Appello del Nursig Up provinciale all’OPI di Napoli
14 Settembre 2026
A seguire la lettera integrale che il segretario Nursing della provincia napoletana, Lello Pavone, rivolge all’Ordine infermieri di Napoli.
Pregiatissimo Presidente, stimati Componenti del Consiglio Direttivo,
la scrivente Organizzazione Sindacale Nursing Up, facendosi voce del profondo disagio, della stanchezza e del senso di smarrimento che attraversano quotidianamente la comunità infermieristica delle strutture sanitarie della provincia di Napoli, si rivolge a codesto Spettabile Ordine con un accorato e formale appello alla vigilanza e all’intervento.
Siamo pienamente consapevoli della netta e opportuna distinzione tra l’ambito d’azione proprio del Sindacato e quello dell’Ente Ordinistico. Al Sindacato spetta la tutela contrattuale ed economica del lavoratore; all’Ordine la legge affida la tutela della professione, del corretto esercizio professionale e dell’interesse pubblico del cittadino alla salute. Tuttavia, quando le scelte organizzative aziendali arrivano a stravolgere la
natura stessa della professione infermieristica, il confine tra “organizzazione del lavoro” ed “esercizio della professione” cessa di essere una mera questione teorica e diventa una drammatica realtà quotidiana.
Per questo motivo avvertiamo l’urgenza di richiamare l’attenzione di codesto Ordine su un fenomeno sempre più diffuso e distruttivo: l’adozione di modelli organizzativi che, dietro la giustificazione formale delle esigenze aziendali, si traducono nella progressiva mortificazione della figura dell’infermiere e nel grave decadimento della sicurezza
delle cure. La deriva dei modelli organizzativi: un circolo vizioso che distrugge il capitale umano.
In molte unità operative del nostro territorio si assiste all’applicazione di logiche di gestione del personale che svuotano l’infermiere delle sue prerogative intellettuali, scientifiche e decisionali, riducendolo a mero esecutore o costringendolo a colmare carenze strutturali attraverso un cronico demansionamento o un insostenibile sovraccarico di compiti.
Le ricadute di questo approccio non sono astratte, ma si riflettono direttamente sulla vita e sulla salute dei lavoratori:
Incapacità di recupero psicofisico e stress correlato: L’esiguità degli organici e la razionalizzazione esasperata delle risorse provocano livelli altissimi di burnout, un aumento vertiginoso dello stress da lavoro-correlato e un logoramento fisico e psicologico dei professionisti, esposti quotidianamente a turni estenuanti e all’impossibilità di svolgere la propria attività con la dovuta serenità.
L’impennata del rischio clinico e dell’errore: Un infermiere provato dalla stanchezza,
costretto a gestire un numero di assistiti drammaticamente superiore agli standard di
sicurezza internazionali, opera in condizioni di perenne emergenza. In un simile contesto, il rischio di errore clinico, di ritardo nella somministrazione delle terapie o nella rilevazione dei segni di deterioramento del paziente aumenta in modo esponenziale.
Il peggioramento degli esiti assistenziali e della sicurezza del paziente: Un’assistenza depotenziata non offre garanzie di qualità. La letteratura scientifica ha ampiamente dimostrato che il calo del rapporto tra infermieri e pazienti si correla direttamente all’aumento delle infezioni correlate all’assistenza, delle lesioni da pressione,
dell’allungamento dei tempi di degenza e, tragicamente, dell’incremento del tasso di mortalità intra-ospedaliera.
La fuga dal Servizio Sanitario Pubblico: L’effetto collaterale di questo clima di continua mortificazione è la disaffezione verso il sistema pubblico. Assistiamo a un vero e proprio “esodo” di professionisti qualificati che scelgono di rassegnare le
dimissioni, di trasferirsi verso contesti privati o verso realtà meno logoranti,
depauperando gli ospedali pubblici di competenze preziose e alimentando
ulteriormente la spirale della carenza organica.
Il nodo etico e deontologico: le responsabilità di Dirigenti e Coordinatori
Infermieristici.
