Giovanni Ricco, il valore dello Sport

Giovanni Ricco, il valore dello Sport

15 Maggio 2026 Off Di Corrado Caso

Oggi incontriamo il dottor Giovanni Ricco, medico chirurgo specializzato in chirurgia oncologica, da anni protagonista del panorama sanitario, scientifico e sociale del territorio salernitano. Consigliere dell’Ordine dei Medici di Salerno, dirigente sanitario e autore di numerose pubblicazioni scientifiche, Ricco vanta una lunga esperienza nel campo dell’endoscopia chirurgica e dell’emergenza-urgenza. Accanto all’attività medica, ha promosso importanti progetti umanitari internazionali, in particolare ad Haiti, distinguendosi per il suo impegno nella cooperazione sanitaria e nell’assistenza alle fasce più fragili della popolazione. Un percorso professionale e umano che unisce medicina, formazione, solidarietà e management sanitario.

Da un’indagine condotta su 203 studenti di un istituto tecnico-professionale della provincia di Avellino è emerso che la maggioranza dei ragazzi pratica attività sportiva, mentre tra le ragazze prevale la non pratica. A tuo avviso, da cosa dipende ancora oggi questo divario? Quanto incidono i condizionamenti culturali e gli stereotipi di genere nelle scelte sportive dei più giovani?

Condizionamenti e stereotipi di genere pesano moltissimo. A mio modesto parere ciò è particolarmente vero se si prende in considerazione la fascia adolescenziale. Incidono meno nei più piccoli. E’ quindi importante che i giovani si avvicinino alla pratica sportiva quanto prima possibile. Di qui, il ruolo fondamentale delle scuole (specie quella primaria e secondaria di primo grado – elementari e medie) con la organizzazione di progetti, condivisi con le famiglie, finalizzate a far conoscere e provare la maggior parte delle discipline sportive a tutti gli alunni, prima che scattino le cosiddette “etichette/stereotipi” di genere.

Allo stato, sono sempre più numerose le scuole che organizzano eventi conoscitivi teorico/pratici per avvicinare i nostri piccoli alle varie discipline sportive, anche grazie alla collaborazione delle Associazioni Sportive presenti sul territorio di competenza. È innegabile che in questi ultimi anni la popolazione sportiva è sempre più numerosa.

L’agonismo rappresenta spesso un’occasione per misurare e migliorare le proprie capacità. In un’epoca in cui il risultato sembra contare più di tutto, secondo te è ancora possibile trasmettere ai giovani il valore educativo dello sport?

Certamente sì. Tutte le organizzazioni sportive devono avere come obiettivo principale la promozione dello sport inteso quale strumento inclusivo. Vincere o perdere deve rappresentare un semplice confronto inserito in un percorso educativo molto più ampio. Vince chi si diverte, vince chi rispetta le regole, vince chi è solidale, vince chi migliora la propria performance.

Oggi si vedono sempre più persone praticare attività sportiva, anche in gruppo e con attrezzature di alto livello. Eppure, sul piano dei risultati, delle strutture e della formazione, il Nord Italia appare spesso più organizzato rispetto al Sud, dove persistono anche livelli più elevati di sovrappeso e obesità. Secondo te, si tratta di un problema culturale, organizzativo o di insufficiente sostegno da parte delle istituzioni?

Non credo si tratti di un problema culturale. È innegabile che in quelle realtà del sud Italia, laddove si riesce a migliorare l’offerta in termini di strutture ed organizzazione, i risultati sportivi esplodono. Direi piuttosto che il vero problema è economico a favore del nord Italia quali Pil pro capite, reddito delle famiglie, concentrazione di grandi imprese in grado di finanziare o sponsorizzare. A questo si aggiunge certamente un insufficiente sostegno da parte delle istituzioni del sud Italia che si traduce in una scarsa disponibilità di strutture sportive certificate o scuole ad indirizzo sportivo. Sul piano organizzativo, il fatto che la maggior parte dei Centri Tecnici Federali hanno sede nel nord-Italia, determina una ridotta possibilità di accesso ai corsi per la formazione di Tecnici qualificati. Senza allenatori avvicinare i giovani allo sport è estremamente difficile.

La pratica sportiva è da sempre associata non solo al benessere fisico, ma anche a quello mentale. Quanto conta, secondo la tua esperienza di medico, l’attività fisica costante nella prevenzione delle malattie, nel mantenimento dell’equilibrio psicologico e, più in generale, nella qualità della vita?

È fondamentale. L’esercizio e l’allenamento costante hanno benefici specifici in quanto consentono di mantenere la forma ed il tono muscolare, migliorare la funzionalità cardio-circolatoria e respiratoria con innegabili effetti sull’autostima e sulla qualità della vita.

Per le persone anziane, abitudini semplici come camminare ogni giorno, evitare l’uso dell’auto per i tragitti brevi o limitare l’ascensore possono rappresentare una forma efficace di attività fisica?

Mi vengono in mente le parole e, soprattutto i comportamenti, del Professore Rocco Albano, esimio medico ortopedico salernitano con il   quale ho mosso i primi passi verso la carriera di Direttore Sanitario: dopo i 60 anni bisogna mangiare esclusivamente per sostenere il nostro corpo, bere molta acqua, camminare tanto, salire le scale possibilmente due gradini per volta e, soprattutto, tenere in esercizio il nostro cervello.

Hai dedicato gran parte della tua vita allo sport, prima come medico e oggi anche come direttore della Società Sportiva Canottieri Irno di Salerno. Quale percorso stai portando avanti insieme ai tuoi collaboratori e quali obiettivi vi proponete per diffondere, soprattutto tra i giovani, una più solida cultura dello sport?

Da quando ho avuto l’onore di presiedere Il Circolo Canottieri Irno, una delle Società Sportive Dilettantistiche più antiche e più medagliate del territorio salernitano e campano ho cercato di finalizzare le attività del sodalizio verso la promozione degli sport del mare tra i più giovani, destinando buona parte delle risorse alla implementazione di numerosi progetti in collaborazione con le scuole primarie e secondarie del territorio. Non solo giovani, siamo orgogliosi di essere stati tra i primi ad aver aderito con convinto entusiasmo al Programma Nazionale di Sport Terapia messo in campo dalla Federazione Italiana Canottaggio che promuove l’attività fisica non solo come attività “riabilitativa” nel senso medico del termine, ma una attività per il benessere in senso olistico, accessibile a tutti per una migliore qualità della vita che favorisca naturalmente la prevenzione delle malattie con l’obiettivo di raggiungere il benessere psicofisico. In particolare abbiamo introdotto il Progetto Trotula ed il Progetto Dragon Boat, realizzati grazie alla collaborazione delle Associazioni “Noi Donne soprattutto” ed “Angela Serra”, dedicati al recupero fisico e psichico delle donne mastectomizzate.