Miopia, la chirurgia refrattiva per correggere i difetti visivi

Miopia, la chirurgia refrattiva per correggere i difetti visivi

13 Maggio 2026 Off Di Pasquale De Rosa

Mario Sbordone: “Risultati ottimi in breve tempo, ma attenti a non cadere in errori che possono costare cari”.

Vedere meglio in tempi rapidi è uno dei principali vantaggi della chirurgia refrattiva, ma il risultato non dipende solo dalla tecnologia utilizzata. Conta anche, e molto, il comportamento del paziente nelle ore e nei giorni successivi all’intervento. È da qui che bisogna partire quando si parla di correzione laser della miopia: l’operazione può durare pochi minuti e consentire un ritorno piuttosto veloce alla vita quotidiana, ma il post-operatorio va seguito con attenzione. Tra le tecniche più utilizzate oggi c’è la Femtolasik, scelta in molti casi perché permette un recupero visivo rapido e un decorso generalmente ben tollerato. La procedura prevede la creazione di un sottile lembo corneale, il rimodellamento della cornea con laser a eccimeri e il riposizionamento del flap. Non si tratta però di una soluzione valida indistintamente per tutti: la valutazione dipende dallo spessore della cornea, dal grado di miopia e dalle caratteristiche complessive dell’occhio.

Prime ore

«È importante che il paziente arrivi preparato al dopo intervento. Nelle prime ore può comparire un leggero bruciore, insieme a lacrimazione, fastidio alla luce o sensazione di corpo estraneo. Sono disturbi frequenti e, nella maggior parte dei casi, tendono a ridursi rapidamente», spiega il dottor Mario Sbordone, tra i maggiori esperti campani di chirurgia refrattiva. Anche la qualità della vista può non essere subito perfetta. Nei primi momenti può apparire instabile, non del tutto nitida o leggermente fluttuante. «Nelle prime 24 ore non bisogna pretendere una visione definitiva. Il recupero è spesso rapido, ma va accompagnato con prudenza e senza forzare i tempi», aggiunge Sbordone. Il punto centrale è distinguere ciò che rientra nel normale decorso da ciò che invece richiede attenzione. Un lieve fastidio, una maggiore sensibilità alla luce, un appannamento transitorio, lacrimazione più abbondante e, più raramente, aloni o abbagliamenti nelle ore serali possono comparire nei primi giorni. Diversi sono invece i segnali da non sottovalutare: dolore intenso o in aumento, peggioramento improvviso della vista, arrossamento marcato o secrezioni anomale. In questi casi è necessario contattare rapidamente lo specialista.

Regole da seguire

Una parte decisiva del recupero dipende dall’aderenza alle indicazioni ricevute. I colliri prescritti devono essere utilizzati con regolarità, rispettando dosaggi, orari e durata della terapia. «La terapia con colliri non è un passaggio secondario. Serve a proteggere l’occhio, controllare l’infiammazione e favorire una guarigione ordinata», sottolinea Sbordone. Nei primi giorni bisogna evitare tutto ciò che può irritare o contaminare la superficie oculare: strofinare gli occhi, esporsi a polvere e fumo, far entrare acqua o sapone negli occhi, utilizzare cosmetici nella zona perioculare o trascurare le protezioni consigliate dal chirurgo. Il riposo visivo è utile soprattutto nelle prime ore, ma non significa immobilità assoluta: il decorso deve essere prudente, non vissuto con ansia. La ripresa delle attività quotidiane è in genere veloce, ma va personalizzata. Leggere, usare computer e smartphone può essere possibile già nei primi giorni, purché con moderazione e pause frequenti. Il ritorno al lavoro dipende dal tipo di attività svolta e dal comfort visivo raggiunto. Per la guida, invece, la regola deve essere ancora più chiara: mettersi al volante solo quando la visione è sufficientemente stabile e sicura. Maggiore cautela è necessaria per sport, piscina e attività che espongono a urti, sudore, polvere o possibili contaminazioni. «Uno degli errori più frequenti è avere fretta. Sentirsi meglio non significa che l’occhio abbia già completato il processo di guarigione», avverte Sbordone.

Controlli finali

Il percorso, dunque, non termina con l’uscita dalla sala operatoria. I controlli post-operatori servono a verificare che la cornea stia guarendo correttamente e che la qualità visiva proceda secondo le attese. Secchezza oculare o recupero più lento del previsto possono verificarsi e non indicano necessariamente una complicanza, ma vanno comunque monitorati. «Ogni occhio ha tempi propri. Il follow-up serve proprio a riconoscere subito eventuali deviazioni dal decorso normale e ad accompagnare il paziente fino alla stabilizzazione completa», conclude Sbordone. La chirurgia refrattiva, quindi, può rappresentare una soluzione efficace e rapida per correggere la miopia, ma non va raccontata come una scorciatoia priva di regole. Resta un intervento chirurgico: richiede valutazione accurata, indicazioni precise e collaborazione attenta da parte del paziente.