Piedi, postura e prevenzione: la dottoressa Borsari racconta l’importanza della salute del piede

Piedi, postura e prevenzione: la dottoressa Borsari racconta l’importanza della salute del piede

21 Agosto 2026 Off Di Marco Magliulo & Pasquale Maria Sansone

I piedi rappresentano le estremità, ma, a ben vedere, un piede sano assicura il benessere di tutto l’organismo. Un po’ come l’apologo di Menenio Agrippa.

Il richiamo a Menenio Agrippa è particolarmente calzante. Agrippa paragonava la società a un organismo nel quale ogni parte, pur svolgendo una funzione diversa, è indispensabile all’equilibrio dell’insieme. È un’immagine che possiamo trasferire molto bene anche al corpo umano: nessuna parte lavora davvero in maniera isolata.

Il piede ne è un esempio perfetto. È l’estremità del nostro corpo, ma rappresenta anche la nostra base d’appoggio: ci sostiene, ci permette di camminare, lavorare, fare sport e mantenere la nostra autonomia.

Per questo mi piace considerarlo non come una struttura a sé, ma come parte di un sistema molto più complesso. Un dolore al piede può modificare il nostro modo di camminare e determinare compensi che possono coinvolgere altre strutture. Allo stesso tempo, non tutto ciò che si manifesta nel piede nasce necessariamente dal piede.

Ed è proprio qui che entra in gioco il professionista: non limitarsi a osservare il punto in cui compare il sintomo, ma cercare di comprenderne l’origine e, quando il problema non è di propria competenza, indirizzare il paziente verso la figura sanitaria più appropriata.

In fondo, tornando ad Agrippa, il benessere dell’insieme passa anche dalla salute delle sue singole parti. E prendersi cura dei piedi significa contribuire a preservare movimento, autonomia e qualità della vita.

Avere un piede ben curato non significa pertanto eliminare inestetismi della pelle e quant’altro ma avere un piede in forma, corretto nella postura e perfettamente in forma in ogni sua parte.

È proprio uno degli equivoci che vorrei contribuire a superare attraverso la divulgazione.

La podologia non è estetica del piede. Il podologo è un professionista sanitario laureato e il suo lavoro riguarda la prevenzione, la valutazione e il trattamento delle problematiche di propria competenza.

Dietro quello che una persona può considerare semplicemente un callo, un’unghia alterata o un dolore sotto al piede possono esserci cause molto diverse. Limitarsi a eliminare ciò che si vede senza chiedersi perché si sia formato significa spesso occuparsi dell’effetto e non del problema che lo ha determinato.

Lo stesso vale per la postura: non credo nelle soluzioni standard valide per tutti. Prima viene la persona, poi il piede e infine il trattamento, che deve essere scelto sulla base del problema reale, delle caratteristiche individuali, delle abitudini e delle necessità del paziente.

Questo è anche uno dei messaggi che cerco di trasmettere online: non inseguire la soluzione del momento, ma cercare di capire perché si presenta un determinato problema.

Reggere il peso di tutto il corpo non è cosa da nulla ed è per questo opportuno avere cura di chi questo gravame lo sostiene quotidiano ed in silenzio.

Esatto, e spesso pretendiamo moltissimo dai nostri piedi senza rendercene conto.

Li sottoponiamo per ore al nostro peso, alle caratteristiche del terreno, alle calzature che scegliamo, al lavoro, allo sport e alle nostre abitudini quotidiane. E molte volte iniziamo ad ascoltarli soltanto quando compare il dolore.

Per me avere cura dei piedi non significa però sottoporli continuamente a trattamenti. Significa soprattutto prevenire, osservare e riconoscere i segnali che ci mandano.

Anche la scelta della calzatura, per esempio, dovrebbe essere fatta in funzione del proprio piede e dell’utilizzo che dobbiamo farne, non soltanto della moda o del marchio. È proprio per questo che nei miei contenuti analizzo anche scarpe molto conosciute: non mi interessa dire semplicemente che un modello è “buono” o “cattivo”, ma spiegare per quale piede può essere adatto e per quale, invece, può non esserlo.

Un paziente informato può fare scelte migliori anche nella quotidianità, prima che un piccolo problema diventi qualcosa di più importante.

