Luca Rossetti, il pianoforte è il mio modo di raccontare ciò che non so dire

Luca Rossetti, il pianoforte è il mio modo di raccontare ciò che non so dire

15 Agosto 2026 Off Di Marco Magliulo & Pasquale Maria Sansone

La musica è vita anche per chi di musica non vive. Nel suo caso..


La musica, nel mio caso, non è semplicemente una professione, ma una parte integrante della mia vita. È stata presente fin dall’inizio del mio percorso e, con il passare degli anni, è diventata sempre più un modo per esprimere ciò che a volte le parole non riescono a comunicare.

Credo che la musica abbia una capacità straordinaria: riesce a parlare direttamente alle emozioni, indipendentemente dall’età, dalla cultura o dal fatto che si sia musicisti oppure no. Una melodia può riportarci a un ricordo, accompagnare un momento particolare della nostra vita, darci conforto oppure semplicemente regalarci un’emozione.

Per me il pianoforte rappresenta proprio questo: uno strumento attraverso il quale posso raccontare qualcosa di me, sia quando interpreto la musica di altri autori sia quando compongo. E forse è proprio questa la ragione per cui, dopo tanti anni, continuo a considerare la musica non soltanto il mio lavoro, ma una necessità, una forma di comunicazione e, soprattutto, una parte profonda della mia identità.

È stata una sua esigenza avvicinarsi al mondo dei suoni e delle armonie o qualcuno l’ha guidata verso quell’approdo?

È stata soprattutto una necessità interiore, alimentata da una grande curiosità verso il mondo dei suoni, delle armonie e delle emozioni che la musica è capace di suscitare. Fin dall’inizio ho sentito il bisogno di avvicinarmi a questo linguaggio non soltanto per conoscerlo, ma soprattutto per comprendere e poter esprimere qualcosa che dentro di me esisteva e che non riuscivo, e forse non riesco, a esprimere attraverso le parole.

È proprio questo uno degli aspetti della musica che mi ha sempre affascinato maggiormente: la possibilità di comunicare stati d’animo, sensazioni, immagini ed emozioni che spesso sfuggono al linguaggio verbale. In questo senso mi riconosco molto nel concetto romantico dell’ineffabilità della musica strumentale: la musica riesce a dire ciò che le parole non possono dire, lasciando però all’ascoltatore la libertà di interpretare e vivere quelle emozioni in modo personale.

La curiosità mi ha quindi spinto a cercare, studiare e approfondire sempre di più questo universo, mentre la necessità interiore di esprimermi attraverso la musica ha trasformato progressivamente quella curiosità in un vero percorso di vita. Il pianoforte è diventato così il mio principale strumento di comunicazione: attraverso di esso posso dare forma a sensazioni e pensieri che, tradotti in parole, perderebbero inevitabilmente qualcosa della loro autenticità.

Concertista e compositore, quale di queste due espressioni artistiche sente più nelle sue corde?

Ho seguito inizialmente un percorso prevalentemente interpretativo ed esecutivo, quello del pianista, e per molti anni mi sono dedicato allo studio e all’approfondimento del repertorio, cercando di comprendere sempre più a fondo il pensiero e la sensibilità degli autori che interpretavo.

Nella mia formazione personale ha avuto inoltre un ruolo importante l’influenza del grande pianista e concertista Carlo Grante, dal quale ho avuto modo di trarre preziosi insegnamenti e stimoli nel mio percorso artistico e interpretativo.

Parallelamente, però, ho sempre avvertito dentro di me una necessità diversa: quella di scrivere, di creare e di mettere in musica le mie sensazioni. Era come se l’interpretazione della musica altrui non fosse sufficiente a esprimere completamente ciò che avevo dentro. Sentivo il bisogno di costruire un mio linguaggio, attraverso il quale poter comunicare stati d’animo, emozioni e sensazioni interiori.

Per questo oggi non vedo il compositore e il concertista come due identità separate. L’esperienza interpretativa mi ha insegnato ad ascoltare la musica, a comprenderne il linguaggio e a darle vita attraverso il pianoforte; la composizione, invece, mi permette di partire dall’interno, da un’emozione o da una sensazione, e trasformarla in suono.

Se dovessi però indicare quale delle due espressioni sento oggi più profondamente nelle mie corde, direi quella del compositore. Perché nella composizione ritrovo quella stessa necessità interiore di cui parlavo prima: il bisogno di dare una forma musicale a ciò che spesso non riesce a trovare una forma nelle parole. In fondo, comporre significa per me trasformare l’ineffabile in musica.

Nella stragrande maggioranza delle nazioni europee la Musica è inserita tra le materie della scuola secondaria di secondo grado di tutti gli indirizzi. Incredibile ma vero, proprio in Italia, patria del bel canto l’insegnamento si svolge soltanto nei Licei Musicali e Coreutici.

Essendo io stesso docente di Musica nella scuola secondaria di primo grado, vivo questa situazione quotidianamente e posso dire che, a mio avviso, la riforma che ha equiparato gli studi del Conservatorio del vecchio ordinamento al percorso universitario ha rappresentato certamente un passaggio importante, ma non ha risolto tutti i problemi legati alla formazione musicale in Italia.

