Fabio Giorgi, il mental coaching per superare i propri limiti

Fabio Giorgi, il mental coaching per superare i propri limiti

26 Ottobre 2026 Off Di Marco Magliulo & Pasquale Maria Sansone


L’esperienza maturata in ambito business e la pratica sportiva rappresentano le basi del coaching, disciplina nella quale Fabio Giorgi è specializzato, insieme alla mindfulness. Due strumenti validi e indispensabili per supportare gli sportivi agonisti nel raggiungimento dei propri obiettivi, nella gestione delle emozioni e nel miglioramento delle prestazioni.

Qual è la molla che fa scattare nell’atleta la spinta a dedicarsi a sport estremi?

Ogni persona è unica e nella sua unicità esprime al meglio ciò che più la rappresenta. C’è, in alcune persone, il bisogno di superare i propri limiti personali e confrontarsi, in modo controllato, con la paura.

Ci sono sport in cui la componente fisica è più sostenuta e il rischio di farsi male è più alto che in altri, come ad esempio gli sport motoristici. Tuttavia, nelle competizioni sportive a livello agonistico ci sono regole ben precise che tutelano gli atleti e la loro sicurezza.

La fatica e gli sforzi fisici sono inevitabili, ma nel caso dell’arrampicata diventano essenziali anche per ridurre il rischio di spiacevoli disavventure?

La fatica e lo sforzo fisico sono parte integrante di ogni sport e forse sono anche la parte migliore. In arrampicata, ad esempio, sono due componenti essenziali che, oltre allo stato mentale, ci dicono come stiamo, cosa possiamo fare di più e quando invece fermarsi per prevenire infortuni.

Per questo, però, bisogna avere una grande consapevolezza di sé e imparare ad ascoltare il proprio corpo, le sensazioni che ci trasmette e riconoscere le proprie emozioni.

Qual è il passaggio che porta dalla competizione fisica alla costruzione psichica di un mental coach?

Lo stato mentale e quello fisico sono strettamente correlati e andrebbero allenati entrambi. In agonismo si può essere fisicamente al top, ma non essere nello stato d’animo migliore, avere troppa tensione che vanifica una prestazione.

Possiamo aver allenato all’infinito la tecnica, ma poi in gara subentra una qualsiasi distrazione che ci fa perdere la concentrazione. È questo, e molto altro, che si allena nei miei percorsi di coaching sportivo.

La buona forma fisica comincia a tavola. Lei come si comporta con le scelte alimentari: si affida a uno specialista o fa da sé?

L’alimentazione è importantissima, noi siamo anche quello che mangiamo. Credo che sia molto utile affidarsi a specialisti dell’alimentazione, che sicuramente suggeriranno un piano alimentare costruito su misura della persona.

È vero che, come esseri umani, «funzioniamo» allo stesso modo, ma siamo unici come persone e ciò che può essere utile a me non è detto che lo sia per qualcun altro.

Nella sua veste di mental coach, per così dire polivalente, quali categorie ricevono maggiori benefici dalle sue sollecitazioni?

Nella mia esperienza credo che chiunque voglia cambiare, migliorare o raggiungere degli obiettivi lo possa fare, in ogni ambito, sportivo o professionale che sia. Per farlo, però, bisogna rendere quegli obiettivi misurabili, reali e creare un piano d’azione concreto: è questo che faccio con il coaching.

Nello sport aiuto gli atleti a gestire la componente mentale, emotiva e relazionale, affiancando l’allenamento fisico e tecnico per permettere loro di performare al meglio in gara. L’obiettivo è evitare che tutti gli sforzi e i sacrifici degli allenamenti vengano vanificati da un’eccessiva tensione, dalla paura di sbagliare o dal giudizio altrui, e permettere agli atleti di vivere appieno le emozioni della competizione.

Lavoro anche con i giovani atleti e i loro genitori, per fare in modo che lo sport sia un momento di crescita, dal quale si possa imparare veramente tanto su se stessi, senza trasformarlo in un continuo e inutile confronto con gli altri.