Antibiotico-resistenza e infezioni ospedaliere: il Piano del SSN

Antibiotico-resistenza e infezioni ospedaliere: il Piano del SSN

12 Luglio 2026 Off Di La Redazione

L’antimicrobico-resistenza (AMR) e le infezioni correlate all’assistenza (ICA) rappresentano un’emergenza globale, richiamata con crescente forza anche dall’OMS.

Nel mondo l’AMR è associata a quasi 5 milioni di decessi l’anno e continua ad alimentare ricoveri, costi e mortalità. L’Italia presenta ancora indicatori critici: secondo i più recenti dati europei (ECDC), negli ospedali per acuti la prevalenza delle infezioni correlate all’assistenza è pari al 6,8%, superiore alla mediana UE/SEE del 5,1%, mentre l’indice composito di antibiotico-resistenza raggiunge il 21,8% contro il 15,4% dell’area europea. Negli ultimi anni, però, il tema è entrato con maggiore forza nell’agenda politico-sanitaria nazionale. In questo contesto si è inserito l’incontro “L’antimicrobico resistenza: un piano per il futuro della salute”, terzo appuntamento della quinta edizione de “La Sanità che Vorrei”, organizzato da Aristea International, promosso dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, in collaborazione con altre società scientifiche – in questa occasione AMCLI, SIGOT, SIMaST, SIMeVeP, SIMG, SIP, SItI – associazioni, istituzioni.

ICA e antibiotico-resistenza: il SSN alla prova –

Dopo i saluti istituzionali di Andrea Costa, consigliere del Ministro per le strategie d’attuazione del PNRR, sono intervenuti il Prof. Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità, il Prof. Claudio Mastroianni, proboviro SIMIT, la Prof.ssa Cristina Mussini, presidente SIMIT, moderati dal giornalista scientifico Daniel Della Seta. “L’antibiotico-resistenza è una sfida sistemica che riguarda la qualità dell’assistenza, la sicurezza del paziente e la sostenibilità del SSN – sottolinea il Prof. Massimo Andreoni – Le infezioni correlate all’assistenza sono una vera cartina di tornasole della qualità del SSN, perché misurano quanto siamo capaci di prevenire, sorvegliare e intervenire in modo tempestivo. Oggi il contrasto all’AMR richiede una filiera integrata fatta di prevenzione, diagnostica, appropriatezza prescrittiva, infection control e accesso alle nuove terapie. Inoltre, anche la prevenzione vaccinale può contribuire a ridurre l’entità dell’antibiotico-resistenza, soprattutto nelle infezioni respiratorie e nei soggetti più fragili”.

Dall’allarme alle leve di sistema –

La tavola rotonda istituzionale ha visto il coinvolgimento di Francesca Gillespie, Dipartimento One Health del Ministero, dei parlamentari Sen. Raffaella Paita, Sen. Ignazio Zullo, On. Ylenja Lucaselli, On. Luciano Ciocchetti e del Presidente dell’Assemblea Regionale del Lazio Antonello Aurigemma. Il focus è stato sul rapporto tra antibiotico-resistenza, sicurezza sanitaria globale, approccio One Health e cooperazione internazionale. Al centro del confronto anche la necessità di mantenere il fondo per gli antibiotici reserve sulla base del fabbisogno previsto, per evitare che l’innovazione resti priva di sbocchi concreti nella pratica clinica. Un ulteriore approfondimento ha coinvolto Lisa Baldini per Agenas, Damiano De Felice per CARB-X, Valeria Fava per Cittadinanzattiva, Paolo Fortunato D’Ancona per l’ISS, Francesca Poma per IQVIA, Alfredo Procaccini per Federfarma, il Prof. Giovanni Sotgiu per il Consiglio Superiore di Sanità e l’Avv. Rosanna Sovani per LS Cube, i quali hanno affrontato il passaggio decisivo che separa l’innovazione teorica dall’accesso reale: modelli di governance, criteri di sostenibilità, coinvolgimento dei cittadini, appropriatezza e responsabilità pubblica. Sovani ha richiamato i dati della Coalizione CARe, secondo cui in Italia i decessi annui per batteri resistenti sono stimati tra 8.000 e 11.000, con un costo per il SSN compreso tra 1,5 e 2,4 miliardi di euro e circa 4.600 giornate di degenza aggiuntive ogni 100.000 abitanti l’anno.

Diagnostica rapida, stewardship e infection control: le soluzioni concrete –

Nella tavola rotonda scientifica il Vicepresidente SIMIT Giovanni Cenderello e Marianna Meschiari, infettivologa del Policlinico di Modena, hanno richiamato il valore dei programmi promossi da SIMIT, come Resistimit e Insieme, per rafforzare antimicrobial stewardshipinfection control e appropriatezza nei percorsi assistenziali. Resistimit rappresenta una rete nazionale attiva su 61 centri italiani per lo studio delle batteriemie da Gram-negativi multiresistenti, con oltre 3.100 casi raccolti. I risultati del progetto Insieme, pubblicati su Scientific Reports nel 2025, rappresentano la prima fotografia nazionale post-pandemica delle pratiche di infection prevention and control in 38 ospedali per acuti e hanno mostrato forti disomogeneità territoriali e ampi margini di miglioramento, soprattutto nella sorveglianza delle ICA, nel monitoraggio dell’igiene delle mani e nei sistemi di audit. Dati preliminari successivi, raccolti in 17 ospedali, indicano che in molte strutture meno del 60% degli operatori aderisce correttamente alle raccomandazioni OMS sull’igiene delle mani nei momenti più critici dell’assistenza, ma mostrano anche che la formazione può migliorare rapidamente l’adesione.

