Francesco Papa, quando la corsa diventa sublimazione dell’essere

Francesco Papa, quando la corsa diventa sublimazione dell’essere

9 Agosto 2026 Off Di Marco Magliulo & Pasquale Maria Sansone

 

 

Dottore in Beni Culturali ad indirizzo archeologico, Francesco Papa, siciliano d.oc. è impegnato nell’accoglienza turistica ma si “trasforma” – d’arborea vita vivente avrebbe detto il poeta abruzzese  – con il Trail running che lo porta alla scoperta dei più bei posti del pianeta e a “sentire” d’essere parte di un Tutto.

A quanto pare Forrest Gump, all’ennesima potenza, si è trasferito in Sicilia espandendosi poi a tante mete del mondo intero.

Non corro per scappare, ma per andare incontro al mondo. La Sicilia è il mio ancoraggio, ma la corsa e l’esplorazione sono diventate i mezzi per scoprire il pianeta. Il richiamo a Forrest Gump è azzeccato, perché la sua corsa è priva di sovrastrutture: si corre per il puro gusto di farlo, spinti dalla ricerca del piacere della sfida, sia fisica sia mentale. Non c’è la pressione del cronometro o il bisogno di dimostrare qualcosa agli altri; c’è solo la voglia di misurarsi con il terreno, superare i propri limiti e scoprire cosa c’è oltre la curva successiva.

La corsa come atto liberatorio che fa cessare l’individualità per mettere l’uomo in contatto intimo con la natura e i luoghi della Storia.

Dopo aver “macinato” alcuni chilometri e oltrepassato la prima soglia di fatica, si entra in una vera e propria esperienza ottimale: una dimensione quasi sospesa in cui tutti i pensieri superflui tacciono. Spariscono le distrazioni e resta soltanto il ritmo cadenzato dei passi. In quel momento si smette di essere un semplice spettatore che attraversa un paesaggio diventando tutt’uno con l’ambiente circostante. Correre in mezzo alla natura e tra pietre millenarie annulla la percezione del tempo, trasformando la fatica in una connessione pura e intima con il territorio e con la storia.

Quando si scorre la sua biografia non si può fare a meno di restare sorpresi rispetto ai posti da lei visitati e nei quali ha manifestato la sua passione per la corsa. Quale di queste tappe le ha trasmesso particolari emozioni?

Ogni luogo che ho visitato mi ha arricchito, ma la Cambogia ha lasciato un segno indelebile dentro di me: credo sia il vero centro spirituale del mondo. Correre nella giungla che avvolge i templi di Angkor e muoversi lungo le loro antiche mura è stata un’esperienza che ha toccato profondamente la mia anima. Ritrovarmi completamente immerso in quella vastità, tra il calore denso e con il solo suono ritmato dei miei passi a rompere il silenzio, mi ha fatto provare una solitudine viscerale e totale. In quei luoghi si respira un’aria di spiritualità così autentica e potente che non ho mai percepito altrove.

Correre in Sicilia è come sfogliare un libro di Storia. Ci sono quasi tutti: Siculi, Greci, Romani, Arabi, Svevi, Normanni, Angioini ed Aragonesi. C’è un luogo nella sua bellissima isola dove ha percepito particolari vibrazioni?

La Sicilia ha la storia letteralmente scritta sulla terra. Vivendo nel Taorminese, correre e pedalare a Naxos — la prima colonia greca dell’isola — o salire sul Monte Venere tra le tracce di insediamenti preistorici significa calpestare strati di civiltà a ogni singolo passo. Ma la meraviglia è diffusa: dai sentieri a picco sul mare della Riserva dello Zingaro nel Trapanese, alle pietre millenarie di Selinunte, fino al respiro barocco del Val di Noto e di Siracusa. La vibrazione più profonda sta nel percepire il viavai delle culture che ci hanno preceduto, proprio mentre spingi sulle gambe lungo un sentiero selvaggio.

Lei ha girato il mondo intero. Per restare fedele al suo stile di vita sul piano dell’alimentazione ha trovato prodotti adeguati anche in culture lontane anni luce dalla nostra?

La chiave è la semplicità. Chi fa sport trova un carburante perfetto nei piatti tradizionali basati su cibo vero, senza alcun bisogno di prodotti ultra-processati o integratori complessi. In Cambogia ho provato un piatto della tradizione locale chiamato Amok, straordinariamente completo, che racchiude tutti i nutrienti essenziali necessari al recupero di un atleta. In Indonesia il Nasi Goreng offre la quota ideale di carboidrati e proteine per sostenere giornate di grande sforzo fisico, mentre in Cina l’incredibile varietà di riso e la freschezza delle verdure locali permettono di nutrirsi in modo pulito e funzionale. Il corpo si adatta con sorprendente facilità quando gli si fornisce l’energia naturale della cultura che lo ospita.

Se non vivesse nell’Isola in quale regione d’Italia amerebbe risiedere?

L’Umbria. È una terra che mi ha conquistato per i suoi boschi imponenti e per quell’atmosfera quasi magica che si respira lungo i suoi sentieri. Offre un equilibrio raro tra natura incontaminata, storia diffusa e percorsi collinari: il terreno ideale per perdersi nella corsa e ritrovare un contatto profondo con il paesaggio.