Camici bianchi Campania: “Basta usare le tragedie per alimentare sfiducia verso il Sistema Sanitario Nazionale”

Camici bianchi Campania: “Basta usare le tragedie per alimentare sfiducia verso il Sistema Sanitario Nazionale”

10 Luglio 2026 Off Di La Redazione

Gli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Campania esprimono profondo cordoglio per la tragica scomparsa della giovane paziente al centro della vicenda di cronaca di questi giorni e sincera vicinanza alla sua famiglia. Il dolore di una famiglia merita rispetto, silenzio, verità e giustizia. Non merita di diventare materiale da talk show, da titoli urlati o da campagne social. Proprio per questo riteniamo necessario intervenire con chiarezza. Da giorni assistiamo a una narrazione pubblica che rischia di trasformare una vicenda ancora tutta da accertare in un processo mediatico contro singoli professionisti e, più in generale, contro l’intera professione medica. È una deriva pericolosa, ingiusta e profondamente dannosa per il Paese. Gli Ordini dei Medici non difendono nessuno “a prescindere”. Non chiedono zone franche, immunità o corporativismi. Chi sbaglia, quando l’errore viene accertato nelle sedi competenti, deve risponderne. Ma in uno Stato di diritto le responsabilità si stabiliscono attraverso indagini, perizie, contraddittorio e sentenze, non attraverso la pressione dell’opinione pubblica, la semplificazione televisiva o la gogna digitale. La politica, le istituzioni e il mondo dell’informazione hanno una responsabilità enorme: non alimentare sfiducia, sospetto e ostilità verso chi ogni giorno lavora negli ospedali, negli ambulatori, nelle sale operatorie, nei pronto soccorso e nei territori. Il medico non può diventare il capro espiatorio di un sistema sanitario che da anni viene lasciato solo, sottofinanziato, sovraccaricato e poi esposto alla ricerca del colpevole quando qualcosa accade. È troppo facile chiedere ai medici di essere sempre presenti, sempre disponibili, sempre infallibili, e poi lasciarli soli davanti alla complessità clinica, alla carenza di personale, alle liste d’attesa, alla pressione burocratica, alla medicina difensiva e alla violenza mediatica. Questa vicenda non può diventare l’ennesima occasione per scaricare sulla professione medica le contraddizioni del sistema. Al contrario, deve imporre una riflessione seria sul rapporto tra cittadini, sanità, informazione e giustizia. Un Paese che delegittima i propri medici prima ancora che i fatti siano accertati è un Paese che indebolisce la propria sanità pubblica. Difendere i medici non significa mettersi contro i pazienti. Significa difendere la possibilità stessa di curare. Significa affermare che la sicurezza delle cure nasce da organizzazione, investimenti, formazione, personale adeguato, trasparenza e responsabilità, non dalla caccia al nome, dal linciaggio mediatico o dalla ricerca del mostro. Gli Ordini dei Medici ribadiscono piena fiducia nella magistratura e negli organi tecnici chiamati ad accertare i fatti. Ma chiedono con altrettanta fermezza che, fino a quel momento, siano rispettati la presunzione di innocenza, la dignità dei professionisti coinvolti, la riservatezza dei pazienti e il valore sociale della professione medica. Alla politica chiediamo di non voltarsi dall’altra parte. Servono norme e scelte concrete per contrastare la spettacolarizzazione giudiziaria dei casi sanitari, per proteggere i professionisti dalla gogna preventiva e per ricostruire un patto di fiducia tra cittadini e medici. Senza questo patto, il Servizio sanitario nazionale si impoverisce, la medicina difensiva cresce e i pazienti saranno i primi a pagarne il prezzo. La verità va cercata. Le responsabilità vanno accertate. Il dolore va rispettato. Ma la giustizia non può essere sostituita dal clamore mediatico. Per questo gli Ordini dei Medici dicono con forza: basta processi sommari, basta caccia al medico, basta usare le tragedie per alimentare sfiducia verso la sanità. Difendere la professione medica oggi significa difendere la dignità delle cure, la tenuta del Servizio sanitario nazionale e il diritto dei cittadini a una medicina libera, responsabile e non intimidita.