oltre il 70% dei caregiver di sesso femminile.
Oggi AIMA conta 19 associazioni territoriali, una quindicina di centri d’ascolto e altrettanti gruppi operativi, che operano in 10 regioni italiane con l’obiettivo di realizzare una rete di solidarietà e aiuto per i pazienti e per le loro famiglie. Dalla sua fondazione a oggi AIMA ha offerto supporto ad almeno tre milioni di famiglie in tutta Italia. E con una media di 10mila telefonate ogni anno, la Linea Verde Alzheimer 800 679 679 di AIMA, unica linea telefonica nazionale gratuita, ha raccolto dal 1997 ad oggi più di 220mila chiamate.


