Medici, due su tre sacrificano la vita privata
10 Luglio 2026Due medici su tre ritengono che la professione abbia imposto importanti rinunce nella vita privata, ma oltre otto su dieci si dichiarano soddisfatti del proprio percorso professionale. È quanto emerge dal III Rapporto FNOMCeO-Censis “Le motivazioni soggettive dei medici nell’esercizio della propria professione”, presentato a Roma nel corso del convegno “Il lavoro dei medici nell’Italia custodita dalla cura”.
Secondo l’indagine, realizzata su un campione di 530 medici, il 67,7% degli intervistati afferma che la carriera ha comportato numerosi sacrifici nella vita privata. Il dato sale al 72,1% tra i professionisti con meno di 50 anni.
Il Rapporto evidenzia anche un marcato divario di genere. Il 74,2% delle dottoresse ritiene che le donne incontrino più ostacoli rispetto agli uomini nello svolgimento della professione, contro il 33,1% dei medici uomini. Inoltre, il 73,1% delle donne è convinto che, per affermarsi, le colleghe debbano impegnarsi più dei colleghi maschi.
Per il 62,7% dei medici la priorità resta la famiglia e la vita privata, mentre il 27,5% indica come principale la professione e il 9,8% il tempo da dedicare ai propri interessi. Tra i professionisti più giovani la centralità della vita privata risulta ancora più marcata.
Le motivazioni che hanno spinto a scegliere la professione sono soprattutto la vocazione e la passione, indicate dal 57% degli intervistati, seguite dal valore etico del poter fare del bene agli altri (49,1%) e dall’interesse per la scienza (39,2%). Oggi, invece, la principale motivazione a continuare è rappresentata dai risultati ottenuti nella cura dei pazienti (48,5%), seguita dalla passione per il lavoro (35,3%) e dalla qualità della relazione con i pazienti (33%).
Nonostante le difficoltà, l’80,2% dei medici si dichiara soddisfatto del proprio lavoro e l’83% considera la professione uno strumento di realizzazione personale. Il 58,1% consiglierebbe ancora oggi a un giovane di intraprendere il percorso per diventare medico.
Il Rapporto dedica spazio anche all’intelligenza artificiale. Il 56% dei medici dichiara di avere già utilizzato strumenti di IA nella pratica clinica quotidiana, mentre il 78,3% ritiene necessaria una formazione specifica sugli aspetti etici e sulle modalità di impiego di queste tecnologie.
Sul piano dei valori professionali, il 93% degli intervistati indica il giuramento professionale e il Codice deontologico come guida fondamentale dell’attività medica. Il 94,3% ritiene inoltre che una sanità migliore richieda una maggiore umanizzazione dell’assistenza e più tempo da dedicare alla relazione con il paziente.
Commentando i risultati, il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, ha sottolineato che “questi dati fotografano la professione medica: una professione che continua a garantire diritti, prossimità e cura, spesso pagando un costo personale molto alto”, richiamando in particolare l’attenzione sulle disuguaglianze che ancora interessano le donne medico.


