Malattie tropicali, 10mila morti l’anno nel mondo per Chagas
15 Aprile 2026La malattia di Chagas provoca circa 10mila morti l’anno nel mondo, con 8 milioni di persone infette e oltre 100 milioni a rischio. Lo ricorda l’Istituto superiore di sanità (Iss), che il 14 aprile, in occasione della Giornata mondiale dedicata alla patologia, richiama i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e pone al centro il ruolo delle donne nella prevenzione e nel controllo.
Definita malattia tropicale negletta, l’infezione da Trypanosoma cruzi è storicamente diffusa in 21 Paesi dell’America Latina, ma ha oggi una portata globale. A causa di migrazioni e cambiamenti ambientali è presente in 44 Paesi, inclusi Stati Uniti ed Europa, con una progressiva diffusione anche in contesti urbani.
“Per troppo tempo le donne sono state trascurate e ingiustamente stigmatizzate come fonte di infezione per la malattia di Chagas congenita”, riporta l’Oms, citata dall’Iss. “La stragrande maggioranza delle donne affette è stata infettata come i familiari e i vicini, tramite vettori o alimenti contaminati. Non sono la fonte del problema, ma tra i milioni di vittime dimenticate”.
Secondo quanto evidenziato, le donne in età fertile incontrano ancora ostacoli nell’accesso a informazione, diagnosi e trattamento. Questo aumenta il rischio di sviluppare cardiomiopatia e di affrontare gravidanze ad alto rischio o di trasmettere l’infezione ai figli. Fino a un terzo delle donne infette sviluppa alterazioni cardiache.
In questo contesto, l’Iss richiama le indicazioni già presenti in uno degli ultimi aggiornamenti delle linee guida sulla gravidanza del Sistema nazionale linee guida. Il documento raccomanda di offrire lo screening sierologico per Trypanosoma cruzi alla prima visita prenatale alle donne a rischio, in particolare a quelle nate o che hanno risieduto per più di sei mesi in Paesi endemici. Se non effettuato durante la gravidanza, il test deve essere proposto al momento del parto.
La trasmissione congenita è spesso asintomatica, ma nel 10-40% dei casi può associarsi a basso peso alla nascita e prematurità, oltre a complicanze cardiologiche, gastrointestinali e neurologiche. La letalità è stimata tra il 2% e il 14%. In caso di positività, il trattamento antiparassitario deve essere offerto al termine della gravidanza o dell’allattamento, previa valutazione in centri di riferimento per le malattie infettive.
Il tema è stato al centro del webinar internazionale “Chagas 2026: Esperienza, competenze e sfide attuali – Nuove sfide in un mondo interconnesso”, promosso con la partecipazione di società scientifiche ed enti di ricerca italiani e latinoamericani.



