Chi ha paura della IA?
18 Luglio 2026Non abbiamo resistito e così abbiamo ripreso e riproposto la splendida intervista, a firma di
Cinzia Conti, che Dacia Marini ha concesso all’Ansa: “chi ha paura dell’IA? Certo non Dacia Maraini e non dovrebbe averla nessuno.
E il perché è bellissimo, è una vera lezione di vita, come la scrittrice spiega in un’intervista all’ANSA durante la sua partecipazione al festival di Giffoni.
“Cosa abbiamo noi che l’IA non ha e perché non potrà averla mai? L’intelligenza artificiale – dice – non muore. Quindi non ha quella consapevolezza della finitezza dell’essere umano, perché tutti ci confrontiamo con la nostra fine. Non ha contezza della fine, non conosce l’amore, il dolore. Se l’avesse diventerebbe un essere umano”.
I ragazzi della platea di Giffoni non possono non chiederle cosa pensi di temi caldissimi come il femminicidio e l’educazione sessuale nelle classi. “Non si controlla la violenza con le regole, con la prigione, con i braccialetti.
Purtroppo anche quelli servono – spiega Maraini – ma bisogna agire sull’educazione e quindi sulla scuola. Le famiglie hanno una dinamica psicologica molto complessa che non c’entra niente con i diritti civili, quindi io direi che invece dovrebbe essere obbligatoria nelle scuole, fin proprio da piccoli, un’educazione semplicemente all’altro”. E aggiunge pensando all’ultimo ddl di Valditara: “Non è solo educazione sessuale, il sesso c’entra ma come tutto il resto. Il sesso non è separato dai sentimenti, dalla sensibilità, dallo sguardo verso il mondo, il sesso è parte della persona umana e quindi non puoi essere separato, c’è questo terrore del sesso. Invece secondo me bisogna imparare a stare con l’altro, questa è l’unica cosa che si deve imparare.
La violenza, che sia sessuale, che sia economica, che sia di guerra, viene sempre dalla non conoscenza dell’altro, dall’idea che l’altro sia un nemico, ma non ci sono nemici, ci sono esseri umani”, continua.
Sul femminicidio dice ancora: “Io credo che sia una forma di regressione culturale, non c’entra niente con il sesso e non c’entra niente con la natura, cioè non è che un uomo per natura uccide la moglie. Ricordiamoci che per 3.000 anni l’uccisione della donna – il delitto d’onore è stato eliminato nel 1981, non tanto tempo fa – per secoli e secoli nella società romana, nella società greca era legittimato, questo è il punto. Questa è la ragione per cui una donna, se il suo marito o il suo compagno la tradisce, non è che pensa di ucciderlo, perché non ha avuto questa legittimazione nei secoli. Lei piange oppure, non so, magari insulta, ma non uccide perché ha imparato a sublimare.
Invece per alcuni uomini è normale, per carità non tutti, perché ci sono tanti uomini bravissimi”.
Uno dei giovani ricorda come il concetto di proprietà sia spesso radicato proprio nelle famiglie, quando alcuni genitori dicono ‘i figli sono miei’: “Sono d’accordo con te – sottolinea Maraini – ed è profondamente sbagliato. Anche le donne a volte commettono questo errore. E lo fanno nei confronti dei figli arrivando anche all’aberrazione di ucciderli, da Medea in poi…
Per questo occorre rispetto, educazione, cultura, fede”.
Maraini, a cui viene consegnato il premio Futura – L’impossibile è possibile della Zecca dello Stato, non solo non si sottrae a nessuna delle domande dei giovani, ma dimostra una rara empatia chiedendo ai ragazzi cosa studiano, se andranno a completare la loro formazione all’estero e se, come spera, torneranno poi in Italia. Consola e sprona chi pensa di non potersi guadagnare da vivere suonando in una band, dà consigli a una delle giovani che fa l’insegnante. Anche quando si va sul personale è cristallina e stimolante, come quando le viene chiesto del rapporto tra sofferenza e scrittura. “Per proteggersi – dice – non serve a nulla voltare le spalle alla realtà, il dolore va affrontato, altrimenti le ferite diventano purulente. Scrivere serve? Certamente, anche se la letteratura non cambia il mondo. Riesce però a lavorare in profondità e a costruire consapevolezza. Il pensiero si costruisce e si radica proprio attraverso la parola”. Le viene chiesto anche come nascono i suoi personaggi: “Mi bussano alla porta e offro loro un caffè. Se poi vogliono restare a cena e anche a dormire, allora scatta la scintilla e capisco: sta per iniziare una storia”.
Nell’intervista ricorda anche il doloroso e inumano internamento in un campo di concentramento in Giappone a seguito del rifiuto dei genitori – l’antropologo Fosco Maraini e la pittrice Topazia Alliata – di giurare fedeltà alla Repubblica di Salò: “Non lo fecero per idee politiche ma solo perché rigettavano l’idea del razzismo. È stata una cosa terribile per tutta la mia famiglia ma non è stata voluta dal Giappone ma dall’Italia. Mi ha insegnato quanto sia importante difendere le proprie idee. Succede anche oggi, basta pensare all’Iran e a tutti quei giovani uccisi solo per avere manifestato il proprio pensiero. Uccisi dal regime in nome della religione…”.
Infine con i ragazzi ricorda Pier Paolo Pasolini: “Diceva sempre la verità e la verità terrorizza e offende. La pensava così anche Alberto Moravia di cui Pasolini non a caso era amico.
Stiamo andando da tempo verso una cultura del consumismo e quando l’idea del consumo inquina perfino i sentimenti tutto diventa terribile. Il fine, come diceva Moravia, non è il commercio ma l’essere umano”. E quando finisce il tempo delle domande ammette: “Non me ne andrei mai di qui…”.



