Nursing Up: Infermieri indiani? Il problema è altrove
23 Maggio 2026«Gli infermieri indiani in arrivo in Italia non sono il problema. Il deficit reale e drammatico riguarda gli infermieri italiani che continuano a lasciare il Paese. E senza affrontare le cause profonde di questa fuga, nessun reclutamento dall’estero potrà risolvere la crisi della sanità pubblica».
Lo afferma Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up, commentando l’accordo tra Italia e India per accelerare il riconoscimento professionale e l’inserimento di infermieri provenienti dal Paese asiatico.
«Da parte nostra non esistono pregiudizi verso l’arrivo dei professionisti stranieri, purché siano opportunamente valutati sotto il profilo delle competenze e della conoscenza della lingua italiana. Chi arriva merita integrazione, rispetto e valorizzazione. Ma non possiamo continuare a ignorare le ragioni che spingono migliaia di infermieri italiani ad andarsene», sottolinea De Palma.
L’Italia continua infatti a formare professionisti altamente qualificati che scelgono di fatto di lavorare all’estero. Secondo le elaborazioni richiamate da CREA Sanità, formare un infermiere costa circa 30mila euro. Ogni anno sono circa 7milagli infermieri italiani che si trasferiscono in Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Regno Unito e Nord Europa, con una perdita di oltre 210 milioni di euro di investimenti pubblici che finiscono per rafforzare altri sistemi sanitari.
A pesare sono soprattutto le condizioni economiche e professionali. Secondo le elaborazioni sui dati OCSE, un infermiere italiano percepisce mediamente circa 48mila dollari annui, contro una media OCSE superiore a 61mila dollari, con un divario di circa 13mila dollari l’anno.
«La vera domanda è un’altra: stiamo cercando professionisti per rafforzare il Servizio sanitario nazionale oppure personale disposto ad accettare condizioni che molti infermieri italiani non sono più disposti a sopportare?», incalza De Palma.
L’Italia registra appena 6,9 infermieri ogni mille abitanti contro una media europea di 8,4, con un rapporto di appena 1,3 infermieri per medico, tra i più bassi del continente. «Numeri che dimostrano anni di mancati investimenti sugli organici e sulla valorizzazione professionale. Per gli infermieri stranieri chiediamo le stesse tutele e la stessa dignità professionale che rivendichiamo per quelli italiani. Ma il SSN non può essere salvato inseguendo il costo del lavoro più basso».
Secondo il Nursing Up, senza interventi concreti su stipendi, carriere, carichi di lavoro e condizioni professionali, il rischio è di ripetere lo stesso schema già visto con gli infermieri italiani.
«Continuare a cercare infermieri all’estero mentre migliaia di professionisti italiani lasciano il Paese equivale a tentare di riempire una vasca senza chiudere il bocchettone. Le priorità restano chiare: abolizione dei tetti di spesa, assunzioni stabili, stipendi allineati agli standard europei, tutela contro aggressioni e burnout e percorsi di carriera realmente attrattivi. Altrimenti continueremo a mettere bende sempre più sottili su un’emorragia che da anni dissangua il Servizio sanitario nazionale».



