Studiai, studiai, fortissimamente studiai. Parafrasando il celebre motto alfierano c’è parsa questa, in estrema sintesi, una delle caratteristiche principali di Michele Pedata, attore e sportivo d.o.c.
Rischiamo di ripeterci ma la domanda non è oziosa o di mestiere. Chi nasce a Napoli ha un evidente vantaggio, formandosi nei vari ” teatri a cielo aperto”.
Per la mia esperienza che è si svolta e si svolge ancora oggi principalmente a Napoli, sicuramente posso confermare la tendenza ad essere curiosi, pronti a tutto di chi nasce in un ambiente come Napoli.
E questa caretteristica della città credo che si manifesti in un po’ in tutto gli ambiti e in particolare nell’arte e con l’arte.
In particolare Napoli è un ‘teatro a cielo aperto’ e ogni giorno fornisce grandi lezioni e spunti di riflessione che puoi sta agli ” artisti” catturare e riprendere, dare vita in altri forme.
La prima volta che guardando una bella scena a cinema o a teatro lei ha pensato: “io voglio fare quello”. Quando l’è scattato il sacro fuoco?
È stata una scintilla che mi è scattata forte al liceo. Quando lì per la prima volta ho preso parte a un laboratorio di teatro. E da quel momento in poi mi sono detto che avrei dovuto continuare, conoscere di più del teatro, studiare e praticare veramente cosa significa fare teatro.
Ho ricordi di quando ero piccolo che mi piaceva creare delle storie con i miei giocattoli e creare battaglie, storie diverse e io facevo tutti i personaggi. Credo che lì il bambino che era ed è in me ha percepito che il gioco del teatro è il gioco più bello del mondo.
I familiari, anche se non si vedono, hanno sempre un ruolo nella scelta professionale delle giovani generazioni: ad adiuvandum e ad “scarrupandum”. A lei come è andata?
Credo che tutti conosciamo il rapporto figli e genitori, è sempre un po’ tra alti e bassi ma ci sono sempre stati per me.
Anche quando non riescono a venire a vedermi, mi chiedono di come è andata.
Tenersi in forma grazie alla pratica sportiva, all’alimentazione o c’è dell’altro?
“Mens sana in corpore sano”
Fondamentale è questo tipo di approccio e al tempo stesso l’essere sempre curiosi, allenare molto l’immaginazione.
Vedere tante cose. Ascoltare la vita e le ” cose” che accadono ogni giorno.
Ci sono tanti attori che si esibiscono “senza veli”. È evidente che dopo i primi momenti dello spettacolo ci si cala nella parte per cui l’essere vestiti o svestiti conta poco.
Per lei è stato un problema recitare nudo per così dire in presa diretta?
No, per me non è stato un problema.
Ho vissuto la sensazione con sfida e responsabilità.
E con tanto gioco.
Fin da subito ho pensato che fosse parte del gioco del teatro.
Lei è ancora giovanissimo ed avrà sicuramente tanti progetti da portare avanti. Ce n’è uno al quale tiene in modo particolare? Se non ne vuole parlare, per scaramanzia, stia tranquillo, non ci offendiamo.
Ci sono vari progetti in corso e non vedo l’ora di portali in scena.
In particolare nuovi progetti sempre con Antonio Mocciola.
STAY STUNED
Fine percorso del laboratorio “Officina” della Scuola Elementare del teatro di Davide Iodice.
In particolare si sta per concludere uno studio sul testo
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