Gli ospedali trattengono ai medici cifre superiori agli aumenti del nuovo contratto

Gli ospedali trattengono ai medici cifre superiori agli aumenti del nuovo contratto

20 Aprile 2023 Off Di La Redazione

Nel contratto dei medici ospedalieri per il triennio 2019-21 sono in gioco oltre 600 milioni, una cifra più alta del precedente rinnovo. Tuttavia, gli aumenti che deriveranno dalla trattativa in corso sono inferiori a quanto hanno perso questi stessi medici per il mancato utilizzo “in toto” nelle regioni dei fondi aziendali del Servizio sanitario nazionale: trattamento accessorio, retribuzione di posizione e retribuzione di risultato.
L’analisi è di Cimo Fesmed, federazione sindacale che si basa sul Conto annuale 2021 della Ragioneria dello Stato sugli accantonamenti delle regioni per le contrattazioni integrative. La sigla presieduta da Guido Quici calcola che ciascun dirigente SSN due anni fa ha perso in media tra i 3.566 e i 4.480 euro, cioè fra 300 e 370 euro lordi mensili. Ad essi andrebbero aggiunti i residui non ancora distribuiti degli anni precedenti («ad esempio, nel 2020, la perdita pro capite mensile oscilla tra i 235 e i 316 euro»). Si arriva così a «cifre che superano di parecchio quanto previsto dall’aumento del prossimo rinnovo contrattuale».Inoltre, dall’analisi Cimo Fesmed si evincono «il mancato rispetto del contratto nazionale, la mancata attribuzione degli incarichi dirigenziali, il ricorso eccessivo agli straordinari in sostituzione delle prestazioni aggiuntive per colmare le sempre maggiori carenze di organico». Oltre che un utilizzo improprio dei fondi. Su 225 aziende sanitarie interpellate dalla Ragioneria, 192 da 19 regioni hanno fornito informazioni complete da cui emerge che il residuo dei tre fondi contrattuali della dirigenza medica e sanitaria nel 2021 è 389,7 milioni di euro, ma se il dato fosse proiettato a tutte e 225 le aziende potrebbe superare i 455 milioni. «Parliamo di un tesoretto, derivante dal non completo utilizzo dei tre fondi contrattuali, che deve essere integralmente riversato nelle buste paga dei professionisti nel corso dell’anno successivo», sottolinea la nota Cimo-Fesmed (Federazione che riunisce anche i primari Anpo, i veterinari Ascoti, i medici delle strutture private Cimop). In realtà, gran parte dei residui del 2021 non sono stati ancora erogati dalle aziende; «anzi, nei bilanci continuano a comparire ingenti residui relativi anche agli anni precedenti, che dunque non sono stati ancora distribuiti ai medici».

Dall’analisi dei trefondi, Cimo-Fesmed trae un ulteriore spunto: 105 su 192 tra Asl ed ospedali nel 2021 hannoregistrato un forte disavanzo del proprio fondo di risultato (sistema premiante) e/o di disagio (retribuzione straordinari, turni festivi, notturni, ecc.) per un “totale Italia” pari ad oltre116 milioni di euro.«Le cause del disavanzo possono essere molteplici: un numero eccessivo di turni e disponibilità rispetto alla reale capienza dei fondi, o il ricorso al lavoro straordinario al posto delle prestazioni aggiuntive per sopperire alla carenza di personale, che consente alle aziende di completare le ore di assistenza sottraendo risorse al fondo dei medici e sanitari e risparmiandone di proprie. In altre parole, il lavoro aggiuntivo dei medici è finanziato non con risorse aziendali aggiuntive, ma con i fondi degli stessi medici», recita la nota.Che ricorda come in compenso il saldo negativo dei due fondi sia in parte compensato dai residui del fondo destinato agli incarichi dei professionisti. «Sarà forse questo il motivo per il quale gli incarichi professionali non vengono attribuiti? La progressione di carriera dei medici sarà forse impedita per garantire alle aziende l’uso del fondo di posizione per eliminare i saldi negativi degli altri fondi?» Senza contare i saldi negativi dei due fondi, tra l’altro, contabili i residui del 2021 ammonterebbero ad un totale di 578 milioni di euro, 75 euro in più mensili nelle tasche dei medici. C’è di più: rispetto ad altre regioni, Sicilia, Calabria, Sardegna (ancor più delle già “consistenti” Veneto ed Emilia Romagna e di Puglia e Campania al Sud) hanno nel 2021 residui molto più consistenti se parametrati alla media dei residui per la popolazione medica italiana, ad esempio la Sicilia “cuba” un settimo del totale della torta. «Nelle trattative in corso all’Aran per il rinnovo del contratto nazionale 2019-21 -sottolinea il presidente Cimo Fesmed Guido Quici- stiamo insistendo affinché il contratto sia realmente esigibile, obbligando le Aziende ad affidare gli incarichi ai medici e ad utilizzare i fondi in maniera corretta. Se i vincoli di bilancio limitano l’aumento delle retribuzioni, non accettiamo che i nostri diritti vengano negati da contratti resi volutamente non esigibili».

 

 

 

 

 

Fonte: http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/gli-ospedali-trattengono-ai-medici-cifre-superiori-agli-aumenti-del-nuovo-contratto-i-numeri-della-ragioneria-dello-stato/?xrtd=PLVPPRYLASRSXSVCYRTYRRR