Cisl-Fp Napoli, diritto alla salute tradito: riabilitazione in crisi e pubblico assente
6 Maggio 2026“C’è una emergenza nella emergenza che caratterizza la sanità nell’area metropolitana. E’ la riabilitazione, che per l’80% è in mano al privato accreditato. Una percentuale che stride con la regola che impone un equilibrio con l’offerta pubblica, assolutamente inesistente. Significa che il diritto costituzionale alla salute è ormai una affermazione di principio, perché solo chi paga può guarire. Chi non ha questa possibilità, e purtroppo è spesso la popolazione più fragile residente sul nostro territorio, a partire dai bambini con disagi neuropsichiatrici e gli anziani con gli acciacchi dell’età, è costretto a rinviare le cure per carenza di strutture e prenotazioni ad anni di distanza che portano ad un peggioramento spesso irreversibile delle condizioni cliniche. Come se le malattie infantili e l’indigenza fossero colpe, al punto che chi è nel bisogno è destinato a precipitare nell’oblìo: una situazione insostenibile, che fa gridare allo scandalo!”.
Il leader della Cisl Funzione Pubblica di Napoli Luigi D’Emilio usa parole di fuoco su un settore che interessa sempre più cittadini a cui necessitano terapie appropriate per riprendersi dopo interventi chirurgici o per risolvere le proprie criticità. Ed attacca: “Tra la moda all’esternalizzazione, le carenze di risposte assistenziali effettivamente accessibili e la mancata attivazione di posti letto presso le strutture pubbliche, la riabilitazione rischia di restare una funzione prevista solo sulla carta, con effetti drammatici sui pronto soccorso, a cui si ricorre ripetutamente saturandoli ancora di più, ed un aggravio complessivo dei costi pubblici e di quelli a carico delle famiglie. E, quel che più spaventa, tutto questo avviene nel silenzio totale di chi è istituzionalmente preposto ad intervenire.”
La federazione ha svolto una indagine sul comparto da cui emergono dati che mettono in risalto le grandi difficoltà in cui versa il settore. Il dossier della FP sottolinea che, a fronte del decreto ministeriale 70 del 2015, che individua per l’area dei post-acuti un parametro massimo di dotazione pari a 0,7 posti letto per mille abitanti, con un fabbisogno totale nella provincia di Napoli di 2.046 sulla base di una popolazione di 2 milioni e 900 mila cittadini, la programmazione regionale vigente fissa il massimo in 1.376, fermandosi a 0,4, con un criterio restrittivo di partenza di oltre il 30%.A questo gap di base, si aggiunge poi il modello di ripartizione che dà 789 posti letto al privato, con una percentuale pari al 57,4% e solo 587 al pubblico, ovvero il 42,6%. Per questi ultimi, oltre 400 pur programmati non sono attivi.
In pratica, tra la riduzione disposta a suo tempo dalla Regione e le criticità attuali i posti utilizzabili dai pazienti sono poco più di 800 sui 2 mila che potrebbero essere funzionanti.
“Una differenza abissale – conclude il segretario generale Fp D’Emilio – che impone un deciso intervento da parte dei livelli istituzionali per eliminare i tanti effetti negativi determinati dall’attuale situazione del comparto, a partire da un ulteriore aumento della mobilità sanitaria passiva verso il Nord e la sottrazione di altre risorse economiche al Servizio Sanitario Regionale. E’ giunto il momento di porre fine a questa vergogna. La Cisl Funzione Pubblica è pronta come sempre ad offrire il proprio contributo per individuare assieme le soluzioni migliori per dire basta allo spreco del denaro pubblico, all’affollamento dei pronto soccorso e alla rinuncia alle cure. I cittadini, in primo luogo i più deboli, hanno tutto il diritto di essere aiutati, e noi li sosterremo fino in fondo”.