Successivamente il legislatore ha introdotto prima le scuole secondarie di primo grado a indirizzo musicale e, in un secondo momento, l’indirizzo musicale nella scuola secondaria di secondo grado attraverso la nascita dei Licei Musicali. Sono stati sicuramente passi importanti, ma ritengo che si tratti ancora di una riforma parziale, che non affronta in maniera organica il problema dell’educazione musicale nel nostro Paese.

Il punto fondamentale, secondo me, è che la formazione musicale dovrebbe iniziare molto prima e dovrebbe essere considerata una componente essenziale della formazione culturale di ogni individuo, non soltanto di chi decide successivamente di intraprendere un percorso professionale. La musica sviluppa capacità cognitive, sensibilità, disciplina, ascolto e capacità di relazione e, proprio per questo, non dovrebbe essere considerata una materia marginale.

C’è poi un altro aspetto che considero particolarmente importante: in Italia abbiamo progressivamente perso la capacità di formare, attraverso le istituzioni, musicisti e strumentisti di alto livello. Per raggiungere una preparazione realmente approfondita, oggi è spesso necessario affidarsi all’iniziativa personale delle famiglie e dei singoli ragazzi, che devono avvicinarsi allo studio della musica fin dall’infanzia attraverso percorsi extrascolastici, scuole private, insegnanti e sacrifici economici spesso considerevoli.

Credo invece che dovrebbe essere la scuola, insieme alle istituzioni musicali, a creare le condizioni affinché un giovane possa scoprire e sviluppare il proprio talento già nei primi anni della formazione. Questo richiederebbe naturalmente maggiori investimenti in risorse umane, nella presenza di docenti qualificati e nella possibilità di offrire un insegnamento strumentale serio e continuativo.

Purtroppo questo ancora non avviene in maniera adeguata, sia per una scarsa attenzione del legislatore nei confronti della formazione musicale, sia per l’insufficienza delle risorse economiche destinate a questo settore.

E trovo che sia un paradosso particolarmente significativo per un Paese come l’Italia, che ha dato al mondo una parte fondamentale della storia della musica occidentale. Abbiamo una tradizione musicale straordinaria, ma rischiamo di non mettere le nuove generazioni nelle condizioni di conoscerla, svilupparla e, soprattutto, rinnovarla.

La musica non dovrebbe essere considerata soltanto una specializzazione per pochi: dovrebbe essere innanzitutto un diritto culturale e una componente fondamentale della formazione della persona. Solo partendo da una diffusione più ampia e precoce dell’educazione musicale possiamo sperare, nel futuro, di formare anche nuovi musicisti di alto livello.

 Docente e didatta, lei si è dedicato non soltanto all’insegnamento del pianoforte, ma anche alla divulgazione, dando alle stampe Alla scoperta del pianoforte, edito da Edizioni Sinfonica. Da dove nasce l’idea di questo libro e quale obiettivo si è posto attraverso questo lavoro?


Sono stato da sempre anche un insegnante di pianoforte e un didatta, e questa dimensione ha rappresentato una parte molto importante del mio percorso umano e professionale. Ho sempre trovato una particolare soddisfazione nel seguire la formazione musicale dei ragazzi, anche dei più piccoli, così come degli adulti che decidono di avvicinarsi allo studio del pianoforte.

È proprio da questo amore per la didattica e per la formazione che nasce Alla scoperta del pianoforte, pubblicato da Edizioni Sinfonica e distribuito da Carisch. Il libro nasce dal desiderio di mettere a disposizione la mia esperienza e di accompagnare chi si avvicina allo strumento alla scoperta del suo mondo, cercando di trasmettere non soltanto conoscenze tecniche, ma soprattutto la passione e la curiosità che sono alla base di ogni percorso musicale.

Una grande soddisfazione personale è stata poi quella di riuscire a trasmettere a mio figlio Giacomo la stessa passione per questo meraviglioso strumento. Vederlo oggi portare avanti un proprio percorso artistico è per me motivo di grande orgoglio.

Giacomo, in arte James Ross, interpreta e incide oggi le mie composizioni e i miei arrangiamenti, dando vita a una collaborazione artistica che per me ha anche un significato profondamente familiare. Le nostre produzioni sono distribuite in tutto il mondo da Believe, attraverso la prestigiosa etichetta discografica PLAY & Oracle Records LTD, diretta da Giampaolo Pasquile.

È una prosecuzione naturale di quel percorso iniziato tanti anni fa con l’insegnamento: trasmettere la musica, prima attraverso la didattica e oggi anche attraverso la composizione e l’interpretazione, cercando sempre di creare un dialogo con chi ascolta.

E proprio per questo vorrei invitare tutti i lettori a seguirci attraverso i principali store e le piattaforme digitali, dove è possibile ascoltare le nostre produzioni, e a visitare il mio sito ufficiale www.lucarossettimusic.com, dove è possibile conoscere più da vicino il mio percorso artistico, le mie composizioni, le pubblicazioni e tutte le novità.

Grazie per l’attenzione e, soprattutto, buona musica a tutti!