Gabriele Faraca, il movimento è una vera risorsa per la salute
29 Ottobre 2026
Docente di Metodo e Didattiche delle attività motorie dell’ Università Magna Grecia di Catanzaro Gabriele Kristian Faraca è tra le altre specialità esperto in Disabilità Sport e Terapia, segnatamente per quello che riguarda le malattie neurologiche.
Solo negli ultimi anni è stato intensificato il ricorso a una pratica sportiva adattata per combattere le patologie legate al movimento. Quali sono i risultati di questo approccio?
Credo che oggi stiamo finalmente comprendendo che il movimento non è soltanto una componente del benessere, ma una vera risorsa per la salute, la prevenzione e il mantenimento dell’autonomia. L’esercizio fisico adattato rappresenta un approccio che mette al centro la persona, le sue capacità residue, le sue difficoltà e, soprattutto, le sue potenzialità.I risultati possono essere significativi, sia per le capacità condizionali che coordinative: c’è un miglioramento della forza muscolare, dell’equilibrio, della mobilità articolare, della flessibilità e della resistenza allo sforzo. In molti casi, un programma adeguatamente strutturato contribuisce anche a ridurre il rischio di cadute, di infortunio, contrastare la sedentarietà e preservare più a lungo l’indipendenza nelle attività quotidiane.
Ma c’è un aspetto che considero altrettanto importante: la dimensione psicologica e sociale. Tornare a muoversi con maggiore sicurezza significa spesso recuperare fiducia nel proprio corpo, sentirsi meno dipendenti dagli altri e riappropriarsi di spazi di vita che si pensavano perduti.
Naturalmente, l’attività motoria adattata non sostituisce le terapie mediche e riabilitative quando necessarie. È uno strumento complementare, che deve essere programmato in modo individualizzato e, nei casi più complessi, in collaborazione con le altre figure sanitarie.
La vera evoluzione consiste proprio nel superare una visione standardizzata dell’esercizio: non dobbiamo chiedere a tutti di fare la stessa cosa, ma individuare per ciascuno il movimento più appropriato, sicuro e funzionale.
In particolare, quali sono gli effetti della metodica applicata a malattie severe quale è, ad esempio, la sclerosi multipla?
La sclerosi multipla è una patologia neurologica complessa, caratterizzata da manifestazioni molto differenti da persona a persona. Per questo motivo, parlare di esercizio fisico in questo ambito significa innanzitutto parlare di personalizzazione.È un tema che ho approfondito non solo nel mio percorso magistrale in Scienze delle attività motorie preventive e adattate, ma anche nel Master Esperto in disabilità e sport “terapia”, dedicando la mia tesi al rapporto tra sclerosi multipla, abilità funzionale ed esercizio adattato.
Le evidenze scientifiche indicano che programmi di attività fisica adeguatamente prescritti possono contribuire a migliorare la forza, la resistenza cardiovascolare, l’equilibrio, la mobilità e la percezione della fatica in molte persone con sclerosi multipla. Possono inoltre favorire il benessere psicologico e la partecipazione alla vita quotidiana.
Dal punto di vista metodologico, non esiste un protocollo universale. È necessario considerare il livello di disabilità, la fase della malattia, i sintomi presenti, l’eventuale compromissione dell’equilibrio, la tolleranza allo sforzo e la sensibilità al calore, che in alcune persone può accentuare temporaneamente i sintomi.
Il mio approccio si fonda sulla valutazione funzionale e sulla progressione graduale del carico, utilizzando, quando appropriato, esercizi di mobilità, rinforzo muscolare, controllo posturale, equilibrio e attività aerobica. Metodiche come il Pilates adattato e il lavoro posturale possono trovare spazio all’interno di un programma individualizzato, purché siano adeguati alle capacità della persona e non presentati come trattamenti specifici della malattia.
È importante chiarire un punto: l’esercizio fisico non guarisce la sclerosi multipla e non può essere considerato un sostituto delle terapie farmacologiche. Può però contribuire a contrastare il decondizionamento fisico, preservare le capacità funzionali e migliorare la qualità della vita.
Per me, il risultato più importante non è necessariamente riuscire a eseguire un esercizio in più. È permettere alla persona di affrontare con maggiore sicurezza un gesto quotidiano, mantenere la propria autonomia e continuare a sentirsi protagonista della propria vita. È qui che l’esercizio adattato assume il suo valore più profondo.
Per quella che è la sua esperienza, quali sono i freni più efficaci per rallentare i naturali processi d’invecchiamento?
Non possiamo fermare l’invecchiamento biologico, ma possiamo intervenire concretamente su molti dei fattori che ne condizionano gli effetti sulla salute e sull’autonomia. A mio avviso, la parola chiave è prevenzione, da costruire molto prima che compaiano limitazioni importanti.Il primo elemento è il mantenimento della forza muscolare. Con l’avanzare dell’età, la perdita di massa e funzione muscolare può compromettere l’equilibrio, la capacità di camminare, di alzarsi da una sedia e di svolgere attività che sembrano banali, ma che sono fondamentali per vivere in autonomia. L’allenamento contro resistenza, opportunamente dosato, è quindi una componente essenziale.
Il secondo elemento è l’equilibrio, insieme alla coordinazione e alla mobilità. Allenare queste capacità significa contribuire alla prevenzione delle cadute e mantenere più a lungo la sicurezza nei movimenti.
