Nessuno tocchi il carrubo di Arola

Nessuno tocchi il carrubo di Arola

8 Novembre 2020 0 Di La Redazione

Un albero da difendere, un albero sentinella della storia per svariate generazioni che ci succederanno e che attraverso di esso apprenderanno della nostra tradizione e lungimiranza.

 

I cittadini di Arola ci segnalano il rischio di capitozzatura del carrubo di Arola.

Nel comune di Vico Equense, un albero meraviglioso di Ceratonia Siliqua, troneggia nella piazza di Arola antistante la Chiesa, una chioma rigogliosa ed espansa come è tipico per questa specie, che regala ossigeno e preziosa ombra in estate, una nuvola verde, che è alimentata molto probabilmente dalla immensa e antica falda di acqua superficiale che proprio ad Arola, secondo la tradizione popolare, è legata alla benedizione del Santo eremita Antonino dissetato da una vecchietta del borgo durante il suo transito verso la grotta di Monte Faito.

Un albero, infatti, relativamente giovane per essere così rigoglioso deve, oltre all’acqua, anche alla sua felice esposizione solare, il segreto di tanta salute e splendore.

Gli alberi da sempre sono un simbolo per la comunità e costituiscono un patrimonio identitario, così è stato per la quercia secolare dipinta in un emblematico acquerello dal grande Maestro Guarino Gigante, custodito al Museo Nazionale di Napoli, oppure il grosso tiglio del belvedere dei Camaldoli, che vediamo affrescato nella sala delle Armi del palazzo baronale di Vico Equense, abbattuto da un fulmine agli inizi del secolo scorso e rimesso a dimora nel 2004 ad opera della Associazione culturale pArola all’Eremo, oppure il carrubo centenario di via Grottelle, al confine con il comune di Meta.

Eppure c’è qualcuno a cui è sembrata troppa grazia ed allora avrebbe contattato ufficiosamente (come spesso si usa fare da queste parti) i tecnici del verde comunale chiedendo “il piacere” di sfregiare, deflorare e distruggere questa giovane creatura che, come tanti alberi, non andrebbe sfiorato poiché è noto che la riduzione della chioma si accompagna ad un indebolimento delle radici. Senza contare tutte le problematiche e patologie (fungine, batteriche e virali) che rischiano di insorgere a seguito di una potatura eccessiva, maldestra o fuori stagione.

Ma questo non lo sa chi pensa di fare e disfare su tutto senza ascoltare, consultare e rendere partecipe anche i residenti su decisioni che riguardano il bene comune.

Come associazione WWF Terre del Tirreno, in collaborazione con privati e associazioni culturali vicane che ci hanno compulsato, ci batteremo per la tutela e la difesa di questo e degli altri alberi simbolo della comunità arolense, vicana e dell’intera penisola sorrentina.

In tale ottica lanciamo un appello alle autorità civili e religiose del territorio a non intervenire con tagli inutili e devastanti sul bel Carrubo di Arola, restando a disposizione per fornire ogni consulenza o collaborazione gratuita.

Il carrubo sempreverde e longevo, sentinella della tradizione.

Vive fino a 600 anni, a 10 anni inizia a produrre i frutti e continua a farlo anche dopo i 100 anni, anzi a questa età dà il meglio di sé. Il suo nome deriva dall’arabo (Ceratonia siliqua), è un albero autoctono nell’area mediterranea, frequente in nord Africa, ancora comune in Sicilia e Campania. Non necessita di molta acqua ed è comune nelle zone aride e rocciose, dove con le sue lunghe e penetranti radici riesce comunque ad approviggionarsi di acqua. Non necessita, anzi è danneggiato come altri alberi rustici, da continue e aggressive potature se non nei primi anni e successivamente per aprire leggermente la chioma alla luce del sole. A crescita lenta, oltre alla produzione dei frutti ricchi di carboidrati e proteine, ha anche la funzione di contenimento per i territori scoscesi e soggetti a smottamenti. Caro alla traduzione popolare che utilizzava i frutti come alimento comune, e in alcuni periodi addirittura essenziale, del proprio regime dietetico.

Un albero da conoscere, un albero da difendere, un albero sentinella della storia per svariate generazioni che ci succederanno e che attraverso di esso apprenderanno della nostra tradizione e lungimiranza.