All’ospedale di Pagani le cure oncologiche del futuro

All’ospedale di Pagani le cure oncologiche del futuro

30 Luglio 2020 0 Di Giuseppe Manzo

In Italia il carcinoma prostatico è la neoplasia più frequente nel sesso maschile, configurando il 20% di tutti i tumori diagnosticati oltre i cinquant’anni d’età.

 

Al via nel Polo oncologico dell’ospedale “Andrea Tortora” di Pagani – struttura all’avanguardia dell’Asl Salerno nel trattamento dei tumori – uno studio osservazionale, denominato Apacardio.1, finalizzato alla valutazione della tollerabilità all’utilizzo di apalutamide, antiandrogeno non steroideo di nuova generazione impiegato nei pazienti affetti da carcinoma prostatico.

Coordinatore nazionale è stato designato il professore Giuseppe Di Lorenzo (nella foto), direttore della Unità operativa complessa di Oncologia del Polo oncologico di Pagani.

Numerose istituzioni di fama internazionale hanno già aderito ad Apacardio.1, tra esse l’Istituto Nazionale Tumori “Pascale” di Napoli (con il dr. Sandro Pignata – direttore di Oncologia medica uroginecologica) e l’istituto Nazionale Tumori di Milano (con il dottor Giuseppe Procopio – direttore di Oncologia medica genitourinaria), oltre alla divisione di Oncologia dell’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania, diretta dalla dottoressa Laura Pesce).

In Italia il carcinoma prostatico è la neoplasia più frequente nel sesso maschile, configurando il 20% di tutti i tumori diagnosticati oltre i cinquant’anni d’età, con un’incidenza in costante aumento negli ultimi decenni. La diagnosi precoce correla con una prognosi migliore, eppure il 10-20% dei pazienti da una malattia ormonosensibile progredisce verso uno stato di resistenza alla castrazione entro cinque anni.

In questo particolare setting di pazienti trova indicazione l’apalutamide, antiandrogeno non steroideo di nuova generazione, che agisce come inibitore selettivo del recettore androgenico. È stato dimostrato che apalutamide non solo ritarda la comparsa delle metastasi nella malattia castrazione-resistente, ma è anche associata anche ad una significativo vantaggio di sopravvivenza in questa popolazione: grazie a questo farmaco la sopravvivenza supera i sei anni.

Fatto salvo il beneficio dimostrato da questo trattamento, è fondamentale considerare la tipologia del paziente da trattare e, in particolare, le sue comorbidità; spesso si tratta di pazienti anziani che presentano patologie concomitanti soprattutto cardiologiche, sulle quali la stessa terapia di deprivazione androgenica va a gravare.

La necessità di uno studio che avesse come obiettivo primario la valutazione della tollerabilità delle nuove terapie ormonali nel carcinoma prostatico era stata sottolineata dallo stesso professore Di Lorenzo in un suo editoriale recentemente pubblicato su European Urology, la rivista di Urologia più importante al mondo, con un Impact Factor di 18 (indice che misura il numero medio di citazioni ricevute dagli articoli pubblicati su una rivista scientifica).

Lo studio Apacardio.1 è volto, appunto, a verificare principalmente la tollerabilità di apalutamide, in accordo con le eventuali comorbidità del paziente e relative interazioni con la terapia farmacologica in atto, identificando anche in questo senso possibili fattori predittivi, con particolare attenzione per l’eventuale tossicità cardiologica e metabolica.

L’affidamento del coordinamento nazionale dello studio Apacardio.1 al professore Giuseppe Di Lorenzo oltre a costituire un indubbio riconoscimento al professionista, rappresenta un importante traguardo per l’Unità operativa complessa di Oncologia che egli dirige in seno al Polo oncologico di Pagani.