Clima e uomo, il fragile equilibrio tra natura e mistero

Clima e uomo, il fragile equilibrio tra natura e mistero

3 Ottobre 2026 Off Di Corrado Caso

Nel quindicesimo secolo una terribile epidemia di Peste sconvolse con i suoi strali l’Europa nella generale convinzione che la corruzione dell’aria, favorita da particolari condizioni atmosferiche, fosse responsabile della insorgenza e diffusione della malattia. Lo studio della natura, i vincoli esistenti tra gli uomini e gli elementi che la compongono è riferimento costante della ricerca scientifica e del pensiero filosofico di tutti i tempi. Profondi e complessi vincoli interpretativi nel “De rerum natura di Lucrezio” nell’incessante peregrinare dell’umanità in una realtà che atomisticamente si aggrega e disgrega ossessivamente ripetitiva tra il giorno e la notte, la vita e la morte. Una eredità narrata, secolo dopo secolo, ancora viva e attuale nell’inconscio collettivo di ciascuno di noi. L’uomo è profondamente legato a ciò che lo circonda e che in modo più o meno diretto ne giustifica il significato biologico-umorale. 
 Quando variazioni climatiche di forte entità e rapidità nel loro instaurarsi entrano nell’orizzonte percettivo di ciascuno di noi e in particolare dei soggetti meteoropatici    gli eventi meteorici vengono codificati in simboli, in sintomi, in termini di sofferenza oltre il diaframma dell’evento in sé. La    diversa proporzione tempore-spaziale dell’uomo e dell’universo, la precarietà delle leggi che regolano il loro rapporto, la memoria storica dell’imprevedibilità del clima, soprattutto nel tempo presente, determina il sospetto verso una natura che può divenire ostile alla sopravvivenza della specie. Il punto di partenza è la variazione climatica, il punto di arrivo, il terreno di coltura è l’uomo esistenziale. Purtuttavia il dato che vede la ricerca scientifica non ancora in grado di stabilire quali fattori siano da considerare realmente determinanti tra gli elementi climatici precisandone il ruolo efficiente che spetta a ciascuno di essi, le interferenze e interdipendenze che si creano tra le diverse componenti e l’uomo, restringe in nome dell’evidenza la complessità del fenomeno, la complessità dell’esistente. 
Siamo in autunno gli alberi diventano rami incartati e senza vita, la temperatura si abbassa, le ombre si allungano ed è subito notte, la natura sembra agonizzare.  La   luce modifica il tono psichico, l’umore, così il vento ora Aliseo, Uragano, Tifone o Tornado o del temporale alluvionale che risveglia l’attesa, taglia il respiro. Ma la natura è anche l’infinito di Giacomo Leopardi, un momento atteso negli studi umanistici liceali, interprete del sentimento di solitudine e meraviglia del poeta. Un   evento naturale subliminale, quasi un alito di vento apre   il cuore a un Infinito oltre l’immaginazione, all’Eterno, alla rinascita in un presente oltre le   morti stagioni. L’intimo significato delle cose in natura supera il valore contingente, i limiti dell’evidenza scientifica creando emozioni, sensazioni, la percezione  dell’ignoto. Una multifattorialità complessa giustifica il diritto alle ipotesi più svariate. Quando si parla di Universo si parla del mistero della vita. Siamo parte di un tutto apparentemente-inapparente e nascosto che ci ricorda che il dubbio è la caratteristica della storia e del progresso dell’uomo.