Asl che vai, SVAMA che trovi….
18 Luglio 2026Nella Pubblica Amministrazione le regole dovrebbero essere semplici: gli obblighi si introducono con atti ufficiali, non con interpretazioni. Le direttive si firmano, si protocollano e si motivano; non si affidano a documenti privi di una chiara assunzione di responsabilità. È proprio questo il nodo della vicenda Andiamo 2.0 e dell’inserimento delle schede SVAMA (scheda di valutazione stato salute del paziente ndr.) nell’ADI del Distretto 17-19 dell’ASL Caserta. Da mesi i Medici di Medicina Generale chiedono 9 una sola cosa: un atto ufficiale. Una delibera. Una disposizione della Direzione Generale. Una not protocollata, firmata e motivata che imponga, se davvero esiste, l’obbligo di inserire direttamente la SVAMA sulla piattaforma Andiamo 2.0. La risposta? Ad oggi non è stato esibito alcun provvedimento formalmente adottato che introduca tale obbligo. Al suo posto continuano a circolare comunicazioni che, per struttura e linguaggio, sembrano richiamare elaborazioni generate con strumenti di intelligenza artificiale: richiami normativi assemblati, interpretazioni, collegamenti giuridici e conclusioni che pretendono di trasformare un’opinione in un obbligo. Per di più, tali comunicazioni risulterebbero diffuse senza una chiara sottoscrizione da parte di un dirigente o di un responsabile che se ne assuma la paternità. Il punto non è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. L’AI è uno strumento straordinario se utilizzato correttamente. Il problema nasce quando viene impiegata per confezionare interpretazioni giuridico-amministrative che sembrano voler sostituire gli atti ufficiali della Pubblica Amministrazione. Nessuno mette in discussione la tecnologia. Si contesta invece un metodo che rischia di ribaltare i principi fondamentali dell’azione amministrativa. Un algoritmo non firma gli atti. Un software non assume responsabilità. Un testo, per quanto ben scritto, non acquisisce valore giuridico solo perché cita norme e sentenze. Un principio elementare della Pubblica Amministrazione è che chi esercita un potere deve assumersene la responsabilità. Le decisioni si firmano. Le interpretazioni che incidono sull’attività professionale dei medici si motivano. Gli obblighi si introducono con provvedimenti legittimi, non con documenti privi di una chiara attribuzione. L’impressione è che, in assenza di una base normativa esplicita, si tenti di costruire un obbligo attraverso una successione di interpretazioni sempre più creative. Ma un obbligo non nasce perché viene ripetuto cento volte: nasce solo se previsto dalla legge, dall’ACN, dall’AIR o da un provvedimento amministrativo valido. Se esiste un atto che impone ai Medici di Medicina Generale l’inserimento della SVAMA su Andiamo 2.0, lo si pubblichi integralmente. Se non esiste, sarebbe doveroso prenderne atto, evitando di continuare a diffondere interpretazioni che rischiano soltanto di alimentare confusione, tensioni e inevitabili contenziosi. La trasparenza amministrativa non è un favore concesso ai cittadini o ai professionisti: è un obbligo della Pubblica Amministrazione. Le amministrazioni parlano attraverso atti protocollati, firmati e motivati, non attraverso documenti che sembrano voler persuadere più che amministrare.
C’è poi un aspetto che merita una riflessione. Se davvero l’Amministrazione ritiene di poter imporre nuovi adempimenti ai Medici di Medicina Generale, abbia il coraggio istituzionale di farlo con un provvedimento ufficiale, assumendosene ogni responsabilità amministrativa, contabile e giuridica. Diversamente, si ha la sensazione che si preferisca affidare il peso delle decisioni a documenti interpretativi telefonate impositorie privi di una chiara assunzione di responsabilità, lasciando ai medici l’onere di adeguarsi e, se necessario, di difendersi. Lo SMI non contesta la tecnologia, né teme il confronto. Contesta un metodo che rischia di trasformare un algoritmo in una fonte del diritto e una risposta generata dall’intelligenza artificiale in una direttiva amministrativa. L’intelligenza artificiale può essere uno straordinario strumento di supporto alle decisioni, ma non può diventare il paravento dietro il quale si nasconde chi dovrebbe assumersi la responsabilità delle proprie determinazioni. I Medici di Medicina Generale non chiedono privilegi. Chiedono semplicemente ciò che uno Stato di diritto garantisce a chiunque: regole certe, atti pubblici, trasparenza amministrativa e interlocutori che abbiano il coraggio di firmare ciò che scrivono. Perché il principio dovrebbe essere semplice e non negoziabile: nella Pubblica Amministrazione comandano gli atti, non i chatbot. Gli obblighi non si generano con un prompt, ma con un provvedimento legittimo. Le interpretazioni non sostituiscono la legge. E le firme non possono essere rimpiazzate dagli algoritmi.



