Botulismo da spore ambientali nei lattanti, cinque casi trattati con successo al Santobono
22 Maggio 2026I medici: determinante il riconoscimento precoce dei sintomi.
Il Direttore generale Conenna: “Gestione del botulismo infantile richiede competenze altamente specialistiche, rapidità decisionale e una stretta integrazione tra diverse professionalità. Attenzione alle fonti di esposizione”
Cinque casi di botulismo infantile da acquisizione ambientale di spore ricoverati e trattati con successo all’AORN IRCCS Santobono Pausilipon da novembre a oggi.
I piccoli pazienti, tutti di età inferiore ai dodici mesi, sono stati identificati precocemente e presi in carico grazie al lavoro multidisciplinare che ha coinvolto Pronto Soccorso, Neurologia pediatrica e Terapia intensiva pediatrica, consentendo un trattamento tempestivo e un’evoluzione clinica favorevole.
Il botulismo infantile da spore è una forma rara ma potenzialmente grave di botulismo che colpisce soprattutto i bambini sotto l’anno di vita. È causato dall’ingestione di spore presenti nell’ambiente che, successivamente, possono germinare nell’intestino ancora immaturo del lattante e produrre la tossina responsabile della patologia.
Se il miele rappresenta la fonte più nota, e per questo non deve mai essere somministrato sotto l’anno di vita, oggi è sempre più evidente il ruolo anche di altre possibili fonti ambientali di esposizione. Le spore del batterio, infatti, sono diffuse in natura e possono trovarsi nel terreno, nei sedimenti e in ambienti interessati da lavori edili o movimentazione di terra e materiali.
Particolare attenzione deve essere posta in presenza di ristrutturazioni domestiche, cantieri, lavori stradali, attività che producono elevate quantità di polvere o contesti professionali che comportano frequente contatto con terra, legno o materiali polverosi.
“Negli ultimi mesi abbiamo registrato un numero di casi significativo rispetto alla rarità della patologia”, spiega il direttore del Pronto Soccorso pediatrico del Santobono, Vincenzo Tipo. “Fino ad oggi – aggiunge – identificavamo il botulismo infantile come alimentare e legato al consumo di miele, che comunque non va somministrato prima del compimento dell’anno di età. Tutti questi casi hanno evidenziato il botulismo ambientale, altrimenti ritenuto molto raro, legato all’esposizione a polvere domestica, lavori di ristrutturazione, ambienti con terra o materiali movimentati, fattori di rischio soprattutto nei primi mesi di vita”.
“Il riconoscimento precoce è fondamentale – sottolinea Antonio Varone, direttore della Neurologia pediatrica – I sintomi iniziali possono essere sfumati e facilmente sottovalutati: stipsi persistente, pupille dilatate (midriasi), ptosi della palpebra, ossia un abbassamento anomalo della palpebra superiore, oftalmoplegia (paralisi o debolezza dei muscoli oculari), difficoltà di suzione o alimentazione, pianto debole, ridotta vivacità, ipotonia e sonnolenza. In realtà, si tratta di segnali che devono indurre rapidamente a una valutazione medica, perché la malattia può evolvere fino al coinvolgimento respiratorio”.
In presenza di un sospetto clinico, già in Pronto Soccorso viene immediatamente attivato il neurologo pediatra reperibile. Dopo la prima valutazione specialistica, il piccolo paziente viene trasferito nella Terapia Intensiva Pediatrica, diretta da Geremia Zito Marinosci, dove viene avviato il percorso diagnostico-terapeutico e, fino alla risoluzione completa della fase acuta, vengono continuamente monitorate le funzioni neurologiche e respiratorie e, nei casi più gravi di insufficienza respiratoria, instaurata la ventilazione meccanica.
La diagnosi iniziale è soprattutto clinica e non si attende necessariamente la conferma laboratoristica per iniziare il trattamento di supporto e la somministrazione del siero antitossina. Contestualmente vengono raccolti campioni biologici, in particolare fecali, e inviati ai laboratori di riferimento per la ricerca della tossina botulinica e del batterio. Il caso, quindi, viene segnalato all’Istituto Superiore di Sanità, centro di riferimento nazionale per il botulismo.
“La gestione del botulismo infantile richiede competenze altamente specialistiche, rapidità decisionale e una stretta integrazione tra diverse professionalità – dichiara il Direttore Generale dell’AORN IRCCS Santobono Pausilipon, Rodolfo Conenna – Nel riconoscimento tempestivo dei casi trattati negli ultimi mesi emerge l’elevato livello di attenzione clinica e la stretta collaborazione tra emergenza, neurologia, rianimazione, laboratori di riferimento e istituzioni nazionali. Grazie a percorsi multidisciplinare è possibile garantire ai piccoli pazienti cure appropriate e immediate. Accanto all’assistenza, tuttavia, resta centrale il lavoro di informazione e sensibilizzazione rivolto alle famiglie e al territorio, perché conoscere i sintomi e i possibili fattori di esposizione può consentire di arrivare prima alla diagnosi e migliorare significativamente la prognosi”.
I medici ricordano che la prevenzione resta essenziale: oltre a evitare il miele nel primo anno di vita, è importante prestare attenzione agli ambienti molto polverosi frequentati dai lattanti, soprattutto durante lavori domestici o attività che comportano dispersione di terra e polveri.



