Paracetamolo: il ruolo nel trattamento dei primi sintomi da Covid

Paracetamolo: il ruolo nel trattamento dei primi sintomi da Covid

31 Ottobre 2022 0 Di La Redazione

L’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS), le agenzie regolatorie e le società scientifiche più autorevoli raccomandano l’uso di paracetamolo e farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per la gestione di febbre e dolore muscolo-scheletrico da COVID-19. (1-3)

Tuttavia, negli ultimi mesi l’informazione sulle terapie farmacologiche per la cura domiciliare del COVID-19 è stata contraddittoria e, a tratti, basata su dati clinici non robusti. Sono stati, per esempio, sollevati dubbi sul profilo di sicurezza di paracetamolo nel trattamento dei primi sintomi da CODIV-19, con un possibile ruolo del metabolismo ossidativo del farmaco sul glutatione intracellulare e, di conseguenza, nella recrudescenza dell’infezione da SARS-CoV-2. (4,5)

Per chiarire il ruolo di paracetamolo nella cura domiciliare del COVID-19, la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), in collaborazione con il Dipartimento di Biotecnologie Biomediche e Medicina Traslazionale di Milano, ha condotto uno studio di coorte che ha avuto l’obiettivo non solo di valutare l’andamento prescrittivo di paracetamolo per COVID-19 rispetto ad altre sindromi respiratorie, ma anche di evidenziare l’eventuale correlazione tra uso di paracetamolo e presunto rischio di ospedalizzazione o decesso per COVID-19. (6)

Gli Autori sono ricorsi a un database Health Search, che ha selezionato 747 medici di base, per un totale di quasi 1,2 milioni di pazienti, distribuiti in modo omogeneo sul territorio nazionale. Complessivamente, sono stati identificati 46.522 possibili casi di COVID-19 e 32.797 pazienti con sindromi respiratorie nel 2020 e nel 2019, rispettivamente. I risultati non hanno mostrato alcun aumento delle prescrizioni di paracetamolo per la cura dei sintomi da COVID-19 che, invece, sono risultate inferiori rispetto a quelle effettuate in epoca pre-pandemica per il trattamento di altre sindromi respiratorie simili (33,4 ogni 1000 e 78,3 ogni 1000, rispettivamente).

Successivamente, in un’analisi caso-controllo, gli Autori hanno osservato gli effetti dell’uso di paracetamolo in una coorte di pazienti con COVID-19, fino al momento di una eventuale ospedalizzazione o decesso, ed escludendo i soggetti con una osservazione inferiore al tempo necessario per un effetto biologico di paracetamolo (15 giorni). L’uso di paracetamolo nelle fasi precoce o intermedia di COVID-19, rispettivamente entro 3 o 7 giorni dalla diagnosi, non ha aumentato il rischio di ospedalizzazione o decesso legato alla malattia rispetto ai soggetti che non hanno assunto paracetamolo. I pazienti con COVID-19 che hanno assunto paracetamolo in fase tardiva di malattia (oltre 7 giorni dalla diagnosi), al contrario, hanno mostrato un rischio significativamente alto di ospedalizzazione. Tuttavia, ad una percentuale significativa di questi pazienti la prescrizione di paracetamolo per il peggioramento dei sintomi era stata fatta poco prima del ricovero ospedaliero associando, quindi, erroneamente l’esito negativo all’azione del farmaco.

“I nostri risultati forniscono prove rassicuranti sul profilo di sicurezza di paracetamolo per il trattamento dei primi sintomi di COVID-19 come di altre infezioni respiratorie. Questo risultato è particolarmente rilevante date le caratteristiche della variante Omicron, la cui diffusione infettiva è responsabile di un aumento rapido e sensibile del numero di pazienti COVID-19 che necessitano di assistenza domiciliare.” 

 

 

 

Fonte: http://www.farmacista33.it/paracetamolo-il-ruolo-nel-trattamento-dei-primi-sintomi-da-covid-/articolo-62563.html