Il terzo è l’attività aerobica regolare, che sostiene la salute cardiovascolare e metabolica. A questo si aggiungono un’alimentazione equilibrata, un sonno adeguato, la cura delle relazioni sociali e il controllo dei principali fattori di rischio attraverso il proprio medico.
C’è poi un nemico silenzioso che sottovalutiamo: la sedentarietà. Non basta allenarsi occasionalmente se, per il resto della giornata, si trascorrono molte ore seduti. Interrompere regolarmente i periodi prolungati di inattività e mantenersi attivi nella quotidianità può fare una differenza concreta.
Non esiste un singolo esercizio capace di rallentare tutti i processi dell’invecchiamento. Esiste, piuttosto, uno stile di vita coerente, sostenibile e adeguato alle condizioni individuali.
Il mio obiettivo professionale non è promettere di far sembrare una persona più giovane, ma aiutarla a conservare più a lungo ciò che conta davvero: forza, equilibrio, autonomia, lucidità e possibilità di partecipare pienamente alla vita.
Quali sono le sue personali linee guida per vivere una vita all’insegna della buona salute e del benessere?
La prima linea guida è considerare il movimento un appuntamento con la propria salute, non un’attività da praticare soltanto quando si trova del tempo libero. Non è necessario essere atleti, è importante essere costanti e scegliere un’attività compatibile con la propria condizione fisica.La seconda linea guida è non trascurare la qualità del movimento. Forza, mobilità, equilibrio e controllo motorio dovrebbero essere considerati parti complementari di una buona preparazione fisica. È qui che una programmazione competente può fare la differenza, soprattutto in presenza di dolore, limitazioni funzionali o patologie croniche.
La terza riguarda l’alimentazione, equilibrio, varietà e adeguatezza ai propri bisogni, evitando di inseguire diete estreme o soluzioni miracolose. Allo stesso modo, il sonno deve essere considerato parte integrante del recupero e della salute.
La quarta è imparare ad ascoltare il proprio corpo senza confondere l’ascolto con la rinuncia. Un affaticamento fisiologico non è la stessa cosa di un dolore persistente o di un sintomo nuovo. È importante riconoscere i segnali che richiedono una valutazione sanitaria e modulare l’attività senza improvvisare.
Infine, credo molto nel valore delle relazioni, degli interessi personali e della curiosità. La salute non coincide soltanto con l’assenza di una malattia: comprende anche la possibilità di sentirsi coinvolti, di avere obiettivi, di coltivare passioni e di mantenere un rapporto positivo con se stessi e con gli altri.
La mia sintesi è semplice, muoversi con regolarità, alimentarsi in modo equilibrato, riposare, prevenire e chiedere aiuto ai professionisti quando serve. Senza cercare la perfezione, ma costruendo abitudini che possano accompagnarci per tutta la vita.
Spesso gli impegni di lavoro rubano tempo prezioso. Nonostante l’intensità della sua professione, lei è riuscito a ritagliarsi spazi riservati a se stesso, magari per coltivare qualche hobby?
Devo ammettere che non è sempre semplice. La mia attività professionale si sviluppa su più fronti: le scienze motorie, all’interno di due centri Polisportivi della mia città, l’Elite Fitness, le docenze universitarie presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro il lavoro con le persone e, parallelamente, il cinema, che rappresenta una parte importante della mia identità.Ho imparato, però, che dedicarsi al proprio benessere non significa necessariamente sottrarre tempo al lavoro. A volte significa proprio riuscire a svolgerlo meglio, con maggiore lucidità, equilibrio e motivazione.
Il cinema e la scrittura occupano uno spazio particolare nella mia vita. Sono membro della GDG Production una produzione di cinema indipendente, costituita dal sottoscritto, Deborah Rocco e Gustavo Garrafa. Sono attore e sceneggiatore e, attraverso progetti come The Last Straw e Le Scale Invisibili, presenti su Prime Video, ho avuto la possibilità di raccontare fragilità, disabilità, memoria, speranza e possibilità di rinascita. Sono storie che mi hanno portato a riflettere profondamente sul valore della persona e sulla capacità di affrontare le difficoltà.
In qualche modo, questi due mondi, apparentemente lontani, si incontrano continuamente. Nelle scienze motorie lavoro sul corpo, sulle sue possibilità e sul recupero delle capacità; nel cinema cerco di raccontare ciò che una persona vive, sente e riesce a trasformare attraverso la propria esperienza.
La scrittura e l’interpretazione sono per me forme di espressione, ma anche occasioni per fermarmi, osservare e dare significato alle esperienze. Non sempre riesco a separare nettamente il lavoro dalla passione, perché spesso le due dimensioni si alimentano reciprocamente.
Sto imparando, tuttavia, che non si può essere sempre produttivi e che il riposo non è tempo perso. Anche concedersi momenti di tranquillità, coltivare gli affetti e allontanarsi per qualche ora dagli impegni è una forma di cura di sé.
Se c’è una lezione che cerco di applicare anche alla mia vita, è questa: non possiamo prenderci cura degli altri dimenticando completamente noi stessi. Il benessere richiede equilibrio, e quell’equilibrio va costruito ogni giorno.



