Hantavirus, per saperne di più senza allarmismi
13 Maggio 2026Sono tre i decessi finora accertati ai quali si aggiunge un paziente in terapia intensiva in Sudafrica e cinque casi sospetti ancora sotto indagine. È il bilancio del possibile focolaio di hantavirus segnalato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sulla nave da crociera MV Hondius, partita da Ushuaia in Argentina e diretta verso Capo Verde. L’Oms ha dichiarato la conferma in laboratorio di almeno un caso di infezione, mentre le indagini virologiche ed epidemiologiche sono ancora in corso. Ma cos’è esattamente l’hantavirus? Come si contrae? E quale rischio rappresenta per la popolazione generale?
Cos’è l’hantavirus
Le malattie da hantavirus sono infezioni virali di diversa gravità, trasmesse all’uomo dai roditori selvatici e domestici. Il genere hantavirus comprende diverse decine di specie a livello globale: almeno 38 quelle riconosciute dagli esperti, di cui 24 capaci di infettare l’uomo. I principali serbatoi naturali sono topi, ratti e arvicole.
Non si tratta di un virus nuovo. In Europa alcune specie sono presenti da tempo, e negli ultimi anni si stanno espandendo sia come numero di casi che come aree geografiche coinvolte. In Asia e nelle Americhe circolano varianti con caratteristiche diverse e con tassi di mortalità molto diversi tra loro.
Come si contrae: il ruolo dei roditori
L’infezione avviene principalmente per contatto diretto con feci, saliva o urine di roditori infetti, oppure per inalazione di particelle virali disperse nell’aria a partire dagli escrementi. Più raramente può trasmettersi attraverso morsi o graffi dell’animale.
«L’hantavirus è tipicamente legato all’esposizione ambientale ai roditori», spiegano i virologi. Le comunità agricole sono tra le più esposte, per la maggiore probabilità di contatto con animali infetti in spazi chiusi o scarsamente ventilati.
La trasmissione da persona a persona è considerata eccezionale per la maggior parte delle varianti. Una parziale eccezione riguarda il virus Andes, diffuso in Sud America, per il quale alcuni studi hanno documentato casi di contagio interumano, ma le prove rimangono limitate.
Le tre forme della malattia
Il Ministero della Salute italiano distingue tre sindromi principali legate all’hantavirus:
La febbre emorragica con sindrome renale (Haemorrhagic Fever with Renal Syndrome, HFRS) è la forma più comune in Europa e Asia. Colpisce i reni e può causare danno renale acuto, emorragie, calo di pressione e shock. La mortalità stimata varia tra l’1% e il 15% a seconda della variante.
La nefropatia epidemica (NE) è una forma più lieve di HFRS, osservata prevalentemente in Europa, con decorso generalmente meno grave.
La sindrome polmonare da hantavirus (Hantavirus cardiopulmonary syndrome, HCPS) è quella tipica delle Americhe ed è la più temuta. Esordisce con sintomi simil-influenzali: febbre, affaticamento, dolori muscolari. Poi si deteriora rapidamente, con insufficienza respiratoria progressiva. La mortalità nelle Americhe raggiunge circa il 40%.
In tutte e tre le forme, il meccanismo centrale è lo stesso: il virus danneggia l’endotelio vascolare, ovvero lo strato interno dei vasi sanguigni, causando aumento della permeabilità, ipotensione, emorragie e, nei casi più gravi, shock.
Il caso della nave MV Hondius: cosa è successo
La MV Hondius è una nave da crociera polare con una capacità di circa 170 passeggeri e 70 membri di equipaggio. Era partita da Ushuaia, in Argentina, diretta verso Capo Verde, quando sono emersi i primi casi.
Stando alle informazioni disponibili, il primo a manifestare sintomi sarebbe stato un uomo di 70 anni, deceduto a bordo, il cui corpo si trova attualmente sull’isola di Sant’Elena. Anche la moglie, 69 anni, si è ammalata durante la traversata, è stata evacuata in Sudafrica e vi è deceduta in un ospedale a Johannesburg. Una terza vittima si trovava ancora a bordo al momento delle ultime comunicazioni. Un cittadino britannico di 69 anni, invece, è ricoverato in terapia intensiva a Johannesburg. Domenica la nave si trovava al largo del porto di Praia, a Capo Verde, mentre erano in corso valutazioni su altri due passeggeri con sintomi.
L’Oms ha dichiarato di facilitare il coordinamento tra i paesi coinvolti e la compagnia di navigazione, e ha avviato le procedure per eventuali evacuazioni mediche. Il sequenziamento del virus è in corso.
Come si spiega un focolaio su una nave
Le ipotesi sul tavolo sono diverse. La più plausibile è la contaminazione da parte di roditori infetti in aree della nave come depositi o spazi di stoccaggio. Un secondo scenario, reso plausibile dalla lunga incubazione del virus (da una a otto settimane), è che i passeggeri o i membri dell’equipaggio si siano esposti durante le attività a terra in Argentina o in altri scali, e abbiano sviluppato i sintomi solo durante la navigazione. La trasmissione interumana a bordo, pur teoricamente possibile per alcune varianti, è considerata al momento l’ipotesi meno probabile.
Cura e trattamento: cosa esiste
Non esistono antivirali specifici approvati che abbiano dimostrato un’efficacia definitiva contro l’hantavirus. Il trattamento è principalmente di supporto: ossigeno, gestione dei fluidi, supporto alla pressione arteriosa e ventilazione meccanica nei casi di insufficienza respiratoria. Questo rende la diagnosi precoce particolarmente importante poiché intervenire quando i sintomi sono ancora lievi può fare la differenza sull’esito.
Ricerche su antivirali ad ampio spettro sono in corso, ma nessun farmaco mirato è ancora disponibile per uso clinico routinario.
Il rischio per la popolazione generale nell’Ue resta classificato come molto basso.