Amr e fragilità: il paziente anziano – 

Nel paziente anziano l’antimicrobico-resistenza non è soltanto un problema infettivologico: è il risultato di una complessità clinica e assistenziale in cui si intrecciano ricoveri ripetuti, esposizione frequente agli antibiotici, multimorbilità, fragilità, malnutrizione, declino funzionale e passaggi spesso non lineari tra ospedale, territorio e RSA – sottolinea la Prof.ssa Virginia Boccardi, Vicepresidente SIGOT – Per questo, in geriatria, l’appropriatezza antibiotica non può essere ridotta alla sola scelta del farmaco, ma deve diventare parte di una presa in carico personalizzata. Le proposte della SIGOT vanno in questa direzione: integrare stabilmente il geriatra nei programmi di antimicrobial stewardship, valutare sistematicamente fragilità, funzione renale e stato nutrizionale, favorire l’impiego della diagnostica rapida per consentire una de-escalation precoce, evitare trattamenti non indicati — come quelli per le batteriurie asintomatiche — e rafforzare la continuità assistenziale tra ospedale, territorio e strutture residenziali. Solo così la lotta all’antimicrobico-resistenza potrà essere realmente efficace anche nella popolazione più vulnerabile”.

Territorio, microbiologia e sanità pubblica –

Il Prof. Claudio Cricelli, Presidente Emerito SIMG, ha richiamato il ruolo fondamentale della medicina generale nel governo dell’appropriatezza prescrittiva e nella gestione precoce delle infezioni sul territorio, decisivo per evitare un uso inappropriato degli antibiotici. Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI, ha rimarcato il ruolo della microbiologia clinica e della diagnostica rapida, oggi sempre più centrale nel guidare terapie tempestive e mirate. Enrico Di Rosa, Presidente SItI, ha sottolineato il ruolo degli igienisti nella costruzione di strategie integrate di prevenzione, sorveglianza e vaccinazione. Antonio Sorice, presidente SIMeVeP, ha sottolineato il legame tra salute umana, salute animale e ambiente. Il Prof. Giovanni Rezza ha allargato il quadro alla dimensione della sanità pubblica, richiamando il ruolo di sorveglianza epidemiologica, preparedness e coordinamento tra livelli diversi del sistema sanitario.

Focus su infezioni sessualmente trasmissibili e resistenza –

Un capitolo specifico ha riguardato le infezioni sessualmente trasmesse. “La lotta all’AMR nelle infezioni sessualmente trasmesse richiede un cambio di paradigma: bisogna passare da una cura basata sui sintomi a una cura basata sull’evidenza molecolare – ha evidenziato Luca Bello, presidente SIMaST – Servono più test rapidi e point-of-care nei centri IST, un minore ricorso alla terapia empirica, una maggiore integrazione con la microbiologia clinica e modelli territoriali capaci di intercettare precocemente le infezioni, soprattutto nelle popolazioni più difficili da raggiungere. È in questo quadro che va letta anche la crescente resistenza della gonorrea agli antibiotici”.

Una risposta ancora insufficiente ma finalmente più concreta – 

L’Italia continua a scontare criticità strutturali, ma ha iniziato a costruire una risposta più consapevole, anche grazie alla maggiore attenzione politica e scientifica degli ultimi anni. Le proposte emerse convergono su alcuni punti chiave: definire indicatori misurabili, rafforzare la stewardship territoriale, rendere sistematica la restituzione dei dati ai clinici, formalizzare le reti laboratoriali e investire in figure dedicate all’infection control. “Servono una medicina più integrata, una diagnostica più tempestiva e una prevenzione più forte – ha concluso il Prof. Claudio Mastroianni – L’antibiotico-resistenza si contrasta prima di tutto costruendo un sistema capace di prevenire meglio, usare meglio gli antibiotici e proteggere i pazienti più fragili”.

ICA e antibiotico-resistenza: il SSN alla prova –

Dopo i saluti istituzionali di Andrea Costa, consigliere del Ministro per le strategie d’attuazione del PNRR, sono intervenuti il Prof. Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità, il Prof. Claudio Mastroianni, proboviro SIMIT, la Prof.ssa Cristina Mussini, presidente SIMIT, moderati dal giornalista scientifico Daniel Della Seta. “L’antibiotico-resistenza è una sfida sistemica che riguarda la qualità dell’assistenza, la sicurezza del paziente e la sostenibilità del SSN – sottolinea il Prof. Massimo Andreoni – Le infezioni correlate all’assistenza sono una vera cartina di tornasole della qualità del SSN, perché misurano quanto siamo capaci di prevenire, sorvegliare e intervenire in modo tempestivo. Oggi il contrasto all’AMR richiede una filiera integrata fatta di prevenzione, diagnostica, appropriatezza prescrittiva, infection control e accesso alle nuove terapie. Inoltre, anche la prevenzione vaccinale può contribuire a ridurre l’entità dell’antibiotico-resistenza, soprattutto nelle infezioni respiratorie e nei soggetti più fragili”.