Quali sono le patologie più comuni a carico del piede che lei incontra più di frequente.

Nella mia attività incontro molto frequentemente unghie incarnite o molto incurvate, alterazioni e traumi ungueali, callosità e ipercheratosi, metatarsalgie, dolore al tallone e fascite plantare, oltre alle problematiche biomeccaniche e alle alterazioni che richiedono una valutazione più approfondita.

Una parte importante del mio lavoro riguarda la rieducazione ungueale, anche attraverso tecniche come il filo in titanio, che utilizziamo in determinati casi per modificare progressivamente la curvatura dell’unghia.

C’è poi un ambito al quale tengo particolarmente, quello della prevenzione nel piede della persona diabetica, dove educazione e controlli appropriati assumono un’importanza ancora maggiore.

Ma c’è un concetto che cerco sempre di trasmettere: lo stesso sintomo non significa necessariamente la stessa patologia. “Mi fa male il tallone”, “ho male sotto al piede” o “ho un’unghia che mi fa male” sono punti di partenza, non diagnosi.

Ed è proprio per questo che è importante evitare il fai-da-te diagnostico e capire quando sia necessaria una valutazione e quale sia il professionista corretto a cui rivolgersi.

A latere della sua attività lei svolge anche un’encomiabile azione sociale di educazione sanitaria ce ne vuole parlare.

È probabilmente il progetto professionale nel quale oggi credo maggiormente.

Dopo oltre dieci anni trascorsi a contatto quotidiano con i pazienti mi sono resa conto che moltissime persone arrivano dal professionista dopo aver cercato per settimane o mesi una soluzione da sole, acquistando prodotti, cambiando scarpe o prenotando visite che talvolta non erano neppure quelle più appropriate.

Non credo che la risposta debba essere semplicemente: “Venite nel mio studio”. Sarebbe impossibile, oltre che contrario al tipo di professionista che desidero essere.

Da qui è nato il mio progetto di divulgazione sanitaria online. Attraverso i social cerco di rendere comprensibili argomenti che normalmente appartengono al linguaggio sanitario: spiego le problematiche più frequenti, parlo di prevenzione, analizzo calzature e prodotti e cerco soprattutto di insegnare alle persone a distinguere ciò che può essere gestito con semplici accorgimenti da ciò che necessita dell’intervento di un professionista.

Sto affiancando a questa attività anche consulenze podologiche online e, progressivamente, guide ed e-book.

La consulenza online nasce da un’esigenza molto concreta. Oggi mi scrivono persone da diverse parti d’Italia che magari non hanno bisogno di percorrere centinaia di chilometri per venire da me: hanno bisogno innanzitutto di capire che cosa fare e a chi rivolgersi.

Naturalmente una consulenza a distanza non può e non deve sostituire una visita quando sono necessari un esame clinico o un trattamento in presenza. Può però avere un enorme valore di orientamento ed educazione: capire se il problema può essere di competenza podologica, quali comportamenti adottare nell’attesa, quali segnali non trascurare e, se necessario, quale figura professionale cercare nella propria zona.

Per me questa è una forma concreta di attenzione verso il paziente: evitargli, quando possibile, di perdere tempo e denaro in visite, prodotti o percorsi non necessari.

E vorrei mantenere lo stesso principio anche quando parlo di scarpe o prodotti. Non voglio consigliare qualcosa perché è famoso, perché è di moda o semplicemente perché un’azienda me lo propone. Voglio poter dire anche: “Per questo problema io questo prodotto non lo sceglierei”. La fiducia di chi mi segue, per me, vale più della promozione di un prodotto.

Il progetto futuro è quindi portare progressivamente l’esperienza maturata in studio oltre i confini fisici dello studio stesso, attraverso social, consulenze online e strumenti divulgativi accessibili in tutta Italia.

Non vorrei che le persone mi seguissero pensando: “Devo andare dalla dottoressa Borsari”. Preferirei che, dopo aver visto un mio contenuto, pensassero: “Adesso ho capito meglio il mio problema e so quale passo devo fare.”

Per me questa è la vera finalità della divulgazione sanitaria: non creare dipendenza dal professionista, ma creare persone più informate e consapevoli.