Medicina generale: le tre priorità Snami per il futuro della professione
28 Agosto 2026SNAMI prende atto della convergenza sulle principali questioni oggetto della propria piattaforma, ma sottolinea la necessità che le rivendicazioni trovino ora traduzione concreta nei testi contrattuali. Il prossimo passaggio indicato dal sindacato è l’atto di indirizzo per il rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale (ACN), atteso entro il 30 settembre.
Le richieste erano già state portate da SNAMI al centro dello sciopero nazionale della medicina generale proclamato il 5 novembre 2025, articolato su quattro punti: la difesa del rapporto fiduciario attraverso il contrasto al ruolo unico, la tutela della maternità e della genitorialità, il riconoscimento universitario della formazione in medicina generale e la deburocratizzazione.
Sulle Case della Comunità, il sindacato ribadisce inoltre la posizione assunta con la mancata firma dell’accordo sottoscritto il 23 giugno 2026 da FIMMG e FMT, che modifica l’ACN del 15 gennaio 2026. Il nuovo accordo introduce un obbligo di presenza fino a sei ore settimanali e affida alle Aziende sanitarie la definizione del fabbisogno orario, delle sedi e dell’organizzazione dei turni, secondo SNAMI con una conseguente riduzione degli spazi di negoziazione a livello regionale.
“Non rivendichiamo primogeniture. Registriamo che posizioni per anni definite minoritarie sono oggi la piattaforma di quasi la totalità della categoria: un fatto che le istituzioni non possono più trattare come una posizione di nicchia e ignorare”, dichiara Simona Autunnali, presidente nazionale SNAMI.
Sul tema dell’organizzazione del lavoro nelle Case della Comunità, Autunnali aggiunge: “Chi ha firmato oggi rivendica come conquista ciò che le Regioni avevano già messo per iscritto il 17 giugno. Le date sono pubbliche e i documenti anche. Il riposo dei medici non si tutela raccontando la trattativa: si tutela scrivendo nel contratto quando l’obbligo si sospende e chi lo decide”.
Il sindacato conferma quindi la propria linea in vista del rinnovo dell’ACN e individua tre condizioni ritenute indispensabili per l’evoluzione della medicina generale: “Il nostro confronto istituzionale continua e ribadiamo i tre elementi indispensabili per salvare la medicina generale: il superamento del ruolo unico introdotto dalla legge Balduzzi, l’avvio della scuola di specializzazione universitaria in medicina generale con accesso e trattamento equiparati alle altre scuole, e la natura volontaria e contrattata dell’attività nelle Case della Comunità”.



