Oms, dopo Omicron fine della pandemia?

Oms, dopo Omicron fine della pandemia?

31 Gennaio 2022 0 Di La Redazione

La pandemia di Covid-19 «è tutt’altro che finita» ma «due anni dopo potremmo entrare in una nuova fase con una plausibile speranza di stabilizzazione», lo sottolinea il responsabile dell’Oms per l’Europa Hans Kluge, che prevede un nuovo picco di casi entro marzo, con il 60% dei cittadini europei contagiati, prima della graduale fine dell’emergenza. La speranza di Kluge è di «porre fine alla fase di emergenza nel 2022 e affrontare altre minacce per la salute che richiedono urgentemente la nostra attenzione».
Osserva: «Gli arretrati e le liste di attesa sono aumentati, i servizi sanitari essenziali sono stati interrotti e i piani e i preparativi per gli stress e gli shock sanitari legati al clima sono stati sospesi in tutta la Regione». Il virus, intanto, continua a correre con picchi di contagi in tutto il mondo. Non solo in Europa, ma anche in Russia e in tutta l’Asia, dalla Cina fino alla Nuova Zelanda. La corsa di Omicron preoccupa anche la Cina, determinata a portare avanti gli imminenti giochi invernali e per questo pronta a chiudere, come accaduto nelle scorse settimane, intere città anche per pochi casi, oppure a monitorare, con tamponi a tappeto, intere province. «È quasi scontato che nuove varianti emergeranno e ritorneranno, con i milioni di infezioni che si verificano nel mondo e che si verificheranno nelle prossime settimane e con il calo dell’immunità e la stagionalità invernale – aggiunge Kluge -. Ma con una forte sorveglianza e monitoraggio di queste nuove varianti; un’elevata diffusione della vaccinazione e delle terze dosi e un accesso equo e a costi abbordabili agli antivirali; e ancora con test mirati, la protezione dei gruppi ad alto rischio con mascherine di alta qualità e il distanziamento fisico se e quando appare una nuova variante, io credo che una nuova ondata potrebbe non richiedere più il ritorno ai lockdown totali per tutta la popolazione dell’era della pandemia, o a misure simili».
Anche Mosca – epicentro dell’epidemia nel Paese – ha segnato un nuovo record, per il quarto giorno consecutivo, con 17.528 nuovi casi. Sia i contagi della capitale, sia quelli nel resto del Paese sono dovuti soprattutto alla diffusione della variante Omicron. I dati del governo indicano 326.112 morti per Covid-19 dall’inizio della pandemia. Tuttavia, l’agenzia di statistica Rosstat – che basa i suoi dati su una definizione più ampia dei decessi provocati dal virus – ne conta quasi il doppio.
Anche la situazione italiana non è tra le migliori. «Ci troviamo in una fase di elevata circolazione del virus con oltre 2,7 milioni di positivi e una media di circa 180mila nuovi casi al giorno che rimangono ormai stabili da circa una settimana. La salita della curva di fatto sembra essersi arrestata ma è difficile fare previsioni vista l’eterogeneità delle situazioni regionali anche nelle diverse fasce d’età», ha dichiarato il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, in un video diffuso durante Domenica In su RaiUno. Cartabellotta evidenzia come l’efficacia del vaccino nei confronti della malattia grave «è riuscita ad ammortizzare l’impatto sugli ospedali ma evidentemente con questo enorme numero di casi abbiamo comunque quasi 20.000 persone ricoverate in area medica e oltre 1700 in terapia intensiva». I tassi di occupazione prossimi al 30% dell’area medica e al 20% (che fanno scattare l’arancione) in terapia intensiva «sembrano in lieve calo verosimilmente per la maggior prevalenza della variante Omicron su quella Delta e sul fatto che abbiamo aumentato in maniera importante le vaccinazioni e le terze dosi».

 

 

Fonte:DoctorNews33