Ciò che la scrivente O.S. intende evidenziare con particolare vigore di fronte al Presidente dell’OPI di Napoli è l’origine di molte di queste scelte organizzative. Troppo spesso, infatti, i modelli che dequalificano la professione e aumentano i rischi per i professionisti e i pazienti non vengono calati dall’alto da figure burocratiche estranee alla nostra professione, ma vengono ideati, avallati ed eseguiti da colleghi investiti di
ruoli dirigenziali e di coordinamento.
I Dirigenti delle Professioni Infermieristiche e i Coordinatori dovrebbero rappresentare il presidio etico e la guida scientifica dell’infermieristica, ponendosi come scudo a tutela della qualità dell’assistenza e della dignità dei propri collaboratori. Purtroppo, si osserva frequentemente come taluni Dirigenti e Coordinatori finiscano per piegarsi passivamente alle logiche delle Direzioni Strategiche, inseguendo il solo ed esclusivo
obiettivo del risparmio economico e del contenimento della spesa.
Per far “quadrare i conti” aziendali o per mostrare una formale efficienza contabile alle Direzioni Generali, si tagliano le risorse per l’assistenza, si avallano turnazioni massacranti, si tollera il demansionamento e si costringono i colleghi a lavorare in condizioni di perenne insicurezza.
Tutto questo si pone in aperto contrasto sia con la Legge 3/2018, che impone di promuovere e assicurare l’indipendenza e la responsabilità della professione, sia con il Codice Deontologico, il quale sancisce che l’agire professionale dell’infermiere (art. 1 e art. 45) e l’impegno dell’OPI debbano essere liberi da impropri condizionamenti, da interessi aziendali e da indebite pressioni. Un ruolo di responsabilità direttiva o organizzativa non sospende l’obbligo di fedeltà al Codice Deontologico, né può trasformare un infermiere nell’esecutore materiale di tagli economici a scapito dei cittadini e della sicurezza dei colleghi.
Di fronte a questo scenario, restare in silenzio o trincerarsi dietro la formula “l’Ordine
non fa sindacato” rischia di trasformare la neutralità istituzionale in un’inconsapevole complicità con il degrado del sistema. Se l’Ordine non contratta gli stipendi ed è giusto che sia così , l’Ordine ha però il compito inderogabile di difendere l’autonomia professionale, la dignità del lavoro infermieristico e il diritto dei cittadini a ricevere cure sicure ed efficaci.
Per tali ragioni, la scrivente Organizzazione Sindacale rivolge un formale e sentito appello al Presidente dell’OPI sempre attenta a questi temi affinché l’Ordine eserciti con fermezza il proprio ruolo di vigilanza, ponendo in essere le seguenti azioni:
Un’azione di richiamo formale e di sensibilizzazione deontologica nei confronti dei Dirigenti delle Professioni Infermieristiche e dei Coordinatori, affinché ricordino che la fedeltà al Codice Deontologico e la tutela della sicurezza assistenziale precedono qualunque direttiva di mero taglio contabile, e che l’avvallamento di modelli organizzativi dequalificanti costituisce una precisa responsabilità deontologica ed etica.
Una presa di posizione pubblica e formale nei confronti delle Direzioni Strategiche delle Aziende Sanitarie della provincia di Napoli, segnalando e contestando formalmente tutte quelle delibere, disposizioni d’servizio o modelli organizzativi che restringono l’autonomia infermieristica, dequalificano il ruolo dell’operatore o ne compromettono l’integrità psicofisica.
Presidente, i colleghi che ogni giorno entrano in corsia non chiedono all’Ordine di sostituirsi al Sindacato nelle trattative contrattuali, ma chiedono di non essere lasciati soli di fronte a scelte aziendali che distruggono la loro professionalità e mettono a rischio la propria salute e la vita delle persone assistite.
In attesa di riscontro e di un cenno di adesione alle istanze sopra descritte, si porgono distinti saluti.
Nursing UP
Segreteria Provinciale Napoli
Lello Pavone



