Domenico Colella: “Senza un team un pugile non puo essere un grande campione”

Domenico Colella: “Senza un team un pugile non puo essere un grande campione”

21 Novembre 2023 Off Di Marco Magliulo & Pasquale Maria Sansone

­Fuori i secondi. È la frase resa celebre anche da tanti films sulla boxe con la quale si invitano gli accompagnatori ad uscire dal ring durante le fasi del combattimento.
Come si arriva a diventare cut-man?


Come ci sono arrivato io è sicuramente singolare, ma probabilmente è comune a tutti gli altri percorsi. Mi sono affacciato al pugilato in tenerissima età, dai racconti di mio nonno che vedeva gli incontri di Oliva e Beneventi alla tv, poi pouu in la Tyson… Ma stesso mio nonno, che mi portava in palestra, non ha mai voluto che lo praticassi. Poi ho iniziato a riviverlo nel 2008, da una profonda amicizia con l’allora promessa Francesco Rossano, e dopo poco con quella fraterna con Vincenzo Mangiacapre. Ma se continuo non rispondo più alla domanda. Bene, io ci coso diventato da una esigenza. Quella di riuscire a fare un bendaggio decente proprio a Mangiacapre dopo l’estate del 2018. Dopo il suo esordio da professionista. Ho fatto un corso specifico con il presidente ICA (INTERNATIONAL CUTMAN ASSOCIATION), e pian piano ho inizato a mettere in pratica quanto studiato. Ma probabilmente se non fossi stato cosi appassionato, non credo avessi fatto questa scelta.

Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna e dietro un grande pugile c’è sempre un grande staff tecnico.

Si, senza ombra di dubbio la prima affermazione è sacrosanta. Non fosse stato per mia moglie che mi avesse invogliato ad investire in questo ambiente (sia economicamente che in termini di tempo) quasi sicuramente la boxe sarebbe rimasta un passatempo. Pur essendo uno sport individuale, il pugile è la punta dell’iceberg. Senza Cus D’amato non ci sarebbe stato Mike Tyson. Senza un team un pugile non puo essere un grande campione. Un buon maestro riesce a farti portare una combinazione di colpi vincente. Un buon cutman riesce a portarti a sentire l’ultimo gong. E magari vincere.
Una ferita può far finire un incontro. Una ferita trattata da un professionista può cambiare una sorte certa. Poi ci sono condizioni dove nessuno oltre il medico possono essere sovvertite.
Il cut-man svolge un compito ben preciso: la cura durante il combattimento delle eventuali ferite che possono essere procurate dal pugile avversario. Si tratta di una mansione di non poco conto per la quale il cut-man si prepara con aggiornamenti professionali continui a cadenza annuale.


Bene, il ruolo del cutman è senza dubbio in una situazione turbolenta della vita del pugile. È assolutamente nella fase più cruda dell’incontro. Paragonabile ad un “upfraft” di un tornado, la condizione dove mi sento più a mio agio è quella del bendaggio. È senza dubbio la fase più alta che anticipa la scarica totale dell’adrenalina. La tensione nello spogliatoio è tangibile e tutte le preoccupazioni dei pugili sono concentrate in quel momento. Bendare le mani di tanti pugili, specie per titoli importanti, dove oltre alla pressione normale si aggiunge quella del giudice di gara cce che segue ogni fase è assolutamente il momento più vivo.