Case di Comunità, Fimmg Campania: “Non mini pronto soccorso, ma rete territoriale per medicina di iniziativa

Case di Comunità, Fimmg Campania: “Non mini pronto soccorso, ma rete territoriale per medicina di iniziativa

2 Aprile 2026 Off Di La Redazione
“Abbiamo fortemente voluto che la medicina generale fosse coinvolta nel funzionamento delle Case di Comunità, oggi si inizia a realizzare quanto concordato con l’Accordo Integrativo Regionale 2025”. Lo dice Luigi Sparano, segretario regionale vicario della Fimmg Campania. Sparano sottolinea poi l’importanza di dotare gli spazi messi a disposizione dei medici delle attrezzature necessarie a rendere possibile la medicina di iniziativa che caratterizza del Case di Comunità. “È necessario che si proceda rapidamente – dice – per fare in modo che i cittadini possano trovare in questi spazi, e nelle sedi uniche dei medici di famiglia, quell’offerta di salute che per loro natura deve connotare le Case di Comunità”. Il segretario regionale vicario della Fimmg spiega poi cosa sono, e cosa non sono, queste strutture.
Le Case di Comunità non sono dei mini pronto soccorso aperti a tutte le ore, né luoghi pensati semplicemente per assorbire i cosiddetti codici bianchi. La loro funzione è un’altra: rafforzare la medicina di iniziativa e di prossimità, migliorare la presa in carico dei pazienti cronici e costruire un collegamento più stretto tra medici di famiglia, specialisti e servizi territoriali. È questo il messaggio che emerge con chiarezza, ad esempio, dall’esperienza avviata sul territorio della ASL Napoli 1 Centro, dove il percorso è partito ad aprile in pressoché tutti i distretti. Un modello che, almeno in questa fase iniziale, si sta sviluppando utilizzando sia gli spazi disponibili nei distretti sia, soprattutto, gli studi già organizzati dei medici di medicina generale, considerato che gli ambienti destinati ai medici di famiglia all’interno delle strutture distrettuali sono spesso limitati. “Lo scopo di una Casa di Comunità non è mettere il medico dentro la Casa di Comunità”, chiarisce Luigi Sparano. “Lo scopo vero è mettere il medico nelle condizioni di prendere in carico le cronicità, favorendo lo scambio con gli specialisti e un percorso di cura più efficace per i pazienti”. Il punto, dunque, non è concentrare fisicamente tutta l’attività sanitaria in un unico luogo, ma costruire una rete territoriale capace di seguire meglio i cittadini, in particolare quelli affetti da diabete, ipertensione, malattie respiratorie e altre patologie croniche. In questa prospettiva, le Case di Comunità diventano uno strumento per migliorare l’assistenza continuativa, potenziare l’aderenza alle cure e sviluppare una sanità più vicina ai bisogni reali delle persone. Secondo Sparano, è importante anche chiarire un equivoco comunicativo che rischia di alterare il senso di questo modello organizzativo. “Non sono pronti soccorsi e non sono luoghi di medicina d’attesa”, sottolinea. “Se passa il messaggio che lì si trova una porta aperta 24 ore su 24, passa un messaggio sbagliato, che non aiuta i cittadini e non migliora il sistema”. La funzione delle Case di Comunità, infatti, è soprattutto preventiva e programmata. Al loro interno, e attraverso l’integrazione con la medicina generale, si punta a promuovere la salute, rafforzare la prevenzione, organizzare vaccinazioni e screening, oltre a migliorare la gestione delle fragilità. Un ruolo centrale è affidato anche agli strumenti informatici già in dotazione ai medici di famiglia, che consentono di individuare le popolazioni a rischio e attivare interventi mirati di medicina d’iniziativa. “Qui si fortifica l’aderenza alle cure, si promuove la salute, si fanno vaccinazioni e screening”, osserva Sparano. “Questo è il senso della Casa di Comunità: non aspettare che il bisogno esploda, ma intercettarlo prima e accompagnarlo con un percorso assistenziale adeguato”. È proprio qui che si gioca la sfida delle Case di Comunità: non creare contenitori vuoti o strutture percepite come duplicati impropri di altri servizi, ma rendere più forte l’assistenza territoriale, facendo lavorare insieme professionisti, strumenti e percorsi di cura. Un modello che, se ben compreso e correttamente applicato, può diventare uno dei cardini di una sanità più vicina, più ordinata e più efficace.

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