Gianluca Mincione, il successo è determinato dall’impegno ma anche dall’incontro con persone straordinarie

Gianluca Mincione, il successo è determinato dall’impegno ma anche dall’incontro con persone straordinarie

8 Novembre 2026 Off Di Marco Magliulo & Pasquale Maria Sansone
Laureato in Medicina con il massimo dei voti all’Università di Bologna, Gianluca Mincione si è ripetuto nella Specializzazione in Cardiologia presso Humanitas Università di Milano attualmente in forza presso l’Humanitas Research Hospital di Rozzano, che un riferimento di eccellenza non solo per l’Italia ma anche a livello internazionale.
Il suo cursus studiorum è di grande valore. Come ci si sente, partendo da una città di provincia come Caserta, a spiccare il volo professionale verso le più ambite mete della Cardiologia nazionale ed internazionale?
Credo che la soddisfazione più grande sia vedere concretizzarsi, passo dopo passo, gli obiettivi per i quali si è lavorato con impegno e sacrificio. Sono partito da Caserta con una grande passione per la medicina e con la voglia di confrontarmi con realtà sempre nuove e stimolanti.
Prima Bologna, poi Milano e successivamente Rotterdam, nei Paesi Bassi, sono state tappe fondamentali del mio percorso, sia professionale che personale.
Credo però che la mia più grande fortuna sia stata quella di incontrare, lungo questo percorso, persone straordinarie, con le quali si è creato innanzitutto un rapporto di stima e sintonia umana, prima ancora che professionale. Questo ha rappresentato per me un vero e proprio trampolino di lancio, permettendomi di crescere, imparare e cogliere opportunità che forse, da solo, non avrei mai avuto.
Sono convinto che, soprattutto in medicina, il valore delle persone che incontriamo e dei rapporti che riusciamo a costruire sia fondamentale. E naturalmente considero questo percorso ancora all’inizio, con tantissimo da imparare e tanti obiettivi da raggiungere.
Quando si fa la scelta di uscire dagli angusti spazi offerti dalla Sanità regionale alla fine si viene premiati con incarichi apicali di assoluto prestigio. Ed i casi non sono pochi. È proprio vero che nessuno è profeta in patria?
Non sono del tutto d’accordo con questa visione, anzi, credo sia importante sottolineare come anche a Caserta e, più in generale, in Campania esistano realtà sanitarie di assoluta eccellenza, nelle quali lavorano quotidianamente uomini e donne di altissimo livello professionale, riconosciuti in ambito nazionale ed europeo.
La mia scelta di lasciare Caserta è stata dettata innanzitutto da ragioni personali, dalla curiosità e dal desiderio di conoscere posti nuovi, confrontarmi con culture diverse e fare esperienze anche al di fuori della mia realtà d’origine.
Certamente, studiare e lavorare in contesti differenti ha rappresentato un importante catalizzatore per il mio percorso formativo, permettendomi di ampliare i miei orizzonti e di cogliere nuove opportunità.
Credo però che sia arrivato il momento di superare quella retorica secondo cui le eccellenze debbano necessariamente trovarsi altrove. Abbiamo professionisti straordinari che ogni giorno lavorano sul nostro territorio, contribuendo con competenza, dedizione e sacrificio alla qualità della nostra sanità, senza aver mai sentito la necessità di andare via.
A queste persone vanno tutta la mia stima e il mio rispetto. Credo che il valore di un professionista non si misuri dalla distanza percorsa da casa, ma dalla qualità del lavoro che svolge e dal contributo che riesce a dare ai propri pazienti.
La Cardiologia interventistica è sicuramente una specialità tra le più complesse, laddove uomini e apparecchiature lavorano all’unisono per ridurre al minimo i rischi operatori ed ottenere risultati eccellenti.
La cardiologia interventistica è sempre stata la mia grande passione, fin dai primi anni di università. È una disciplina che trovo estremamente affascinante, perché unisce conoscenze cliniche, capacità tecniche e innovazione tecnologica, consentendoci di trattare patologie cardiovascolari anche molto complesse attraverso procedure sempre meno invasive.
È un settore in continua evoluzione, nel quale le possibilità terapeutiche si ampliano di anno in anno, ma nel quale l’esperienza, il giudizio clinico e il lavoro di squadra rimangono fondamentali.
Personalmente, credo di avere ancora tutta la vita davanti per imparare, migliorare e perfezionarmi. Ho avuto la fortuna di iniziare questo percorso accanto a professionisti di grandissimo valore e il mio obiettivo è continuare a crescere, giorno dopo giorno, cercando di offrire ai pazienti le migliori possibilità di cura.
Lei è riuscito a coniugare l’attività clinica con quella scientifica e di ricerca, pubblicando contributi accolti da prestigiose riviste di scienza internazionali.
Ritengo che la ricerca scientifica sia una componente fondamentale della nostra professione e credo che, oggi più che mai, ogni medico dovrebbe interessarsene e cercare, nei limiti delle proprie possibilità, di prendervi parte.
Le innovazioni in medicina viaggiano a una velocità incredibile e noi medici abbiamo non soltanto il dovere di mantenerci aggiornati, ma anche la responsabilità di contribuire attivamente al progresso scientifico.
Del resto, spesso le scoperte più interessanti nascono proprio dalle domande che ci poniamo ogni giorno nella nostra pratica clinica, di fronte ai problemi e alle difficoltà che incontriamo nella cura dei pazienti. La ricerca permette di trasformare queste domande in risposte scientificamente solide, che possono successivamente tradursi in trattamenti più efficaci e sicuri.
Recentemente ho avuto la grande soddisfazione di contribuire, in qualità di coautore, a due importanti studi pubblicati su The New England Journal of Medicine e The Lancet, due delle riviste mediche più prestigiose al mondo, entrambi presentati il 2 novembre al congresso internazionale TCT di San Diego.
Sono risultati dei quali sono particolarmente orgoglioso, soprattutto perché frutto del lavoro di gruppi di ricerca internazionali di altissimo livello, dei quali ho avuto il privilegio di far parte.
Credo però che il vero successo della ricerca non sia rappresentato dalla pubblicazione in sé, per quanto prestigiosa, ma dalla possibilità di applicarne concretamente i risultati nella nostra pratica clinica, migliorando le cure e la qualità di vita dei pazienti. In fondo, è proprio questo il fine ultimo del nostro lavoro.
Pur preso da tantissimi impegni, lei non ha dimenticato la sua terra d’origine e a cadenze regolari vi ritorna per svolgere attività ambulatoriale.
Caserta è la mia città. Qui ci sono la mia famiglia, i miei affetti e le mie radici.
Ho lasciato Caserta a soli 18 anni e, da allora, ho avuto la possibilità di vivere in diverse città italiane ed europee, conoscendo persone, luoghi e realtà molto differenti tra loro. Sono esperienze che mi hanno arricchito profondamente, sia dal punto di vista umano che professionale.
Eppure, per quanto si possa viaggiare e vivere lontano, il richiamo di casa rimane sempre molto forte.
Per questo motivo ho deciso di avviare un’attività cardiologica ambulatoriale a Macerata Campania, dove torno periodicamente per svolgere la mia professione.
Per me rappresenta un grande piacere, oltre che una soddisfazione personale, poter mettere a disposizione del mio territorio le conoscenze e le competenze acquisite durante questi anni di formazione e di lavoro.
Mi piace pensare che questo sia anche un modo per restituire, almeno in parte, alla mia terra ciò che mi ha dato. Perché, indipendentemente da dove mi porterà il mio percorso professionale, Caserta rimarrà sempre casa.